Reputation Manager: Cairo conquista la vetta, Marchionne scende al 4° posto

Gen 17th, 2017 | Di Altri | Categoria: CATEGORIA B


Urbano Cairo nel periodo agosto-settembre sale sul podio della classifica di Reputation Manager realizzata in esclusiva per La Repubblica-Affari&Finanza con un punteggio di 70,7 (+3,97) su 100.

Al secondo posto Claudio Descalzi con 63,7 (+6.88) punti e al terzo Giuseppe Recchi con 61,2 punti.

Sergio Marchionne, che aveva mantenuto la prima posizione per ben 26 consecutive edizioni della classifica, perde il podio e tre posizioni, piazzandosi quarto, in seguito alle performance negative della Ferrari in Formula 1 e alle polemiche nate dopo l’intervento alla Luiss in cui si schierava contro il “capitalismo immorale”.

I tre migliori:

Urbano Cairo è al primo posto della classifica, con un punteggio di 70,7 (+3,32), grazie alla brillante carriera imprenditoriale. Sulla rete è indicato come un uomo nuovo dalla “storia semplice”: “semplice perché è una storia fatta di lavoro, idee, ambizione ma tutte miscelate con quella moderazione che fanno di un uomo, un uomo sapiente, che sa dosare tempi e forze per raggiungere gli (ambiziosi) obiettivi che si è proposto.”

Claudio Descalzi conquista il secondo gradino del podio con 63,7 punti, guadagnando due posizioni con una crescita di 6,88. I contenuti rilevanti dell’ultimo periodo per l’Amministratore Delegato di ENI riguardano, in particolare le sue dichiarazioni durante il Meeting di Rimini su clima e sviluppo e le performance positive della produzione petrolifera nei giacimenti all’estero.

Giuseppe Recchi si conferma al terzo posto, con 61,2 punti

L’argomento più rilanciato online riguarda il progetto di sviluppo della banda ultra larga a Napoli e a Genova, “tra le prime città italiane del piano nazionale di cablaggio in tecnologia Ftth (cioè con la fibra ottica fino alle abitazioni) con cui Tim prevede di raggiungere oltre 3,5 milioni di unità immobiliari nell’arco di tre anni. L’obiettivo è offrire ai napoletani collegamenti a banda ultralarga da 300 fino a 1.000 megabit al secondo”, che rappresentano un asset fondamentale per lo sviluppo tecnologico del Paese.

Ecco la classifica estesa:
Urbano Cairo (Cairo Communication – RCS) 70,7

Claudio Descalzi (Eni) 63,7

Giuseppe Recchi (Telecom) 61,2

Sergio Marchionne (Fiat) 60,5

Diego della Valle (Tod’s) 57,5

Flavio Cattaneo (Telecom Italia) 57

Andrea Bonomi (INVESTINDUSTRIAL) 55,1

Marco Tronchetti Provera (Pirelli) 58,8

John Elkann (Fiat) 50,1

Remo Ruffini (Moncler) 49,2

Massimo Tononi (MPS) 47,4

Francesco Starace (Enel) 47,1

Mauro Moretti (Finmeccanica) 46,8

Francesco Caio (Poste Italiane) 45,9

Philippe Donnet (Generali) 45,8

Carlo Cimbri (Unipol) 44,6

Alberto Nagel (Mediobanca) 44.1

Ennio Doris (Mediolanum) 43,9

Roberto Colaninno (Alitalia) 42.7

Fabrizio Viola (Mps) 40.2

IDENTITÀ DIGITALE E QUALITÀ DEI CONTENUTI

Sergio Marchionne che per ben 26 edizioni della classifica era rimasto sul podio, grazie all’alto flusso di contenuti positivi relativi alle sue qualità di imprenditore, scende al quarto posto, con un punteggio di 60,5 perdendo 5,44 punti. Questo a seguito del suo intervento agli studenti della Luiss sulla scarsa moralità del capitalismo e sulla sua intenzione di votare sì al Referendum Costituzionale e della non brillante gestione della Ferrari; avvenimenti che hanno influito negativamente sulla sua reputazione online.

“Una serie di fattori hanno inciso sull’immagine digitale di Sergio Marchionne, che dopo ben 26 edizioni, perde il podio. Questo ci dimostra come sul web non esistano rendite di posizione, un’increspatura può trasformarsi in una grande onda che può creare danni persistenti alla reputazione online di un Top Manager”- commenta Andrea Barchiesi, CEO di Reputation Manager.

Nello specifico, durante una lezione agli studenti della Luiss sul limite “oltre il quale il profitto diventa avidità” creando una società ingiusta, Marchionne ha dichiarato che i mercati senza morale non possono creare una società equa. Queste parole pronunciate da un “Top Manager ritenuto ricchissimo” hanno avuto una grande eco sui canali online:

“L’atipica sferzata di Marchionne al capitalismo merita una qualche riflessione. Perché appare come una clamorosa reprimenda per ripulirsi la coscienza, ma non ha alcun valore se non accompagnata da fatti, che fatico ad immaginare come egli possa o voglia realizzare, perché sarebbero l’esatta antitesi dei suoi stessi comportamenti. Non dimentichiamo che l’uomo in maglione appare nel mondo occidentale come un fuoriclasse del capitalismo”.

“Nella critica dei capitalisti al capitalismo c’è una buona dose di ipocrisia”.
“C’è un limite oltre il quale il profitto diventa avidità e chi opera nel libero mercato ha il dovere di fare i conti con la propria coscienza”, ha pontificato Marchionne. E il giornalista mica gli ha chiesto a che titolo creda di poter fare una simile affermazione visto che guadagna sui 50 o 60 milioni annui e che ha scelto di spostare la sede della sua corporation (ex FIAT) in Inghilterra e Olanda (per far pagare meno tasse ai suoi amici azionisti) e la sua residenza privata in Svizzera (per pagare meno tasse lui stesso)”

Nello stesso intervento il Presidente di Fca si è detto favorevole al Referendum Costituzionale, dichiarando la propria volontà di votare “sì”, senza voler giudicare “se la soluzione è perfetta” ma, ritenendola una “mossa nella direzione giusta”. Anche in questo caso l’opinione pubblica online critica l’imprenditore da “150.000 euro al giorno che si schiera dalla parte della sinistra” oltre che la sua cittadinanza svizzera: “L’Ad di Fca non è propriamente un modello di patriottismo, tantomeno costituzionale e ancora l’ipocrisia di chi paga le tasse all’estero ma dice di voler sostenere la stabilità dell’Italia”.

Altri contenuti negativi, invece, si riferiscono al ritardo nella nomina di un nuovo direttore tecnico che risollevasse le sorti della Rossa di Maranello e al mea culpa pronunciato dall’AD di Ferrari, rimbalzate sui canali online: “Per la Ferrari c’erano aspettative altissime all’inizio di questa stagione e visti i risultati non corrispondenti, è questo il motivo per cui abbiamo cambiato a luglio. È stato un atto dovuto, abbiamo forse aspettato troppo. Poi, gli altri hanno migliorato molto mentre noi siamo rimasti fermi. Era veramente ora di dare uno scossone alla scuderia: con Mattia siamo nelle mani giuste. Ha creato una grande squadra di giovani, facciamoli lavorare”.

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