Una azienda italiana su due ha investito in iniziative dedicate ai big data

Giu 28th, 2016 | Di Altri | Categoria: Statistiche e Ricerche


È quanto emerge dall’indagine svolta dall’ente di certificazione DNV GL–Business Assurance e dall’istituto di ricerca GFK Eurisko su circa 1.200 professionisti che operano in aziende di settori diversi in Europa, nelle Americhe e in Asia.

Le capacità di impiego sono ancora agli albori, ma l’indagine ha evidenziato grande ottimismo rispetto agli impatti che i big data possono determinare per le dinamiche di business.

Una grande opportunità

Nel Bel Paese c’è grande attenzione per i big data. Il 54% delle aziende italiane li vede come un’opportunità e il 67% si sta preparando per un futuro dove giocheranno un ruolo fondamentale. Tuttavia, “il percorso” è appena iniziato: solo il 27% è in grado di sfruttarli per incrementare la produttività; ancora meno (19%) le aziende italiane che hanno adottato una strategia ad hoc.

Le imprese per ora si sono concentrare su iniziative preliminari allo sfruttamento, dedicandosi all’implementazione di nuove metodiche e tecnologie (29%) o al miglioramento della gestione delle informazioni (27%).

Benefici e ostacoli

Lavorare sui big data determina benefici tangibili che si traducono principalmente nel miglioramento dell’efficienza (18%) e della capacità decisionale (18%).

Cosa frena dunque le aziende italiane? Tra i principali ostacoli al progresso nello sfruttamento dei big data segnalati pesa più che nel resto del mondo la necessità di concentrarsi su altre priorità (37%; + 17% vs. media).

Outlook sul futuro

Certi del peso che i big data avranno in futuro per il proprio business, gli italiani si concentreranno sullo sviluppo di competenze interne per la gestione della crescente complessità in materia di data governance in misura superiore alla media (65%; +18% vs. media). Il 15%, invece, ricorrerà a terze parti o porterà avanti partnership.

Il 43% (+6% vs. media), infine, si dichiara pronto a mantenere o incrementare gli investimenti dedicati.

Metodologia e campione

Il sondaggio è stato realizzato nel febbraio 2016 su un campione di 1.189 professionisti che operano in aziende di diversi comparti dei settori primario, secondario e terziario in Europa, nelle Americhe e in Asia.

Il campione è costituito da clienti di DNV GL e non è statisticamente rappresentativo delle aziende del mondo: il 25% delle aziende conta meno di 50 occupati, il 52% tra 50 e 1000 e il 17% 1000 o più; per il 3% sono aziende del settore primario, per il 55% del secondario e per il 35% del terziario.

Il campione comprende 82 aziende definite “leader”. La classificazione nella categoria “leader” si basa sul soddisfacimento di una serie di requisiti specificati da DNV GL: l’azienda è in grado di valutare i big data come opportunità o rischio; l’azienda punta sui big data per potenziare la produttività; l’azienda ha una strategia chiara sui big data; l’azienda ha intrapreso azioni per gestire i big data; l’azienda è in grado di valutare i vantaggi conseguiti con l’utilizzo dei big data; l’azienda si prepara per gestire i big data nel medio termine; l’azienda investirà quanto o più di oggi nei big data nei prossimi 2-3 anni.

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