Nasce il “content retail”

Mar 22nd, 2016 | Di Altri | Categoria: Consumi e Consumatori


Se lo showrooming (entrare in un negozio, guardare, provare e poi comprare su internet) è diventato un male necessario, che di fatto sta minando il fatturato dei Brick & Mortar, tra le insegne c’è chi se ne è fatta una ragione e sta cambiando approccio, come Media World che sta riducendo il numero dei negozi e razionalizzando le insegne con la sparizione di Saturn e ha annunciato che presto aprirà nuovi format cittadini all’insegna dell’omnicanalità, più piccoli e molto connessi all’eCommerce.

Chi aveva capito tutto sin dall’inizio è stato Apple che ha fatto dei suoi flagship dei luoghi di prova e fruizione, rendendo l’acquisto accessorio con gli iPhone alla mano del personale che operano come consulenti.

Se maneggiare in un negozio un cellulare o un computer è ormai diventata la norma, non lo è fare uno spuntino in un negozio di arredamento: succede da Birch, retailer americano con 10 location negli Stati Uniti che grazie alla sua accoglienza fuori dal comune fattura quanto un Apple Store o un Tiffany.

Il nuovo modello di trysumer (il consumatore che vuole provare prima di comprare) ha trovato spazio anche nella Avery Perfume Gallery di Excelsior Milano dove è stato costruito un percorso olfattivo che conduce il cliente nella sua scelta. Analogo discorso, ma con una personalizzazione ancora più accurata, è stato il temporary Fragrance Lab di Selfridges, che addirittura offriva una personalizzazione così accurata da iniziare il percorso con un test della personalità.

Sulla stessa linea d’onda SamplingLab, un laboratorio di ascolto che passa attraverso un abbonamento con cifra irrisoria da parte del cliente e la possibilità per lui di sperimentare prodotti di vario genere, dall’alimentare alla cosmetica, i commenti vengono registrati, l’utilizzo dei social media per condividere foto e impressioni incentivato.

Il futuro del retail sarà questo? Non necessariamente e non solo, però possiamo dire che il retail si appropria di “contenuto”, pigia l’acceleratore sull’engagement del cliente, trasforma il teatro di vendita in un parco giochi o in una fattoria Chiamiamolo, per ora, content retail.
via http://www.repubblica.it/

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