Sondaggio Comunicazione Perbene, Tv da bollino rosso: troppe liti e insulti
Dic 26th, 2009 | Di Altri | Categoria: Indagini e Sondaggi
Il Natale festa della pace e dei buoni sentimenti? Un lontano ricordo: oggi la situazione è ben diversa, almeno facendo zapping tra i canali Tv, dove a dominare sembrano essere sempre di più litigi e intolleranza.
È quanto emerge dallo studio condotto dall’associazione Comunicazione Perbene, secondo il quale ogni giorno sui principali canali televisivi ben 38 ore sono ad alto rischio.
Comunicazione Perbene (www.comunicazioneperbene.com), l’associazione non profit che si batte per l’ecologia nella comunicazione con una particolare attenzione rivolta ai bambini, ha intervistato 130 esperti tra psicologi, psicopedagogisti, sociologi ed esperti di media, e ha condotto un monitoraggio del web e delle reti nazionali per individuare che spazio hanno, ogni giorno litigi, risse, comportamenti e atteggiamenti aggressivi e diseducativi all’interno dei media.
A guadagnarsi la maglia nera, più di trasmissioni sportive e reality, sono i Tg (da «bollino rosso» per il 71% degli esperti intervistati) e i programmi di informazione. Ad alzare i livelli dell’«urlometro mediatico» sono soprattutto i politici (come evidenzia il 67% degli esperti): dove sono presenti in media si registra 1 «comportamento scorretto» ogni 3 minuti di messa in onda.
Ad essere sotto accusa oltre ai litigi, gli insulti (indicati dall’85%), le urla (73%) e il sovrapporsi agli altri (66%), il tutto con possibili effetti (anche gravi, come sostiene il 69% degli intervistati) soprattutto sul pubblico dei più giovani.
Un modello simile e il continuo bombardamento di liti, urla e gesti di intolleranza, possono infatti portate ad un aumento dell’aggressività (46%), all’insorgere di stati d’ansia (39%), per arrivare a intolleranza e persino sociopatie. «La tv è il medium preferito degli italiani e dovrebbe essere uno strumento di informazione o intrattenimento - dice Saro Trovato, presidente di Comunicazione Perbene - non una sorta di arena dove a dominare sono liti e violenza.
Di fatto il piccolo schermo ha una incredibile capacità di influenzare comportamenti e atteggiamenti, nel bene e nel male. E una Tv dove ogni giorno in decine di trasmissioni vengono proposti comportamenti scorretti non è certo una buona maestra».
Il piccolo schermo invaso ad ogni ora da «litigi e violenza», tanto che per otto esperti su dieci ci si trova ormai in una «situazione da allarme rosso». In base allo studio, in questo Natale la Tv è dominata dai litigi e dalla «violenza», verbale e non solo.
A dirlo è il 75% degli intervistati, ma anche i risultati del monitoraggio realizzato sulle principali emittenti, dal quale risulta che ogni giorno sono in onda ben 38 ore di programmi a rischio litigio, molti dei quali in fascia protetta, come sottolinea il 79% degli esperti intervistati. La totalità degli intervistati condanna senza remissione gesti di violenza fisica, ma non sono certo i soli comportamenti scorretti che andrebbero azzerati.
Il 91% punta il dito sui continui litigi, l’ormai diffusa abitudine di scambiarsi insulti (indicati dall’85%), le urla (73%) e il sovrapporsi agli altri (66%), impedendo di fatto all’altra parte di esprimere il proprio parere. Non solo, anche i gesti e le smorfie che vengono fatte quando l’avversario parla sono da condannare (57%), così come i gestacci (52%).
Oltre ai Tg, sul banco degli imputati ci sono le trasmissioni di informazione (sia quelle legate alla politica, che all’attualità): segnalate dal 65% degli esperti come ad altissimo rischio e dove la media di comportamenti e gesti scorretti arriva a 1 ogni 7-8 minuti di programma.
Quasi «pacifici» diventano così i programmi sportivi, indicati dal 51% (dove nel periodo tra metà novembre e metà dicembre si sono registrati 1 comportamento da censurare ogni 10 minuti circa). Quarto posto per i reality, segnalati dal 46%, dove il monitoraggio ha evidenziato un litigio o comportamento scorretto ogni 12 - 13 minuti di messa in onda. Alla base di questa «vittoria» dei Tg e dei programmi di informazione ci sono i servizi e gli argomenti trattati, o meglio, i loro «protagonisti». Spetta infatti ai politici la maglia nera di questa classifica dei più litigiosi e dei modelli da non imitare assolutamente in fatto di comportamento e atteggiamento, come evidenzia il 67% degli intervistati.
Ormai il dibattito sembra doversi trasformare perennemente in «rissa» (come evidenziato nel 59% di situazioni analizzate durante il monitoraggio), sia quando si fronteggiano sia quando si tratta di dibattiti «a distanza», in derisione dell’avversario (nel 45% dei casi) o comportamenti prevaricatori, spesso grazie all’utilizzo delle urla (nel 42% dei casi).
Il secondo gradino del podio rimane saldamente in mano agli opinionisti (come sostiene il 58% degli esperti), sia a quelli «di costume» che a quelli sportivi. Nelle trasmissioni dove sono presenti si registrano aggressività esasperata (77% dei casi), altissima propensione al litigio (nel 68% dei casi) e gesti che denotano mancanza di rispetto degli altri (nel 43% dei casi individuati nel monitoraggio).
Medaglia di bronzo vinta sul filo di lana dai personaggi dei reality che battono di pochissime lunghezze gli «ospiti» di certe trasmissioni (49% contro il 47%). Per loro il litigio (presente nel 58% dei casi analizzati), gli insulti (nel 45%) e persino i gesti di aggressione (anche fisica) a chi la pensa diversamente (27%), sembrano una regola. Al fianco della Tv per gli esperti è allarme Internet.
A rischio per questa ondata di liti e violenza sui media soprattutto i bambini: aumenta il rischio aggressività, ansia e spinge a non rispettare chi la pensa in modo diverso E se la Tv è la prima accusata, come sostiene il 75% degli esperti, non è la sola: a salire sul banco degli imputati ci sono anche i nuovi media, capeggiati da Internet che contribuisce ad aumentare il clima di aggressività (48%) che sembra essere il leit motif del Natale 2009. Il web, infatti, è diventato un terreno di scontro, dove il «pubblico» prende parte in modo attivo a litigi, insulti e risse.
Emerge insomma una situazione che gli esperti giudicano molto rischiosa e che secondo il 69% degli esperti potrebbe avere serie ripercussioni, soprattutto sui bambini e gli adolescenti.
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