Alla corte di Federico, profumi, colori e sapori di Puglia
Gen 30th, 2009 | Di Altri | Categoria: LocationNella Puglia dal clima gentile,una campagna puntellata di masserie tra distese di ulivi contorti e secolari a due passi dal mare in quel magico lembo di terra pugliese che insieme al Salento è l’ultima scoperta del turismo più chic tra cultura e sapori della tradizione.
E’ una dolcezza a volte spezzata dalla roccia delle Murge che affiora dalla terra e forma spettacolari gravine scovate nel terreno.
Qui l’azzurro vivido del cielo bacia il verde degli ulivi, esaltando il colore della roccia e delle case costruite in pietra fino alla superba vista sull’imponente e misterioso Castel del Monte ,il più famoso monumento a pianta ottagonale che Federico II fece costruire nel 1220 come sua residenza di caccia e oggi riconosciuta come patrimonio dell’Unesco.
In Puglia, Castel del Monte non significa solamente la suggestiva costruzione, nel mondo dell’enologia è anche sinonimo di vino e più in particolare si tratta di un’area a Denominazione d’Origine Controllata (DOC) della regione che rappresenta il “tocco” dell’Italia.
La forma ottagonale del celebre monumento è stata ripresa e utilizzata come marchio aziendale dalla cantina Torrevento che ha sede a Corato nella provincia di Bari e poco lontano dalla suggestiva costruzione. Tenuta Torrevento è un autentico marchio di alta qualità.
Nel diciottesimo secolo, a poca distanza dal celebre monumento - precisamente in località “Torrevento” - fu costruito uno dei più bei monasteri in pietra di tutta la Murgia Nord Occidentale. Nel 1949, quando oramai il monastero non era più adibito a luogo di culto, fu acquistato insieme ai suoi terreni, dai fratelli Liantonio. In questo luogo fondarono un’attività vitivinicola a gestione familiare che più tardi prese il nome della località in cui si trova la cantina Torrevento, orientata alla produzione e alla valorizzazione dei vini di Castel del Monte.
Le imponenti mura di pietra del monastero - con uno spessore di addirittura 1,5 metri - ospitano la grande cantina realizzata nella roccia degli antichi sotterranei del monastero: qui, a una profondità di circa otto metri e in condizioni ottimali maturano i vini di Torrevento.
Torrevento è particolarmente impegnata nella produzione di vini con uve tipiche della tradizione enologica della Puglia.
La natura prevalentemente collinare della Murgia a nord di Bari - zona in cui si trovano i vigneti dell’azienda - e un microclima favorevole costituiscono le condizioni ideali per la coltivazione dei vitigni autoctoni a bacca bianca, come Bombino Bianco e Pampanuto, così come quelle a bacca rossa, come Bombino Nero e Nero di Troia, con circa 5 milioni e mezzo di bottiglie prodotte annualmente ,tutte Doc o Igt a sottolineare l’impegno verso la qualità.
La tradizione,il lavoro e la grande passione per la vigna e la propria terra che si tramandano di generazione in generazione e l’esperienza, con l’apporto di moderne tecniche di cantina, ma con la convinzione che la qualità per il 90% si faccia nel vigneto rispettando la natura, è la filosofia aziendale di questa storica “famiglia del vino” pugliese. Con 400 ettari coltivati (200 di proprietà e 200 in gestione) che rappresentano la più grande realtà privata della Puglia, fino a oggi attiva soprattutto sui mercati esteri in cui commercializza circa il 75% della produzione, ha deciso di ampliare la presenza su quello nazionale in cui per scelta si rivolge. Ha quindi avviato un ciclo di presentazioni nelle principali città italiane: a Milano l’incontro si è svolto da Santini, nome storico della ristorazione meneghina, per promuovere il prodotto agroalimentare pugliese legandolo alla cultura, alle tradizioni, alla storia del territorio, affinchè una degustazione non sia mai fine a se stessa, ma sia punto di partenza per scoprire ciò che rende unico un vino o un piatto.
Ha aperto la degustazione un ottimo “bianco”, ottenuto da Bombino bianco e Pampanuto, cui hanno fatto seguito un eccellente “rosato” e tre “rossi” : interessantissimi i due vini espressione delle “uve di Troia” ( o Nero di Troia), uno dei più affascinanti vitigni autoctoni pugliesi. Il Nero di Troia in purezza del Vigna Pedale Castel del Monte Doc Riserva 2004 di gradi 13,5 (il fiore all’occhiello dell’azienda che si è meritato i Tre bicchieri Gambero Rosso con eccezionale rapporto qualità/prezzo) e il Sine Nomine Salentino Doc Riserva 2003 (Negroamaro 90% e Malvasia Nera 10%).
Il Vigna Pedale Castel del Monte Doc è davvero un grande vino, fruttato, profondo ed equilibrato mentre il Sine Nomine Salentino Doc Riserva 2003, che ha come marchio l’emblema della Masseria di fine ‘600, rivela subito sentori di spezie e risulta schietto e complesso ma anche piacevolmente morbido alla beva. Sono entrambi vini eccezionali.
Delizioso si è rivelato il “Pezzapiana Castel del Monte Doc”, un vino bianco del 2007 e vini accattivanti sono stati il rosato “Matervitae Bombino Nero Puglia Igt” del 2007 e il Nero di Troia 2006: Torre del Falco Murgia Igt. Ha degnamente concluso l’incontro ” Dulcis in Fundo”, uno straordinario Moscato di Trani Doc dolce 2006.
