40% di italiani ‘frustrati’, vogliono mangiar piu’ sano ma non riescono
Mag 22nd, 2010 | Di Altri | Categoria: Statistiche e Ricerche
Vorrei mangiare più sano ma non ci riesco: è questa l’affermazione che più e meglio descrive il rapporto con il cibo del 37% degli italiani (quasi 4 italiani su 10), quota che sale al 40,5% tra i 30-44enni, a oltre il 40% tra le donne e sopra il 43% tra le casalinghe.
E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti-Censis sulle abitudini alimentari degli italiani, presentato oggi a Roma.
Un’indagine da cui si rileva che i ‘frustrati’ sono in numero superiore al quasi 33% degli italiani che dichiara di seguire una dieta sana perché l’alimentazione è tra i fattori importanti per la salute, e sono soprattutto gli anziani (40,3%) e i laureati (37,6%) a praticare questa tendenza salutista.
Dal rapporto, spiega il presidente della Coldiretti Sergio Marini, “emerge un’importante segmentazione dei comportamenti con oltre un terzo degli italiani che riconosce il valore dell’alimentazione e si comporta di conseguenza”.
E ancora, “un terzo che per stile di vita, tentazioni e stress pur consapevole non riesce a comportarsi correttamente e un terzo che non è attento alla tavola per mancanza di conoscenza. Su quest’ultimo segmento - aggiunge Marini - occorre responsabilmente lavorare in un Paese come l’Italia, che non può più permettersi di dare per scontata la qualità del cibo portato in tavola come avveniva nel passato quando gli effetti della globalizzazione non erano così rilevanti”.
Proprio per questo “Coldiretti - ha precisato Marini - è impegnata nelle scuole, nelle piazze e nei mercati con il progetto Educazione alla campagna per far conoscere i principi della sana alimentazione. In Italia ben quattro italiani su dieci risultano sovrappeso o addirittura obesi (11%), con una netta prevalenza degli uomini rispetto alle donne. E le malattie collegate all’obesità sono responsabili del 7% dei costi sanitari dell’Unione europea”.
Ma come si pongono gli italiani davanti al cibo? “E’ l’era del politeismo alimentare, che spinge a mangiare di tutto senza tabù, generando combinazioni soggettive di alimenti e anche di luoghi ove acquistarli, neutralizzando ogni ortodossia alimentare”, dice il presidente del Censis Giuseppe De Rita. Insomma, “il modello alimentare prevalente è in realtà un patchwork di opzioni che possono anche apparire contraddittorie.
Così, ad esempio: tra le persone che acquistano regolarmente prodotti Dop, Igp, quasi un terzo compra anche cibi precotti, più di due terzi e oltre tre quarti surgelati”, prosegue.
Tra i ‘fedeli’ dell’agricoltura biologica, circa tre quarti acquistano anche surgelati, circa due terzi scatolame, e altrettanti prodotti con marchio del distributore.
E ancora: tra i fan di prodotti del commercio equo e solidale, una nettissima maggioranza acquista i prodotti a marchio commerciale del distributore, oltre tre quarti acquistano prodotti surgelati e oltre due terzi scatolame. Inoltre il 27% non disdegna i fast-food. “Il politeismo alimentare - conclude Marini - è il prezzo che paghiamo agli effetti della globalizzazione”.
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