Quando c’è Toro a Wall Street si torna a gridare
Feb 14th, 2010 | Di Altri | Categoria: Economia & Finanza
«Kenny is back». Kenny è tornato, è il passaparola sul floor del New York Stock Exchange, la Borsa di Wall Street. E con Kenny, rispuntano anche Dave, Brian, Mario. Sono i «brokers prodighi», dopo l’esodo in massa nelle fasi più buie della crisi economica.
Cercano nicchie di mercato per rinventarsi un ruolo a Wall Street. Dave Haubner e Brian Egan - entrambi ex specialist - tornano con Get-go, società di trading elettronico che ha individuato il suo orticello nella gestione del rischio per gli investitori. Un altro specialist riassorbito è Mario Piccone, con Barclays. Per tutti parla Kenny Polcari, un’istituzione al Nyse: dopo trent’anni a calcare il floor, se n’era andato nel 2006. Oggi torna per Icap.
«Sono qui perché il rimbalzo dei mercati non è solo tecnico» assicura Polcari. «Ma soprattutto perché credo nuovamente in questa istituzione storica e nel suo ruolo per la comunità finanziaria». «Le nuove misure della Security and Exchange Commission (la Consob americana, ndr) sulle dark pools» prosegue «preoccupano chi vuole operare fuori dalle grandi istituzioni regolamentate. Ecco allora che serve affidarsi a professionisti che vivono, fanno, sono il mercato».
Le dark pools alle quali si contrappone Kenny sono mercati paralleli, in cui i sistemi di contrattazioni alternativi forniscono accesso a liquidità che non viene registrata. Per molti investitori istituzionali è un modo per muovere un gran numero di azioni senza essere rintracciabili. Spesso a scapito dei piccoli investitori.
«Inoltre» dichiara ancora Polcari «l’integrazione con il partner europeo Euronext rende il Nyse più appetibile perché amplia il bacino clienti ai gestori di asset su entrambe le sponde dell’oceano. L’acquisizione dell’American Stock Exchange ha inglobato anche le contrattazioni sul mercato delle opzioni. Da esterni difficilmente si ottiene un’esposizione al mercato tanto ampia, a meno che non si abbia un’agenda di contatti da star hollywoodiana».
Ma New York non è Hollywood. E quella di Kenny e gli altri resta una scelta coraggiosa, se si pensa che sono rimaste in quattro le società di specialist, quelle che stabiliscono i prezzi del mercato, sul floor del New York Stock Exchange. Erano 30 dieci anni fa.
Il 14 gennaio scorso LaBranche, il maggiore dei cinque specialist di Wall Street, ha venduto a Barclays per 25 milioni di dollari le sue operazioni di market-making, il punto di contatto fra gli operatori di mercato, in cui si fanno incontrare gli ordini di acquisto con quelli di vendita delle azioni. Michael LaBranche, alla guida della società fondata dal suo bisnonno (tanto che il suo nome all’anagrafe è George LaBranche IV) già in passato ha definito la transizione «darwiniana».
Una conferma per i commentatori finanziari della fine del floor del Nyse, l’ultima Borsa a ospitare le grida.
«Dalla tragedia delle Torri Gemelle è anche limitato l’accesso ai turisti» dice fuori dai denti un broker che ha lasciato la sede nel 2008. «Il floor non ha più senso nemmeno come attrazione turistica». Sarcasmo a parte, resta il fatto che gli introiti da contrattazioni di LaBranche sono crollati: nel 2003 rappresentavano circa il 60% del fatturato, ora si aggirano a un terzo. Per molti è tempo di abbandonare la nave
.
D’altra parte, il ridimensionamento del floor del Nyse non era un segreto dal 2006, quando la Security and Exchange Commission ha obbligato la Borsa di Wall Street a optare per il sistema di contrattazioni ibride, con il quale si telematizzano gli scambi aprendo l’accesso a operatori di mercato esterni.
Una decisione che ha sancito la fine di un’esclusiva sulle operazioni borsistiche garantita ai membri del Nyse per oltre due secoli, da quando 12 trader imparruccati strinsero l’accordo formale di Buttonwood. Correva l’anno 1792. Un’esclusiva che si pagava, con picchi, nel corso dei due secoli successivi, fino a 4 milioni di dollari l’anno per ognuno dei 1.366 posti (seat) disponibili.
L’era degli scandali ha obbligato alla trasparenza le istituzioni finanziarie. Il Nyse si è trasformato in una società a fine di lucro e si è quotato in Borsa nel 2006, dopo la fusione con il network di contrattazioni Archipelago, che ha fatto da testa di ponte al sistema telematico con cui i volumi sono immediatamente aumentati.
Prezzi in picchiata. Una licenza costa oggi 42 mila dollari. Addio, prestigioso club dei membri. Anche perché molte banche e hedge funds di Wall Street per contrastare la compressione dei margini di profitto e reinventarsi un ruolo hanno sviluppato in modo sempre più aggressivo dei programmi di contrattazione basati su algoritmi, offrendo il cosiddetto «arbitraggio statistico» ai clienti. In pratica, formule matematiche che stabiliscono cosa e quando vendere o comprare in base alle variabili di mercato: per esempio, se la disoccupazione aumenta sopra un livello X, allora si comprano le azioni defensive Y.
Il tutto predefinito da una «black-box», un sistema computerizzato. Ovvio che lo spazio fisico destinato ai professionisti della Borsa si sia ridotto a un terzo. Quanto basta a decretare la fine di un’istituzione centenaria.
C’è chi sa guardare il rovescio della medaglia: quando due secoli fa gli scambi erano condotti sul marciapiede di Wall Street ci volevano due ore e mezzo per contrattare le 30 azioni quotate. Vent’anni fa una transazione era ultimata in meno di un minuto, al grido di Done, fatto. Oggi un’azione è scambiata in una frazione di secondo. C’è chi invece di subire i cambiamenti, vuole cogliere l’occasione. Lasciando che i concorrenti vadano altrove per ricavarsi un posto al sole.
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