Donne regine del marketing

Lug 7th, 2010 | Di Altri | Categoria: CATEGORIA B, Statistiche e Ricerche

Le donne che decidono nelle aziende italiane sono solo il 6,9%, una percentuale sconfortante, soprattutto se paragonata alla realtà degli altri Paesi avanzati, dove le top manager e le donne in prima linea raggiungono  anche il 35% del totale. In un panorama nazionale non buono per il management al femminile, la funzione marketing è al secondo posto tra quelle censite con il 10,5% di manager “rosa”, dietro solo alla direzione del personale (15,5%), ma davanti ad altre divisioni tradizionalmente femminili quali l’amministrazione (9%) e le relazioni esterne (8,8%). Le funzioni di gran lunga fanalino di coda di questa classifica comunque poco lusinghiera sono la produzione (0,7%), la pianificazione e controllo e l’investor relations, ferme all’1%.

E’ quanto emerge dalla ricerca “Donne: motore per lo sviluppo e la competitività” effettuata da Gea - Consulenti Associati e svolta su un campione di 1.800 medie e grandi aziende italiane per la Fondazione Bellisario, che assegna ogni anno il premio la “Mela d’Oro”, un prestigioso riconoscimento per le donne che si sono distinte nella professione, nel management e nella scienza, nell’economia e nel sociale.

Italia maglia nera del management al femminile

L’indagine, condotta dai senior partner di Gea-Consulenti Associati Enzo Losito Bellavigna e Tito Zavanella, la prima effettuata in Italia anche sul top management e la prima linea di management oltre che sui componenti dei Consigli di Amministrazione, fotografa il gender gap esistente nelle imprese italiane, partendo da parametri quantitativi per giungere a considerazioni qualitative.

Lo scopo della ricerca è quello di individuare, attraverso un questionario somministrato a 6.000 manager di 24 diversi comparti dell’industria, il contributo distintivo apportato dalle professionalità manageriali femminili allo sviluppo delle imprese italiane, definire gli strumenti operativi e le soluzioni concrete per accelerare la crescita delle donne nelle aziende nei prossimi 3-5 anni e valutare le competenze negoziali delle manager. Sviluppo della leadership, saper influenzare le decisioni e gestire i conflitti sono infatti abilità indispensabili per ricoprire posizioni di vertice.

Su 11.730 posizioni di vertice e di “prima linea” analizzate, su un campione di 1.800 aziende medio- grandi, sono solo 809 le donne manager, ossia pari al 6,9%. Dunque, oltre il 93% di coloro che nelle imprese italiane ricoprono i ruoli di vertice (Presidente, AD, Vicepresidente, Direttore Generale, Consigliere di amministrazione) e di “prima linea” (Direttore di funzione o di divisione), sono uomini.

Il nostro Paese risulta anche essere tra i più penalizzanti tra quelli delle economie avanzate per quanto riguarda la possibilità per le donne di entrare a far parte del top management aziendale: sulle 809 manager censite, infatti, solo il 36% ricopre le posizioni al vertice delle società con 12,2% di Presidenti, l’11,2% di Consiglieri di amministrazione, il 9,3% di AD e solo il 3,6% di Direttori Generali. .

Le donne al vertice per settori industriali e Regioni

Se la media della presenza femminile è del 6,9% esistono però settori industriali, funzioni aziendali e Regioni che si collocano al di sopra di questo dato.

I primi tre settori per livello di presenza femminile nei ruoli decisionali sono quelli del tessile/abbigliamento (15,1%), dei beni durevoli per la casa (13,7%) ed il farmaceutico (12,1%). Sotto la media sono invece settori come l’energia (6%) e la chimica (5,9%), mentre decisamente sotto soglia sono non solo il petrolifero (2,9%), ma anche il settore bancario (4,1%).

Tra le Regioni che puntano maggiormente sulle donne, invece, la prima in Italia risulta essere il Piemonte (8,4%), seguono appaiate al secondo posto la Toscana e il Lazio (8,2%), mentre quarta è l’Umbria (8,1%). Sono decisamente staccate dalle altre l’Abruzzo, ultimo con una percentuale dell’1,9, la Sicilia (2,5%), il Trentino - Alto Adige (2,7%) e la Calabria (3,9%)

Per uscire dalla crisi economica occorre puntare sulle donne

Le donne risultano dunque essere molto sottorappresentate nelle posizioni di vertice delle aziende, ma le risultanze della ricerca di Gea-Consulenti Associati sono chiare nell’indicarle come motore di sviluppo e competitività aziendale: “Il nostro studio - conferma Enzo Losito Bellavigna - evidenzia come, soprattutto in questo momento di crisi, le aziende italiane dovrebbero puntare sulle donne manager, perché quando si parla di caratteristiche femminili distintive sul versante gestionale, gli uomini (53%) e le donne (71%) concordano sulla grande propensione da parte di queste ultime ad innovare e a gestire il cambiamento, poiché vengono loro riconosciute grandi capacità di ascolto, intelligenza emotiva e creatività“.

Un dato confermato, anche a livello internazionale, dalle recenti decisioni dei due colossi statunitensi Xerox e DuPont, che si sono recentemente affidati a CEO donne, rispettivamente Ursula M. Burns e Ellen J. Kullman,  per accelerare la trasformazione e cogliere le opportunità del nuovo decennio.

I motivi che spiegano, almeno in parte, la scarsa propensione delle aziende italiane ad affidarsi a manager donna sono indicati dagli intervistati nella minore attitudine da parte delle donne a gestire dispute, conflitti e stress. La “capacità di negoziazione”, che il 57% delle donne e il 71% degli uomini vede maggiore in questi ultimi, è infatti una componente essenziale della relazione con i clienti e nella costruzione del consenso all’interno e all’esterno dell’organizzazione.

Ma Tito Zavanella spiega: “E’ solo per il fatto che la forte polarizzazione delle loro carriere verso posizioni di staff le espone in maniera troppo limitata alle situazioni di conflitto e a quelle ad alta intensità relazionale che queste capacità sono meno sviluppate nelle donne. Sarebbe quindi necessario, per interrompere questo circolo vizioso, introdurre nelle aziende italiane la job rotation, dei percorsi di carriera personalizzati e una formazione ad hoc sui temi negoziali“.

E per far crescere le donne in azienda occorre poi mettere in campo anche piani a medio termine con scadenze precise e man mano verificate, un modello di carriera sperimentato dalla Nissan, dove nel 2005 l’azienda si è data l’obiettivo di portare la presenza femminile nel top management dall’1 a 5 per cento in tre anni e adesso il CEO Carlos Ghosn, visto il successo dell’operazione, ha deciso di raggiungere la quota del 10 per cento.

Related posts:

  1. Debutta il nuovo sito di Uomini & Donne della Comunicazione
  2. Per eMarketer le donne inglesi sono vere comunicatrici digitali
  3. Giovani e donne dicono sì ai loyalty program
  4. Le donne guadagnano il 20% in meno