Il packaging diventa bio con gli scarti dei crostacei

Nov 30th, 2017 | Di Altri | Categoria: Packaging


Packaging smart o funzionale? La ricerca e le aziende investono sul packaging del futuro. Il trend è lo sviluppo di materiali biobased, che corrispondano al filone green. Ma il fine è anche prolungare la shelf-life. Il packaging allora diventa attivo: interagisce con il contenuto. Oppure intelligente: fornisce, cioè, informazioni se il prodotto abbia subito un danno alla sua integrità (sbalzo termico, per esempio). In aiuto arrivano sostanze impensabili: come il chitosano, ricavato dagli scarti dei crostacei.

IL MERCATO DEGLI IMBALLAGGI VALE 440 MILIARDI DI DOLLARI: IL 65 PER CENTO CONSUMATI DALL’INDUSTRIA ALIMENTARE
Il 40 per cento degli imballaggi sono in plastica e vengono utilizzati in larga parte dall’industria alimentare

Il 40 per cento degli imballaggi sono in plastica

Tra i vari ambiti del packaging, quello delle bioplastiche vede l’Italia tra i Paesi più avanti a livello tecnologico. Tutto quello che viene messo nell’imballaggio non viene messo nel cibo: parte da questo presupposto la ricerca a soluzioni alternative a conservanti e additivi alimentari. Nel packaging funzionale sono all’avanguardia le ricerche dell’Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali (Ipcb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli, che sviluppa tecnologie soprattutto per imballaggi in plastica.

«Il mercato degli imballaggi vale 440 miliardi di dollari, di cui il 65 per cento consumati dall’industria alimentare. E di questi il 40 per cento è di plastica, per cui la sostenibilità va gestita in maniera intelligente – ricorda Mario Malinconico, dirigente di ricerca dell’Ipcb –. Riutilizzabilità, riciclabilità (prodotti biodegradabili e compostabili) e multifunzionalità sono punti fondamentali per i nuovi materiali».

Tra questi c’è per esempio l’acido polilattico (un polimero da fonti rinnovabili), che ha una capacità intrinseca di permeabilità al vapore e permette la traspirazione dei prodotti alimentari contenuti, in particolari quelli fresh cut, evitando la formazione di muffe e sviluppo di microrganismi. O prodotti più sofisticati come bioplastiche a base di polisaccaridi, che possono allungare la vita a scaffale di prodotti ortofrutticoli, ittici o a base di carne.

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