La felicità si può anche imparare

Mar 9th, 2016 | Di Altri | Categoria: Sociologia&Psicologia


No, nessun dubbio amletico ne’ domande alla Furio e Magda, come i coniugi del film di Verdone. Ma il nuovo tormentone, che pare assilli ogni cittadino del mondo moderno, Italia in prima fila. Più del lavoro, più dello stipendio o dell’amore. Si corre, si lavora, si incontra gente tutto il giorno e a fine giornata ci si ritrova lì a porsi la fatidica domanda: ma sono felice? Sembra un paradosso, ma il diritto alla felicità, conquista dell’era moderna sancita persino in molte Costituzioni al pari della Salute o del lavoro e perseguita da grandi religioni come il Buddismo, si sta trasformando nel nuovo ”must have” del terzo millennio.

Niente allarmismi, la felicità si può anche imparare.

O almeno indurre. Ad esempio con i libri: secondo la scala Veenhoven chi legge ha un indice di happiness pari a 7,44 contro il 7,21 di chi non lo fa. Per aiutarsi c’è anche una guida ad hoc. ”I libri che ci aiutano a vivere felici” (ed. Newton Compton) in cui Giulia Fiore Coltellacci indica una ”libro-terapia” per ogni stato d’animo da risollevare, con tanto di posologia, effetti collaterali ed eventuali coadiuvanti cinematografici, proprio come fosse un medicinale salva-vita. Si va da ”Anna Karenina” per superare il malanimo indotto dalla stagione invernale (attenzione, però, induce desiderio di passione travolgente) ai cerotti in strisce come Peanuts. C’è poi lo sport, che oltre a rimettere in forma (già grande fattore di soddisfazione) aiuta anche a produrre serotonina, alias l’ormone della felicità. Fioccanno poi manuali, corsi di Yoga della risata sugli insegnamenti del medico indiano Madan Kataria e c’è anche l’Accademia della felicità, con corsi anche on line che vanno dal Coaching per donne che vogliono ricominciare a Espandi la tua intelligenza emotiva.

L’appuntamento ora è per il 20 marzo, quando in tutto il mondo si festeggerà la Giornata internazionale della felicità. Ma se state passando un periodo nero, non prendetela troppo sul serio: rende terribilmente infelici.

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