Il mercato della contraffazione e del falso non conosce crisi e fattura 18 mld

Nov 29th, 2009 | Di Altri | Categoria: Imprese e Mercati


Secondo i dati recentemente diffusi dal Centro studi della Confesercenti, “se si riportasse il fatturato complessivo della contraffazione sul mercato legale, si genererebbe una produzione aggiuntiva per un valore di 18 miliardi di euro”.

Sarebbero inoltre “poco meno di 130 mila le unità di lavoro impegnate nella filiera del falso”. Non solo: la contraffazione comporta anche perdite per il bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali “per oltre 5 miliardi di euro” fra imposte dirette e indirette.

Più in dettaglio, si legge nell’indagine presentata a Pisa al convegno nazionale ‘Abusivo, contraffazione, illegalità: ferite per il commercio, mercati e città’ organizzato da Confesercenti con il patrocinio del ministero dell’Interno, la contraffazione - estesa a quasi tutti i settori manifatturieri - movimenta in Italia un giro d’affari di 7,8 miliardi di euro l’anno. Colpisce per il 60 per cento il settore moda, ma si riesce a contraffare di tutto: cosmetici, apparecchi elettrici, medicinali, giocattoli.

Inoltre, nei primi cinque mesi del 2009 la Guardia di Finanza ha sequestrato 47 milioni di pezzi contraffatti (più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2008).

Ed ha provocato l’arresto di 476 persone legate alle organizzazioni criminali che gestiscono la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione.

Di quei 47 milioni di pezzi contraffatti, sono 20 milioni i capi falsi del settore moda (+60 per cento), 4 milioni le opere di ingegno duplicate (+60 per cento), 14 milioni i beni di consumo e 9 milioni i giocattoli.

Quasi il 50 per cento del fatturato dell’industria del falso si riferisce a prodotti d’abbigliamento e di moda (tessile, pelletteria, calzature), seguito da quello derivante dalla pirateria musicale, audiovisiva e software, il resto da giocattoli (si stima che il 12 per cento dei giocattoli in commercio siano contraffatti) che è, insieme ai farmaci, il settore maggiormente in crescita, ed infine componentistica e cosmetici.

In particolare, sottolinea la Confesercenti, analizzando il giro d’affari emerge che la Moda movimenta 3,5 miliardi di euro, l’Elettronica 1,4 miliardi, i Beni di consumo 0,5 miliardi, i Giocattoli 0,7 miliardi, i Profumi e cosmetici 0,5 miliardi, gli Alimentari 0,8 miliardi, i Farmaci 0,2 miliardi e altro 0,2 miliardi.

La pirateria musicale, tradizionale e online, pone l’Italia, con un guadagno annuo superiore a 80 milioni di euro, come il primo Paese in Europa e tra i primi dieci Paesi del mondo. L’Italia detiene anche il record mondiale dei sequestri di masterizzatori per la duplicazione illegittima di cd e dvd.

La produzione di merci contraffatte in Italia si concentra per il 69 per cento nelle Regioni del Sud e interessa in particolare la Campania (cd, dvd, abbigliamento), che guida con largo margine la classifica con quasi la metà dei prodotti sequestrati su tutto il territorio nazionale, seguita dalla Lombardia (componentistica elettronica e profumi), dal Veneto (occhiali e calzature), dalle Marche e dalla Toscana con Prato (pelletteria) e dalla Puglia (cd e giochi elettronici).

La commercializzazione dei falsi è presente uniformemente su tutto il territorio nazionale. Alla base dello sviluppo dell’industria del falso vi sono vari fattori. In primo luogo, osserva il Centro studi della confederazione, questa industria ha saputo avvantaggiarsi della globalizzazione del mercato spostando le produzioni nei Paesi asiatici e in quelli dell’Est europeo dove il costo della manodopera è esiguo.

La produzione mondiale di contraffazioni proviene per il 70 per cento dal Sud-Est asiatico (soprattutto Cina, ma anche Thailandia, Taiwan, Hong Kong e Corea) e la relativa destinazione interessa per il 60 per cento l’Unione Europea. Spesso nei centri di falsificazione di casa nostra non resta che mettere l’etichetta contraffatta. Favorisce l’industria del falso anche l’attitudine dei consumatori italiani: il 70 per cento di questi sembra acquistare più o meno consapevolmente merce contraffatta giustificando la scelta per il prezzo, assolutamente incurante non solo dei danni economici al made in Italy ma anche di dove finiscono questi soldi.

“Quando si acquista un prodotto contraffatto, non si fa una furbizia, ma si collabora a una filiera criminale che vede a monte spesso il lavoro schiavistico e lo sfruttamento dello stesso e a valle un turbamento grave del mercato”, ha sottolineato il sottosegretario al ministero dell’Interno, Alfredo Mantovano, a margine del convegno nazionale a Pisa.

“C’è poi – ha aggiunto – un profilo del danno alla salute, una fascia del mercato, infatti, interessa i farmaci, un’altra gli alimenti e i giochi per i bambini. Se c’è tutto questo l’atteggiamento di neutralità, di pseudo tolleranza credo debba essere messo da parte”.

Sulla stessa linea il presidente di Confesercenti, Marco Venturi: “La campagna anticontraffazione che abbiamo lanciato con Anva – ha osservato – punta ad alzare il tiro su un fenomeno in costante e pericolosa crescita, che colpisce non solo l’attività commerciale ma anche la convivenza sociale e in alcuni casi può mettere persino in pericolo la salute dei cittadini con la circolazione di farmaci contraffatti”.

“Occorre allora – ha proseguito Venturi – una grande opera di informazione per il consumo consapevole, ci deve essere un reale coinvolgimento delle istituzioni nazionali, locali e dei prefetti. Se abbiamo scelto Pisa è perché ormai questa città è diventata un centro assediato ogni giorno dall’abusivismo mentre il suo patrimonio artistico-culturale, come Piazza dei Miracoli, viene insidiato ogni giorno”.

Ovviamente “il nostro non è un assalto allo straniero – ha puntualizzato il leader della confederazione – ma bisogna riaffermare con forza un principio di legalità. Teniamo conto che il settore del commercio deve già rispondere a montagne di vincoli e problemi, a tasse e imposte di tutti i tipi e quindi – ha chiosato – non può rimanere solo di fronte al proliferare di contraffazioni, abusivismo, delitti che alimentano economie di tipo criminale, parallele e sommerse, che colpiscono imprese e interessi pubblici e privati”.

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