Bauli, Chiquita, Valfrutta, Ciccarelli: il temporary shop è di moda

Gen 13th, 2016 | Di Altri | Categoria: Punti Vendita


Se la pubblicità continua a inciampare in tema di gender, diversity e quant’altro, il retail non sbaglia un colpo e così sono sempre più i brand, gli stessi che in passato arricchivano i palinsesti televisivi, che preferiscono le vetrine, siano temporary o per sempre.

Non poteva mancare, visto il periodo, un temporary firmato Bauli, che ha inaugurato a Milano uno spazio con una linea di prodotti, dedicata a Ruggero Bauli, in edizione limitata: confezioni in cartone rigido e passamaneria completano l’atmosfera compassata da boutique elegante.

Sempre nelle ultime settimane, Valfrutta ha aperto, a Venezia, Purem, uno “smoothie lab”: frutta e verdura bio in versione smoothie e sempre in tema di frutta, non si può dimenticare Chiquita che, con Fruit Bar, ha sviluppato una catena in tutto il mondo, anche qui frullati, succhi e milkshake. Ancora frutta e non solo, in versione marmellate, mieli e creme con Rigoni d’Asiago che di colazioni se ne intende e così ha aperto Naturalmente Milano dove tutto è rigorosamente biologico, anche il caffè.

Molti temporary aprono nelle stazioni, una sorta di manifesto tattile e esperienziale e così a Milano Centrale in questi giorni si viene accolti dalla pennellata di giallo dei Stregastore, ma nello stesso luogo sono passati anche il rosso di Campari e il choco di Pernigotti.

Al passaggio continuo e multiforme dei luoghi del viaggio, c’è chi preferisce la clientela preselezionata: è il caso di Pompadour, il marchio di tisane e infusi, che ha aperto un temporary da Coin a Roma, madrina della manifestazione Carolina Kostner.

Il Dott. Ciccarelli ha, invece, preso casa in via Sant’Andrea nel quadrilatero della moda a Milano, sempre temporary con Ciccarelli Showroom dove ha colto l’occasione per presentare due nuove linee di prodotti: Pasta del Capitano 1905 e Cera di Cupra Milano, chiari i richiami al passato, altrettanto chiara la voglia di futuro, senza note stonate o tema di urtare i sentimenti di chichessia. In fondo un negozio non fa male a nessuno, meglio ancora se è un accogliente salotto.

Ma non solo le marche, quelle classiche dell’industria, trovano una dacia nel retail, anche i marchi della gdo fanno il salto e diventano negozi. Tra i primi Sapori & Dintorni, marchio frutto della ricerca di Conad, specialità selezionate tra le migliori produzioni del food made in Italy, che è uscito dallo scaffale portando il suo blu e oro in un’insegna che ha aperto nei centri storici delle più belle città d’Italia, da Firenze a Napoli. A Milano, ha preferito, al centro storico, la Stazione Centrale, con l’obiettivo di soddisfare da un lato il turismo enogastronomico sempre più diffuso, e dall’altro i viaggiatori che di lì si trovano a passare con un assortimento pensato per bisogni ed emergenze “di qualità”.

Per le feste ha inaugurato anche il Viaggiator Goloso, top di gamma di Unes, che ha aperto un temporary in via Belfiore, sempre a Milano: 80 referenze selezionate, più la gamma di panettoni e la pasta fresca ripiena, insomma, tutto quanto serve per celebrare degnamente le feste in arrivo.

Era già passata per il temporary, qualche anno fa, Coop che ha inaugurato da poco, in galleria San Federico, a Torino, FiorFood omaggio alla sua marca di specialità made in Italy per un negozio nel cuore della città che delle marche di Coop fa mostra in tutta (o quasi) la loro interezza: tanta ristorazione e un po’ di cultura (non manca l’apporto di librerie Coop che, accanto ai volumi offerti nei negozi, accosta il catalogo elettronico con 100.00 titoli) sono il mix vincente del nuovo negozio.

Una tendenza solo italiana? No, negli Stati Uniti annunciata con grande battage la prossima apertura dei negozi di vicinato targati Whole Foods che, avendo già tanto specialty nei suoi mega negozi dell’alimentare, questa volta ripiega sulla sua marca di tutti i giorni e quindi aprirà i “365″ (come i giorni dell’anno). E se le nostre insegne alzano il tiro con le loro linee superpremium e ricercate, il retailer americano fa l’opposto e punta a diventare (un po’ più) per tutti. Di fatto, il fenomeno è trasversale in tutto il mondo occidentale: il consumatore non è solo multichannel, ma anche multitasche.

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