L’Italia può ripartire, parola del guru del marketing Philip Kotler

Lug 7th, 2016 | Di Altri | Categoria: Breaking News


Questo articolo è datato maggio 2015 ma lo riproponiamo per instillare fiducia ed entusiamo in tutti gli impremdotori e manager italiani

“Le imprese italiane sono leader mondiali in qualità, creatività e nella moda”. E “l’Italia è un posto speciale, per la sua storia e la sua bellezza, ma per farla riprendere a crescere serve solo una cosa: più soldi in tasca agli italiani”.

Ricetta semplice, ma non semplicistica che nella Casa Italo di Bologna Philip Kotler snocciola in una pausa del suo soggiorno italiano. È appena stato a visitare la Biennale di Venezia e spera di avere tempo per vedere un po’ dei padiglioni di EXPO: “è notevole che l’Italia ospiti contemporaneamente due eventi di rilevanza internazionale come questi”.

Classe 1931, una carriera brillante che lo ha portato dalla sua Chicago a spiegare il marketing a tutto il mondo. Un peso specifico che ha fatto dichiarare all’Economist, solitamente sobrio, che “la sua influenza negli ultimi quattro decenni è stata monumentale”. Kotler è in Italia per il Marketing Forum che porta il suo nome, tutto esaurito, all’Università Bicocca di Milano.

Famoso per aver teorizzato come quello che oggi lui stesso definisce “old school marketing” fosse basato su prodotto, prezzo, punto vendita e promozione (le sue 4P: product, price, placement, promotion) e che oggi sta lasciando il posto a 3 nuovi concetti cardine: product (quello rimane al centro), people e planet.

“Oggi giorno non basta avere un buon prodotto da proporre sul mercato, serve instaurare un rapporto con i consumatori che sono sempre più preoccupati per la sostenibilità dei prodotti e dei servizi che acquistano”. Per decenni abbiamo pensato di “avere a disposizione risorse infinite: potevamo tagliare più alberi, pescare più pesce, ecc. Oggi dobbiamo confrontarci con l’overfishing e la scarsità delle risorse”.

E il marketing deve seguire i cambiamenti della società. Per questo sta elaborando un nuovo indice basato su tre assi principali: la qualità del prodotto, la correttezza dei salari che l’azienda produttrice corrisponde ai propri dipendenti e la sostenibilità del proprio business.

“Così avremo uno strumento per il consumatore che tra due prodotti, per esempio di McDonald e Burger King, potrà essere aiutato a scegliere quello che è più equo verso i lavoratori e il pianeta”.

Come si immagina il futuro del marketing uno che ha contribuito a renderlo una disciplina autonoma? La risposta sembra ancora una volta semplice: “sempre più digitale, sempre più social”. Perciò, ed è una stoccata indiretta alla nostra gerontocrazia, “preferirei assumere un ventenne per seguire il marketing della mia azienda” rispetto agli adulti che oggi sono responsabili del marketing.

Anzi, per migliorare l’efficacia della squadra, “proporrei alle aziende di non avere un responsabile marketing e un responsabile vendite, ma di unire le due figure in un unico ruolo”. O almeno di provare a fare davvero squadra, superando quella guerra tra reparto vendite e marketing che già qualche anno fa si augurava finisse.

Per quanto riguarda l’Italia, per la quale Kotler mostra di avere un sincero affetto (“best painters, best music, best food”), sostiene che non ha smesso di avere attrattività e i valori del “brand Italia” sono ancora tutti lì.

Quello che non funziona è la distribuzione delle risorse economiche, in “cui c’è un continuo drenaggio di risorse da molti per concentrarle in mano a una minoranza”. Non è che gli italiani “non vogliano più comperare prodotti di qualità: è che hanno meno soldi in tasca per farlo”.

Quello della disuguaglianza di reddito e della distribuzione sbilanciata della ricchezza è uno dei temi del suo ultimo libro uscito lo scorso aprile. Si intitola Confronting Capitalism ed è un’indagine dell’economia capitalistica di oggi guardata con l’occhio critico del vecchio saggio.

“Mi sono concentrato su quattordici problemi dell’economia di oggi, domandandomi da quali fattori sono stati generati”. E secondo Kotler la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è proprio la causa principale dell’impasse in cui, nonostante i segnali positivi, l’economia italiana fatica a uscire.

Sembra che il grande vecchio voglia entrare nel dibattito internazionale che si è sviluppato attorno al libro dell’economista francese Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo. O che abbia fiutato che è un tema che fa tendenza e se ne possano ricavare buone vendite.

di Marco Boscolo giornalista via http://www.wired.it

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