Per il 20% degli Italiani le interazioni virtuali valgono come quelle reali

Feb 24th, 2016 | Di Altri | Categoria: Indagini e Sondaggi


Oggi le occasioni in cui ci troviamo ad interagire virtualmente sono sempre più frequenti, anche nella vita di tutti i giorni. Basti pensare alle videoconferenze di lavoro, alle video-chiamate via smartphone, alle chat istantanee di Facebook o WhatsApp, alla possibilità di esplorare città, ristoranti e musei con servizi quali Google Street view o 3D-Panorama. Ma queste interazioni a distanza, hanno per le persone lo stesso valore delle interazioni di persona?

Secondo un’indagine online realizzata da GfK, a livello italiano il 20% degli intervistati si dichiara d’accordo con l’affermazione secondo la quale le interazioni virtuali valgono tanto quanto le interazioni reali. Le donne sembrano essere le più aperte nei confronti di questo tema, con il 25% di risposte favorevoli, contro il 16% registrato dagli uomini.

Anche l’età dell’intervistato ha ovviamente un certo peso: i più positivi nei confronti delle interazioni virtuali sono gli intervistati appartenenti alla fascia d’età 30-39 anni (27% di risposte favorevoli), seguiti quasi a pari merito dalle fascie 15-19 anni (21%) e 20-29 anni (20%). Tra le persone con più di 60 anni, al contrario, solo il 14% degli intervistati pensa che interagire a distanza utilizzando dispositivi tecnologici abbia lo stesso valore di conoscere qualcuno o qualcosa di persona.

I risultati di questa indagine hanno risvolti interessanti per quasi tutte le aziende. Conoscere il grado di apertura nei confronti delle interazioni virtuali dei diversi mercati e dei diversi segmenti di consumatori è un elemento fondamentale nel momento in cui si prendono delle decisioni che hanno a che fare con l’interazione a distanza. Questo può succedere, ad esempio, quando si deve decidere se utilizzare la realtà aumentata a fini promozionali, oppure se organizzare una riunione in videoconferenza per ridurre i costi di viaggio.

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