I banner non funzionano? Colpa dei creativi!
Nov 2nd, 2009 | Di Altri | Categoria: Editoriale
Oggi ho deciso di scrivere qui un post su argomenti che di solito si trattano sul blog del Tagliaerbe: advertising online… ovvero… banner.
A fornirmi lo spunto un interessantissimo articolo pubblicato ieri su AdvertisingAge che presenta i risultati di una ricerca condotta da Dynamic Logic sulle performance (positive e negative) dei banner e sulle loro cause.
Dopo aver analizzato i migliori e i peggiori performers del loro database di più di 170.000 banner, la compagnia del gruppo Millward Brown, è arrivata alla conclusione che la creatività resta il fattore preponderante per il successo di una campagna di adv online.
La creatività, stando a questa ricerca, pesa tra il 50% e il 75% sul successo di una campagna. Tutti gli altri fattori (formati, tecnologia, scelta dei siti e targeting della campagna) contano al massimo un 25%.
Ma attenzione, creatività NON vuole dire fare banner “superflashosi”, “supermegateaser“, “supermegareveal“. Il report spinge molto sul fatto che i banner che funzionano sono quelli semplici, diretti e che comunicano “al primo colpo”.
Ed è scontro tra creativi (che attribuiscono le loro débâcle ai limiti tecnici imposti da media planner & Co.) e media planner & Co. (che affermano che, al contrario, la moltitudine di formati dovrebbe favorire la creatività).
Scott Briskman, executive creative director di Agency.com San Francisco, (braccio digitale di TBWA) si pone al centro tra i due schieramenti arrivando al cuore della questione:
“La ragione per cui questo accade è che online ci sono differenti tecnologie, requisiti tecnici, questioni di real-time reporting e analytics che fanno del web un animale molto più complesso rispetto ad altri canali.”
Personalmente credo che se i banner non funzionano è perchè la gente è stufa della solita pubblicità, dei soliti banner.
Faccio parte ormai da quasi un anno del network Metafora e insieme agli altri siti associati stiamo cercando una soluzione per la gestione della pubblicità sui nostri siti che contribuisca a sostenere i costi dei progetti online in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge.
Dietro al banner deve esserci secondo noi qualcosa di più. Una storia, un mondo, una realtà fatta di persone. E il banner dovrebbe offrire più possibilità agli utenti di “dire la propria”.
In una parola dovrebbe essere più “sociale”, un po’ come diceva Gianluca in un post di qualche tempo fa…
Utopia? Forse. Ma provarci è necessario.
E voi? Da che parte state? Creativi, media planner o “metaforici” utopisti?
su www.kawakumi.com
Kawakumi è Davide Basile un noto blogger non-convenzionale (nella foto)
Albert Einstein diceva di sè: “I have no special talent. I am only passionately curious“. Questa frase descrive bene anche ciò che io penso di me, per questo l’ho scelta come motto del blog.
Non mi sento un guru, un esperto, un “blogger”… Sono semplicemente un curioso, un appassionato che ha deciso di condividere la sua passione attraverso uno strumento: il blog.
Kawakumi viene da Kawazoe Takumi, niente altro che il mio nome (Davide) in giapponese. Laureato in Economia Aziendale all’Università Federico II di Napoli con una tesi dedicata al marketing virale ed in particolare alla misurazione delle campagne virali, attualmente vivo e lavoro a Roma dove mi occupo di marketing digitale, social network, business blogging, internet search analysis, digital PR e nuove tecniche di marketing non convenzionale.
Il marketing, internet e la comunicazione sono le mie grandi passioni, ed allora ho pensato di condividere con la grande famiglia della Rete delle reti le mie idee e le mie “scoperte” al riguardo.
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