La pasta tricolore aumenta, cala il grano importato

Mar 29th, 2016 | Di Altri | Categoria: Imprese e Mercati


Aumentano i consumi di pasta, di cui l’Italia è il primo consumatore al mondo (25kg pro capite l’anno), e diminuisce il peso del grano straniero: il deficit, infatti, è sceso al 30-40% della produzione, la metà rispetto a 120 anni fa, quando il mito della pasta italiana si costruiva grazie al pregiato grano russo. Eppure i consumatori sono spesso scettici rispetto la provenienza dallla materia prima.

L’Italia, primo produttore mondiale di pasta, è tra i Paesi con il maggior fabbisogno di grano duro utilizzando 5,8 milioni di tonnellate l’anno: il 16,7% della produzione mondiale. La produzione nazionale di grano, però, si ferma poco sotto i quattro milioni di tonnellate: in sostanza se venisse prodotta pasta di solo grano nazionale, gli italiani dovrebbero rinunciare a 3 piatti di pasta su 10 perdendo anche il primato di leader mondiale di produzione ed esportazione. Eppure, oggi, l’industria italiana è meno dipendente dall’estero: l’attuale deficit strutturale di grano (circa il 30-40% a seconda dall’andamento climatico) è la metà rispetto al 70% registrato a fine Ottocento.

Anche perché, nel frattempo la superficie dedicata alla coltivazione del grano duro in Italia è rimasta più o meno la stessa, ma le rese sono almeno triplicate facendo fronte alla crescita del fabbisogno. Tanto che la produzione di pasta (3,46 milioni di tonnellate nel 2015, secondo Aidepi) è aumentata di 6 volte negli ultimi 80 anni. E l’export di pasta è passato in 60 anni dal 5% al 58% del totale produzione (1955-2015).

L’origine del grano importato varia in funzione della stagione e della qualità dei raccolti, ma principalmente arriva da Usa, Canada, Australia e Francia. Il prodotto viene sottoposto agli stessi, rigidi controlli da molte istituzioni pubbliche e dalle industrie molitorie e pastarie, prima di immetterlo nel ciclo produttivo.

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