Il 2014 è stato l’anno chiave del Programmatic Branding

Dic 12th, 2014 | Di Altri | Categoria: CATEGORIA B


Non è un segreto che il programmatic buying ha cambiato il volto del mercato del digital advertising. Secondo IDC, l’investimento in real time bidding per il display advertising accelererà ad un tasso di crescita del 59% entro il 2016, rendendolo il segmento della pubblicità digitale in più rapida crescita nei prossimi anni. Inoltre, uno studio IAB dimostra che nei prossimi due anni il 91% degli inserzionisti e l’83% degli editori utilizzeranno il programmatic buying.

Il successo del programmatic buying è noto e il mercato sta pensando a ciò che verrà dopo. Facebook, Twitter, mobile, video e TV sono le vie che sono state esplorate per le campagne di programmatic advertising, ma la convinzione di Rocket Fuel è che il programmatic sarà adottato sempre di più anche per campagne di branding.

Fino a poco tempo fa il programmatic buying e il real time bidding erano utilizzati solo come uno strumento per ottenere perfomance. Le preoccupazioni per la qualità dell’inventory hanno tenuto i brand advertiser lontani dal real time bidding per lungo tempo. Tuttavia, un inventory di alta qualità è oggi ampiamente disponibile come anche strumenti che garantiscono un’adeguata brand safety.

Oggi, chi si occupa di brand non si accontenta di utilizzare dati demografici approssimativi e target audience fisse, ma sta cercando sempre più di raggiungere specifici obiettivi mirando ad un audience ottimizzata che si trovi in un momento cruciale del percorso d’acquisto. I marketer stanno cominciando a rendersi conto che la capacità di ottimizzazione in tempo reale li può aiutare a aumentare i ROI delle loro campagne di branding.

Alcuni brand hanno già iniziato ad attivare campagne di programmatic branding, infatti, il 2014 è stato l’anno in cui i marketer hanno cominciato a capire veramente il potere del programmatic per raggiungere obiettivi di brand. Usato in modo intelligente, il real time branding consente ai marketer di ampliare le loro attività e raggiungere un pubblico più vasto.

Per fare questo, i marketer devono pensare in modo diverso per quanto riguarda loro creatività e come queste possono essere utilizzate nel programmatic. Per poter sfruttare veramente la potenza del marketing 1:1 che offre il programmatic advertising, gli inserzionisti devono essere in grado di adattare le creatività in modo che risultino adeguate al contesto in cui appaiono. Una difficoltà è data dal fatto che la maggior parte dei formati rich media compaiono raramente all’interno degli adexchange. Tuttavia, nei prossimi mesi, si prevede che gli editori e gli adexchange lavorino per promuovere questi formati pubblicitari brand-friendly in modo da poterli utilizzare su più ampia scala in programmatic buying.

Il trend del programmatic branding, inizialmente, è stato guidato dall’acquisto di inventory pre-roll. Il successo delle soluzioni video in generale dimostra perché il programmatic branding tramite pre-roll potrebbe essere il luogo ideale per i marketers per testare questa nuova soluzione.

“Il 2014 è stato un anno di svolta, un anno in cui i marketers hanno iniziato a pensare alle opportunità di crescita per i loro brand offerte dalle nuove tecnologie e hanno iniziato a sviluppare campagne innovative che lavorano in un contesto programmatico. Questo è stato sicuramente un anno di esplorazione e di apprendimento e i marketers hanno iniziato a intuire che il programmatic buying non è solo uno strumento per generare performance, ma anche un ottimo strumento per pianificare campagne di branding e misurarne i risultati reali” commenta Enrico Quaroni, Country Manager Italia di Rocket Fuel.

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