Al MiTo SettembreMusica ruggisce il Giappone
Ago 31st, 2009 | Di Altri | Categoria: Eventi
Un palcoscenico gigantesco e invisibile sta per essere gettato per la terza volta tra Milano e Torino, quasi un salvagente di bellezza in mezzo al mare agitato dalla crisi di questa cupa estate padana.
È l’edizione 2009 di MiTo SettembreMusica, il festival che negli ultimi due anni (con un totale di 330mila spettatori) ha già vinto la sua ambiziosa scommessa: proporre musica di qualità a prezzi contenuti (metà del cartellone è addirittura gratis).
Filo conduttore del progetto è solo l’amore a 360˚ per le sette note che, dal 3 al 24 settembre, avranno licenza di uccidere noia e banalità in tutti gli spazi possibili delle due città, dai teatri più prestigiosi alle piazze di periferia.
Anche se i fondi stanziati (5,5 milioni di euro per la parte milanese, 4,5 per quella torinese) serviranno anche per seminare rapporti in vista dei due grandi appuntamenti del prossimo futuro: le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia a Torino (2011) e l’Expo del 2015 a Milano, dove gli amministratori hanno deciso di metterci anche la faccia.
E non è un modo di dire, perché il sindaco Letizia Moratti, come già Eleanor Roosevelt e Margareth Thatcher, sarà voce narrante nel «Lincoln Portrait» che celebrerà il bicentenario della nascita del grande presidente americano (23/9), mentre l’assessore alla Cultura Finazzer Flory andrà in scena con la sua performance teatrale «L’orecchio di Beethoven» (22/9, entrambi a Milano).
Il MiTo proporrà fino a 5 appuntamenti al giorno per un totale di 213 eventi in 107 location diverse tra Piemonte e Lombardia, che coinvolgono 3.400 artisti. Con una novità che spezza la continuità territoriale: l’omaggio che l’Orchestra Imperiale giapponese Reigakusha, il 25/9 al Carlo Felice di Genova, tributerà al gagaku , una delle più antiche forme di arte musicale di quel Paese.
È infatti proprio il Giappone, dopo la Corea e la musica tzigana, il protagonista del focus di quest’anno: concerti dedicati al compositore contemporaneo Hosokawa, teatro No e Kabuki, cerimonie del tè, canto di corte, danza nihonbuyo, ma anche rassegne di cinema e fumetti manga, con perfino le marionette della famiglia Colla ne «La sposa del sole», una poetica fiaba giapponese che non «recitavano » dal 1906. «La cultura del Sol Levante, così combattuta tra modernità e tradizione, ha molto da insegnare a noi italiani —, dice Enzo Restagno, direttore artistico del festival —: la precisione calligrafica, l’essenzialità, la cura per il dettaglio e la capacità di osservazione».
Si parte il 3 settembre al Lingotto di Torino con la Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov, che inaugura un piccolo festival nel festival (che poi proseguirà a Milano anche con spettacoli per ragazzi) dedicato a Prokofiev. Da lì, sarà un diluvio di concerti di musica jazz (Fresu, Rava, Bollani), barocca, contemporanea oltre a diverse contaminazioni tra i generi e maratone musicali, anche se la sinfonica fa la parte del leone: basti pensare ai concerti dell’orchestra di Santa Cecilia con Pappano, di quella di St. Martin in the Fields con Perahia, della Royal Philharmonic con Dutoit, dell’Orchestra della Radio Svedese con Harding e della Filarmonica della Scala con Myung-Whun Chung.
Fuori cartellone è finito invece Ryuichi Sakamoto. Il tastierista giapponese, che avrebbe dovuto esibirsi nel Festival con la sua mitica Yellow Magic Orchestra, recupererà con un concerto per piano solo il 2 novembre, al Regio di Torino.
Nessuno può ignorare la crisi, ma il MiTo tiene botta: «Qualche sponsor ha diminuito il proprio contributo, ma abbiamo risolto tutto riducendo la programmazione di tre giorni — dice Enzo Restagno —. Così abbiamo preservato l’alta qualità del festival, per noi irrinunciabile, perché vogliamo portare più gente possibile a contatto con la grande musica: solo con spettacoli d’eccellenza potremo convincere a uscire di casa i tantissimi che sono ancora intimiditi alla sola idea di metter piede in un teatro. L’aumento dei biglietti venduti in prevendita ci dice che forse abbiamo imboccato la giusta strada. Ma il vero salto di qualità si avrà quando Milano e Torino capiranno di essere culturalmente complementari. A fare sistema avranno solo da guadagnarci » .
Marcello Parilli
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