Aumenta il potere d’acquisto delle famiglie

Apr 5th, 2016 | Di Altri | Categoria: Statistiche e Ricerche


Il potere d’acquisto riprende fiato, mettendo a segno il primo rialzo dopo otto anni. L’Istat registra infatti un aumento dello 0,8% nel 2015, frutto di un rialzo del reddito non scalfito dall’inflazione. Una boccata d’ossigeno per gli italiani che non a caso hanno aumentato i consumi, lasciando fermi i risparmi.

Fin qui i dati che riepilogano l’intero 2015, ma analizzando trimestre per trimestre è evidente come le buone notizie per i portafogli delle famiglie siano il frutto dei primi nove mesi dell’anno. Negli ultimi tre mesi c’è stata invece una flessione almeno a livello congiunturale (-0,7% per il potere d’acquisto e -0,6% per i redditi correnti). Dall’Istat chiariscono che non c’è un fattore scatenante alla base dei ribassi ma si è trattato quindi di un rimbalzo negativo, un aggiustamento tecnico vista la crescita sostenuta dei mesi precedenti. E comunque il risultato annuo è un aumento del potere d’acquisto, grazie a un +0,9% dei redditi (contro un magro +0,1% dell’inflazione). Da ogni trimestre la si prenda non delude invece la spesa, che chiude l’anno a +1%.

La propensione delle famiglie a mettere da parte, una volta indice di italianità, resta immobilizzata all’8,3%. Non si muove neppure il tasso d’investimento anche se il mercato immobiliare si è risvegliato e i prezzi cominciano a risentirne. Sempre l’Istat infatti rileva come il mattone stia diventato un po’ meno economico: nel 2015 la discesa dei prezzi delle case si è arrestata al -2,4% (era -4,4% l’anno prima) ma il terreno perso durante gli anni di crisi rappresenta ancora una prateria, tanto che rispetto al 2010 i listini sono più bassi del 13,9%. Sul fronte dei conti pubblici, l’unica novità è la revisione in aumento della pressione fiscale per il 2015, la stima del mese scorso è stata alzata di 0,2 punti, ma comunque il dato risulta in calo sul 2014.

Nella lunga mattinata di dati macroeconomici, non mancano le cifre di Eurostat sul mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione sceso nell’eurozona al 10,3% (contro l’11,7% dell’Italia, che si piazza in quarta posizione nella graduatoria dei Paesi Ue con le quote più alte di giovani senza posto).
via www.ansa.it

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