I vini degustati hanno esaltato la mission di Torrevento: il recupero dei vitigni autoctoni pugliesi, vera espressione del territorio e patrimonio da valorizzare per disporre di prodotti inimitabili dalla concorrenza dei nuovi Paesi produttori.
Altre importanti linee-guida dell’azienda sono il rigoroso rispetto della tradizione enologica e la scelta di una viticoltura biologica ( ha anche ottenuto certificazioni a carattere europeo).
Con l’occasione è stato illustrato il “Progetto Altigrani”, espressione della volontà della Torrevento, tra le più importanti e dinamiche aziende vitivinicole pugliesi - di cui è Presidente il dr. Francesco Liantonio-,di diversificare parte dei propri investimenti puntando essenzialmente sulla riscoperta e la rivalutazione dei più importanti giacimenti gastronomici esistenti sul proprio territorio attraverso la proposta della loro massima espressione di qualità. La scelta della pasta di semola di grano duro è dettata da una serie di fattori tra i quali: le forti ed antiche tradizioni esistenti sul prodotto nel comprensorio a nord di Bari, da sempre considerato il “Granaio d’Europa” e dove sono ubicate ben 32 delle 187 aziende pastificatrici censite in Italia, la conseguente notevole e variegata disponibilità di materia prima che negli ultimi anni si è indirizzata verso uno standard qualitativo molto elevato; la necessità di proporre soluzioni mirate ed alta specializzazione per una ristorazione più attenta e selettiva in una fase di grande sviluppo dei consumi “fuori casa” di pasta secca.
Dall’incontro con i protagonisti è emersa l’immagine di un’azienda genuina che sviluppa i propri progetti con grande serietà, vera garanzia per quel mondo dell’horeca cui si rivolge.
La Pasta è la Pasta, ed è Italia.
La protagonista della dieta mediterranea tra tradizione e innovazione in nome della qualità.
La pasta è fra i primi prodotti al mondo frutto dell’intuizione dell’uomo di creare alimenti “artificiali” che non avessero più alcun legame con i prodotti reperibili in natura. E la pasta è, in Italia, nella sua terra di nascita e di elezione.
Di nascita, perché in una grotta etrusca del IV secolo a.C. sono rappresentati spianatoia, mattarello e una rotella tagliapasta (siamo oltre 1500 anni prima dei cinesi..).
D’elezione, perché il vero minimo comun denominatore di questa specie d’Araba Fenice che è la cucina italiana è la pasta. Piatto semplice, elegante, nemico della fame. Per secoli mani di donna e di mamma hanno impastato, tirato, accarezzato e domato questa specie di creta alimentare, inventando sughi, condimenti per il piacere della tavola, per condividere la gioia della sazietà, della vittoria sulla fame.
Noi italiani ne mangiamo ben 26 chili a testa per anno, siamo i primi al mondo e, senza dubbio, i migliori.
Le paste in Italia sono fatte ovunque, anche se in alcune località sono più famose di altre.
Il clima della Puglia tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche. E tanto sole. La gastronomia è ricca di sapori forti, con pesce per tutti i gusti e pasta artigianale.
Adesso è anche forme progettate da archietetti e designer, sofisticati cru di grani selezionati, specialissime alchimie nella miscelazione dei cereali. Un simbolo del made in Italy, un’appartenenza nazionale. La sua bellezza che ci nutre è vista, gusto, tatto e olfatto.
Ed è salute dicono i nutrizionisti.
Nel caso del Pastificio Benagiano a fare la differenza è quel patrimonio di saperi e capacità riguardante il prodotto, le materie prime, le fasi di lavorazione, gli impianti e i processi che si sono sedimentati nel corso del tempo e che garantiscono l’altissima qualità del prodotto.
Il Pastificio Benagiano a Santerano in Colle, da oltre un secolo produce pasta di semola di grano duro e pasta integrale secondo un’antica tradizione artigianale. Nel 1870 il bisnonno Francesco fonda un laboratorio per produrre piccole quantità di orecchiette e cavatelli, quelli che ancora si comprano dalle donnine anziane, sulle reti tra due seggiole, nei vicoli di Bari vecchia. La storia prosegue da 5 generazioni, ma la vera protagonista continua ad essere lei, la pasta Benagiano.
Fatta solo con trafile in bronzo, materie prime di altissima qualità e un’essiccazione in ambienti a ricambio naturale di aria. Per quello il tempo non ha fretta: si va dalle 24 ore per la pasta corta alle 36/40 per quella lunga.
Il mondo apprezza tutto questo, infatti il 40% della produzione è destinata all’export. All’World Food Exibition di Milano, la pasta Benagiano è stata premiata su una selezione di 314 prodotti.
La passione di Benagiano per la pasta sana e gourmet continua con un’esclusiva linea all’avena (con il 30 per cento di grano duro) prodotta ancora in via sperimentale in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Cerealicoltura.
Il futuro sarà maggior produzione, attenzione alle abitudini alimentari che cambiano alle esigenze di nuovi consumatori. Le nuove linee di prodotto saranno anche per chi soffre di celiachia o diabete, dopo gli ottimi risultati conseguiti, in via sperimentale, con l’ospedale Bellis di Castellano Grotte.
E’ la realizzazione di un sogno che nasce da una grande passione e dall’ambizione di produrre, nel rispetto della più antica tradizione pugliese, un prodotto unico, dal sapore ricco ed inconfondibile.
di Mariella Belloni
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