Imprese, meno credito, meno lavoro

Mar 17th, 2009 | Di Altri | Categoria: Statistiche e Ricerche


Quasi 89mila dipendenti in meno nelle imprese italiane nei primi tre mesi del 2009. Questa la previsione che emerge dall’ultima indagine trimestrale realizzata a gennaio 2009 dal Centro Studi di Unioncamere su un campione di oltre 3.200 imprese con almeno un dipendente, operanti in tutti i settori di attività economica, dall’industria al commercio e agli altri servizi.

L’analisi di Unioncamere ha anche evidenziato l’effetto della crisi sui rapporti tra imprese e banche: il 31% delle imprese segnala un peggioramento delle condizioni di credito nell’ultimo anno, ancor più evidente per quelle operanti nei vari settori del manifatturiero.

Secondo quanto rilevato le aspettative di crescita delle imprese italiane sul versante occupazionale sono nettamente peggiorate sul finire dello scorso anno: mentre i consuntivi di settembre 2008 davano ancora una crescita occupazionale pari a poco meno di 111mila dipendenti rispetto all’inizio dell’anno, il bilancio a fine dicembre 2008 ha evidenziato 111.100 posti di lavoro in meno.

Questo significa che la flessione complessiva dell’occupazione, nell’arco di tutti i dodici mesi del 2008, è stata pari all’1,0% (al netto dei flussi relativi ai contratti a progetto e ai lavoratori in somministrazione). Le previsioni per i primi tre mesi del 2009 sono, inoltre, di una flessione di 88.700 occupati, pari a un ulteriore –0,8% rispetto ai dipendenti in forza alle aziende al 31 dicembre 2008.

La flessione occupazionale riguarda non solo le industrie dei beni per la persona e per la casa (quasi 18mila in meno nel “sistema moda”, nell’arredamento, nella ceramica, negli articoli sportivi) ma anche quelle della chimica (-14mila circa) e della lavorazione dei metalli (-10mila). Sembrano invece contenere la diminuzione dell’occupazione i settori dell’alimentare e della meccanica.

Degli 88.700 posti di lavoro in meno previsti nel periodo gennaio-marzo 2009, il 70% si concentra nel Nord, senza grandi differenze fra Nord Ovest (-31.200, pari a un –0,5% rispetto allo stock dei dipendenti a fine 2008) e Nord Est (-30.800, pari a –1,2%). Seguono a distanza il Sud e le isole (-18.100, -1,0%) e il Centro (-8.500, per un –0,4%).

Ma nel frattempo, avverte Unioncamere, il quadro diventa sempre più pesante anche per una responsabilità del settore bancario. Nel complesso - dice l’Indagine -, il peggioramento delle condizioni creditizie riguarda in primo luogo gli spread e, dunque, un costo del danaro più elevato (43,2% delle segnalazioni di difficoltà), che distanzia l’incremento delle garanzie richieste (33,7%); un ulteriore 20% dei problemi avvertiti dalle imprese riguarda invece una limitazione nell’ammontare del credito erogabile. Le

aziende del Mezzogiorno sono quelle che con più frequenza temono un ulteriore aumento del costo del denaro (48% di quelle che indicano un peggioramento delle condizioni di accesso al credito), al Centro si avverte una maggiore richiesta di garanzie reali (44,7%), mentre al Nord le aziende soffrono in misura maggiore di limitazioni nell’entità del finanziamento richiesto (tra il 21% e il 23% circa).

A tali differenze a livello territoriale corrispondono comportamenti diversi in base alla dimensione aziendale: nel manifatturiero, le piccole imprese (fino a 49 dipendenti) imputano le difficoltà di accesso al credito soprattutto a tassi e costi bancari più onerosi (40,5%) e, in seconda battuta, all’incremento delle garanzie richieste (37,8%).

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