Ora il cabaret ride dell’uomo di marketing
Giu 19th, 2010 | Di Altri | Categoria: Editoriale
E’ stato di recente appurato che tanto tempo fa nelle campagne pubblicitarie viveva l’Uomo di Marketing.
Va subito segnalato come l’istinto di sopravvivenza avesse sviluppato in lui in modo particolare alcuni sensi dotandolo di:
- vista aguzza per individuare e centrare il target
- udito sopraffino per ascoltare le richieste dei clienti
- duplice tatto per sia toccare con mano le esigenze dei clienti che comprenderne le aspettative
Ma chi erano i clienti? I clienti erano esseri molto rari ai quali era legata la sopravvivenza dell’uomo di marketing e rappresentavano la fase evolutiva di creature comunemente definite “consumatori”
Di clienti ne esistevano diverse specie :
i buoni clienti: molto rari, specie in via di estinzione e della cui riproducibilità non si hanno notizie sicure, rappresentavano l’obbiettivo primario
i clienti difficili: impegnavano gli uomini di marketing in lunghe e spesso inefficaci cacce
I grandi clienti: da soli garantivano la sopravvivenza dell’uomo di marketing
Una menzione particolare va fatta per un’altra specie:
i clienti insoddisfatti: costoro non solo tornavano allo stadio primitivo di consumatori ma alcuni si riunivano addirittura in branchi chiamati Associazioni dei consumatori, la qual cosa rappresentava per l’uomo di marketing una vera e propria minaccia.
Una volta catturati, i clienti venivano custoditi in luoghi ameni chiamati “portafoglio clienti” dove l’uomo di marketing tentava di impedire, spesso senza successo, che venissero attirati da altri uomini di marketing.
Nel portafoglio clienti venivano affidati ai customer service, esseri ubbidienti e disponibili che badavano alla cura della specie e che dialogavano con questi tramite i call center. Ai customer service toccava anche l’ingrato compito di provvedere ai bisogni dei clienti. Ma quali erano le armi degli uomini di marketing:
Le prime armi di cui si è a conoscenza furono:
- una sorta di lama a doppio taglio chiamata “prezzo”
- una trappola più o meno appariscente chiamata “packaging”
- un richiamo più o meno efficace chiamato pubblicità
Nel corso degli anni, tuttavia una parte dei clienti evolvendo imparò a proteggersi da queste armi e nacquero infatti i “clienti informati”.
Gli uomini di marketing quando si imbatterono nei primi esemplari di “clienti informati” restarono basiti. Alcuni reagirono cercando di catturarli tramite vendette o cacce trasversali ( le sponsorizzazioni) altri ancora cercando di carpirne la fiducia ( fidelity card).
L’uomo di marketing era peraltro spinto nelle sue azioni da una forte componente religiosa poiché adorava il dio “prodotto”, ma essendo fondamentalmente un individualista, ognuno adorava il suo.
Per dovere di cronaca riportiamo che esistevano sia uomini di marketing monoteisti (adoratori di un solo prodotto), molto rari, che politeisti (adoratori di diversi prodotti)
Si racconta che siano anche esistiti alcuni uomini di marketing che non adorassero il proprio prodotto, o addirittura che adorassero quello di altri, contravvenendo così ad uno dei principali comandamenti: entrambe le specie, tuttavia, pare non abbiano fatto molta strada.
Il paradiso dell’uomo di marketing era rappresentato dal Monopolio, l’inferno dal libero mercato. Il revisionismo storico a cui stiamo assistendo ci porta tuttavia ad ammettere l’ipotesi che il monopolio fosse l’inferno e il libero mercato il paradiso. Altre caratteristiche importanti della personalità dell’uomo di marketing erano la sua saggezza e disponibilità che lo portavano a dare sempre e comunque consigli per gli acquisti.
L’uomo di marketing si abbeverava a diverse fonti: ricerche di mercato, analisi della concorrenza, profilo del consumatore. Talvolta queste fonti potevano rivelarsi inquinate causando in tal modo una prematura fine dell’uomo di marketing.
