MERCATO CAFFE’ BAR IN ITALIA: giro d’affari a 6,6 miliardi di euro

Mar 13th, 2016 | Di Altri | Categoria: Imprese e Mercati


Dal 2008 al 2015 moderato aumento del prezzo medio di una tazzina che è cresciuto di soli 12 centesimi e che oggi è inferiore a 1 euro.

363mila gli addetti del settore, permangono difficoltà nel reperire personale qualificato. I bar italiani servono in un anno 6 miliardi di espressi per un volume d’affari di 6,6 miliardi di euro.

Caffè lungo all’americana? No, thanks. In Italia quando si parla di caffé la parola d’ordine è “espresso”, con buona pace dei colossi d’oltreoceano. Lo confermano gli ultimi dati presentati dalla Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi sul mondo del caffé e del cappuccino, una consuetudine che non conosce crisi né ripensamenti.

Con oltre sei miliardi di espressi in un anno il caffè al bar genera un volume d’affari di 6,6 miliardi di euro, cappuccino compreso, e un consumo di 47 milioni di chilogrammi di miscela, corrispondente grossomodo a 6,7 miliardi di tazzine su base annua. Numeri che si traducono in 175 caffè e cappuccini serviti al giorno in media da un bar italiano per un incasso giornaliero di 184 euro.

“La caffetteria al bar è un prodotto di punta e rappresenta oggi il 30% del fatturato complessivo – dice Luciano Sbraga, direttore dell’Ufficio Studi Fipe -. Un dato che sancisce il ruolo fondamentale del bar nei consumi fuori casa e fa in modo che alcune grandi catene internazionali del settore non siano ancora entrate nel mercato italiano. Questo non significa che non lo faranno in futuro ma hanno certamente la consapevolezza che il nostro sia un mercato fortemente competitivo”.

Parlando nello specifico delle tipologie di locali il bar/caffé si conferma il luogo di eccellenza per il consumo della colazione fuori casa: lo dicono soprattutto gli uomini dai 55 ai 64 anni di età e residenti nel Nord Italia.

Il bar pasticceria è risultato il secondo luogo per importanza, in prevalenza per gli over 64 e residenti al Sud. “Il peso del caffè nella struttura delle vendite del bar dipende principalmente da due fenomeni – prosegue Luciano Sbraga -. La prima riguarda la spinta verso una crescente segmentazione dell’offerta con formule, come ad esempio quelle serali, in cui il caffè assume un ruolo meno importante.

La seconda ragione invece ha a che vedere con la necessità di qualsiasi bar di alzare lo scontrino medio per aumentare i ricavi. In questo caso occorre puntare su altre categorie merceologiche”.

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