La rivoluzione green avanza e cambia la comunicazione. L’intervista a Lorenzo Sassoli, presidente Upa: “Dopo la brand image, è tempo di brand reputation”
Mar 20th, 2010 | Di Altri | Categoria: Interviste
La rivoluzione green avanza. Soprattutto grazie al web. E cambia il modo di fare comunicazione. Del resto non si tratta solo di una trasformazione economica, quanto di un processo globale che coinvolge l’intera società.
I trasporti, il lavoro, i valori: tutto sta cambiando proprio a causa di internet e della rivoluzione digitale. Ed è solo l’inizio: “Non stiamo vedendo che i primi segnali di quello che sarà. Il digitale aprirà possibilità finora impensate e cambierà totalmente la nostra vita”, avverte Diego Masi, presidente di AssoComunicazione e autore del libro “Go Green - Il nuovo trend della comunicazione” (Fausto Lupetti editore).
Di certo il web, così come il green, portano nuove grandi opportunità che le aziende potrebbero sfruttare meglio. Per saperne di più Affaritaliani ha intervistato Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente Upa, al termine della tavola rotonda “Digital & Green. Due driver per un nuovo modello di agenzia”.
Che legame c’è tra web e filosofia green?
“Ormai sono due parole dalla stessa radice semantica. Sono unite dai valori di trasparenza, chiarezza e integrità. Il web inoltre è un mezzo ecologico per definizione, muove bit e non atomi. Non solo: chi frequenta il web è in genere più interessato alla tematica della sostenibilità. Gli internauti sono relativamente giovani, hanno una prospettiva di vita lunga e spesso figli piccoli. La nascita e la crescita di questo nuovo popolo è tutta da sfruttare”.
Come?
“C’è bisogno di una mentalità nuova, che ponga al centro del discorso la reputazione di marca e non più l’immagine. Insomma, dopo la brand image è tempo di brand reputation”.
Cosa significa comunicare green?
“Significa mettere insieme cultura del digital, creatività e competenza nel campo del marketing sociale e culturale”.
Come sarà la nuova agenzia di pubblicità?
“La nuova agenzia avrà un ruolo più progettuale e di consulenza, anche in merito alla strategia di marketing di un prodotto, in particolare per quanto riguarda la sfera sociale e culturale. Saprà usare al meglio i media digitali, web e mobile, sarà esperta di world of mouth e di organizzazione di eventi. Sarà ibrida, come le auto, una via di mezzo tra una vecchia agenzia creativa, una di PR, una di eventi, un centro media e una società di consulenza innovativa specializzata in marketing sociale, ricerche e consumer insights. Avrà competenze nuove: di marketing, strategiche, digitali, legislative”.
A proposito di web, nel 2009 internet è stato l’unico mezzo a crescere in termini di raccolta pubblicitaria. Quali sono le prospettive per il 2010?
“La crescita continua: i dati dei primi due mesi sono buoni. Il web ha superato la radio e sta diventando un mezzo primario per le aziende. Non c’è da stupirsi: dati e ricerche provano che la multimedialità paga di più: le aziende sono consapevoli che usare più mezzi sia più efficace che usarne uno solo”.
Le due parole chiave quando si parla di comunicazione oggi sono multimedialità e interattività. Il problema però è trasformare la parole in fatti. Che consigli si sente di dare?
“Per realizzare una campagna di comunicazione o un lancio pubblicitario vincente bisogna avvalersi di professionisti e non improvvisare. Non esiste una ricetta valida per tutti e ci sono diverse opportunità, tra le nuove agenzie specializzate e innovative e quelle storiche e più tradizionali che comunque stanno studiando il modo di sfruttare il web”.
L’Italia rispetto al resto dell’Europa oggi a che livello è?
“Indietro. Viviamo il così detto digital divided perché la nostra banda larga e la diffusione del web sono tra le più basse del mondo, insieme alla Grecia”.
di Nicole Cavazzuti su www.affaritaliani.it
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