Aneddoto interessante riguarda le sue abitudini alimentari , il liquore preferito dall’uomo di marketing era, infatti, il Branding mentre per i propri approvvigionamenti prediligeva i market share dove si recava spesso fornito di una lista della spesa chiamata marketing mix. L’uomo di marketing viveva in luoghi chiamati “riunioni” dove passava la maggior parte del suo tempo. L’Uomo di Marketing, infatti, non aveva una vita privata ma solo relazioni pubbliche anche se ha volte sentiva l’esigenza di propri spazi pubblicitari. In amore preferiva l’approccio diretto ( Direct marketing) finalizzato a rapporti one to one, nonostante non fosse molto portato alla riproduzione della specie.
La famiglia dell’uomo di marketing si chiamava Team ed era generalmente composta, oltre che dall’uomo di marketing da: marketing manager, product manager, account executive, merchandiser, key account Le riunioni di famiglia si chiamavano convention.
Benché generalmente eterosessuali, alcuni si accoppiavano fra di loro in orge chiamate “comarketing” , durante le quali venivano generate delle strane creature mitologiche per metà in-store promotions e per metà concorsi a premi. La casa dell’uomo di marketing era formata dal piano marketing che si fondava sul budget. Il budget era esposto a pericolosi movimenti tellurici chiamati scostamenti di budget che potevano determinare la caduta del piano marketing. Per spostarsi, normalmente gli uomini di marketing usavano i mezzi di comunicazione, anche se taluni impararono a volare per raggiungere alte quote di mercato
Particolare interessante dal punto di vista fisico era la struttura delle loro mani formate da diversi indici fra i quali ricordiamo:
- l’indice di penetrazione del mercato
- l’indice di soddisfazione del cliente
- l’indice di gradimento del prodotto
Il peggior nemico dell’uomo di marketing era una creatura invisibile chiamata Concorrenza.
La concorrenza poteva essere spietata e causarne la prematura fine.
Per assicurarsi i clienti l’ uomo di marketing aveva stretto un’alleanza strategica con una spietata tribù nota come i venditori, dotati di una invincibile forza vendita.
I venditori erano irriducibili, una volta individuata una preda non la mollavano finché non l’avevano acquisita.
Abili nel travestimento assumevano diverse sembianze per riuscire ad avvicinarsi al cliente, trasformandosi di volta in volta in promotori finanziari, consulenti globali, informatori farmaceutici ecc.
I venditori agivano prevalentemente da soli, adoravano il dio contratto e si nutrivano di provvigioni o percentuali.
Alcuni di loro soffrivano di una pericolosa quanto infettiva malattia chiamata Sconto, che li portava a prostrarsi davanti al cliente pur di riuscire a catturarlo. Il capo dei venditori era il Direttore commerciale, al quale i venditori dovevano assoluta ubbidienza. Per mantenere la disciplina il Direttore commerciale utilizzava un corpo speciale di mercenari chiamato Agenti. Per stimolare al meglio sia i venditori che gli Agenti il direttore commerciale prometteva loro sostanze dopanti chiamate eco incentivi ovvero incentivi economici che producevano effetti collaterali quali dipendenza e bisogno di quantitativi sempre maggiori.
Il dio del direttore commerciale non era più il contratto ma un’entità superiore chiamata fatturato, con la quale viveva in simbiosi, la sua crescita dipendeva dalla crescita del fatturato. Un crollo del fatturato comportava un suo crollo. Per concludere va ricordato come l’uomo di marketing sia riuscito a sopravvivere nel corso di questi secoli riuscendosi ad adattare alle diverse realtà.
Alcuni studiosi tuttavia ritengono che oggi più che mai questa creatura, specialmente in Italia rischi l’estinzione a causa di un nuovo virus letale chiamato globalizzazione, tanto che è nata a sua tutela l’associazione Adico, ovvero Aiutiamo i direttori marketing e commerciali…
di Gianfranco Caradonna su www.affaritaliani.it
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