L’evoluzione dei consumi e lo scenario competitivo delle acque minerali
Feb 5th, 2010 | Di Altri | Categoria: Imprese e Mercati
I consumi di acqua minerale sono cresciuti in quantità, nella seconda metà degli anni ‘90, mediamente del 3% l’anno. Oggi gli italiani sono i più grossi consumatori di acqua minerale in termini di consumo procapite: 172 litri.
E nella crescita dei consumi sta pesando in misura maggiore che in passato la parte meridionale del Paese, con consumi procapite meno forti rispetto alle altre zone ma in crescita a ritmi più elevati.
Le previsioni degli operatori si orientano generalmente verso ulteriori incrementi delle quantità consumate, trainati dagli stessi fattori che li hanno fino ad oggi determinati: inquinamento falde acquifere limita la possibilità di disporre acqua corrente buona qualità organolettica; intense attività marketing da parte dei maggiori gruppi industriali, che hanno destinato negli ultimi anni risorse crescenti verso un business vitale; stili vita alimentari che privilegiano consumi salutistico-naturali, di cui quelli minerale fanno integrante; la disponibilità acque minerali basso prezzo, che favorisce l’incremento della penetrazione del prodotto in famiglia, giunta intorno al 96%.
Ma ciò che sta crescendo è soprattutto il valore complessivo business, favorito dall’opera segmentazione prodotti.
La sua crescente sofisticazione, in un processo guidato dagli investimenti pubblicitari dei gruppi industriali più importanti, è del resto ben accetto alla distribuzione moderna, che punta a costruire assortimenti allargati prodotti grado di far recuperare almeno parte i margini prossimi allo zero sulle referenze primo prezzo.
Da alcuni anni il segmento delle acque piatte sta erodendo quote dei consumi a quello gassate, contrastato in questo parzialmente dai discreti risultati appannaggio delle lievemente gassate ed effervescenti naturali. Queste basano la loro forza sulla capacità di sposare le esigenze salutistiche - che stanno facendo la loro fortuna - con quelle più “voluttuarie” legate al gusto.
Il mercato delle acque minerali è caratterizzato da una bassa fedeltà dei consumatori alla marca, abbandonata sovente per usufruire promozioni, capaci di spostare corpose quantità vendite brand all’altra: circa il 19% delle vendite di acqua minerale deriva iniziative promozionali. In media ogni famiglia italiana ha casa 2,7 marche diverse acqua minerale.
In questo comparto operano grandi gruppi industriali, che concentrano nelle loro mani rilevanti quote di mercato e investimenti pubblicitari: i primi quattro coprono insieme oltre il 70% delle vendite valore nel canale iper+super+superette
Il pet rappresenta il materiale più utilizzato dalla stragrande maggioranza delle aziende (circa l’80% del totale mercato dettaglio alimentare+ristorazione e quasi il 99% dei volumi nel canale iper+super+superette), mentre il vetro - pesantemente svantaggiato sia in termini di costi che di oneri gestionali legati alla pratica del vuoto a rendere - è tuttora impiegato nel canale delle consegne a domicilio ma continua a calare.
Un recente fenomeno è il lancio delle acque da tavola, acque non minerali, sottoposte a operazioni di microfiltraggio e purificazione. Già alcuni gruppi della distribuzione (fra di essi Finiper e Auchan) hanno lanciato acque da tavola a marchio proprio posizionandole nell’area della convenienza. Seguite in questa azione nientemeno che da un competitor industriale non appartenente al mondo delle acque minerali come Parmalat, che con la sua Aqua si posiziona però su fasce di prezzo più elevate, puntando a crearsi una nicchia differenziata fuori dalle battaglie di prezzo.
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