‘Open for questions’, Obama risponde a migliaia di americani sul sito della Casa Bianca
Mar 28th, 2009 | Di Altri | Categoria: Comunicazione
“Una delle priorità della mia presidenza è aprire la Casa Bianca agli Americani, perché possano sapere a cosa stiamo lavorando e abbiano l’opportunità di partecipare alle decisioni”, spiega Obama nel messaggio video sul sito della Casa Bianca.
Dopo la conferenza stampa tv in prime time, il presidente Barack Obama apre la Casa Bianca agli internauti, con il primo Open For Questions: una sorta di forum on line al quale in poche ore si sono iscritte quasi 95mila persone, inviando oltre 100mila domande.
Undici i grandi capitoli sui quali i cittadini possono intervenire, con quesiti scritti o anche inviando brevi video: dall’educazione alla sanità, dal bilancio ai veterani all’industria dell’auto. Gli stessi utenti decideranno quelli a cui il presidente risponderà dalla Casa Bianca, votando sul sito i più apprezzati.
“Sono uno studente lavoratore e arrivo a malapena alla fine del mese, cosa farà il governo per rendere più accessibili le rette universitarie alle famiglie delle classi medio-basse?”. Spulciando fra le migliaia di domande al presidente, lavoro, educazione e sanità la fanno da padrone, mentre nella sezione ‘lavori verdi ed energia’ un’autentica pioggia di interventi riguarda la richiesta di legalizzare la marijuana.
Ma dalla middle class investita in pieno dalla recessione, arrabbiata con i super bonus di Wall Street e scettica sul salvataggio dell’industria dell’auto di Detroit, arrivano anche richieste di incentivi fiscali per chi monta sul tetto di casa pannelli solari e un invito a rendere più efficienti mezzi di trasporto pubblico meno inquinanti, come il treno. E poi ancora, l’incubo del mutuo casa da pagare, i conti che non tornano per mandare i figli al college, l’astio per le imprese che delocalizzano: “Perché continuiamo ad aiutarle con sovvenzioni statali?”.
Appuntamento sul sito della Casa Bianca, nel pomeriggio, per le risposte del presidente: sempre baciato dai sondaggi, che lo vedono al 63% di gradimento nonostante la crisi, e sempre attento a non farsi assimilare agli occhi dell’opinione pubblica con quella ‘politica dei politicanti’ di Washington, sorda alle domande dell’America profonda.
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