Space Economy in orbita con i privati.

Apr 6th, 2016 | Di Altri | Categoria: Primo Piano


L’ultimo in ordine di tempo a voler conquistare lo spazio è stato Jeff Bezos. Poche settimane fa il patron di Amazon ha aperto ai giornalisti il quartier generale della sua Blue Origin, la compagnia in cui ha investito più di mezzo miliardo di dollari e che a partire dal 2018 dovrebbe inaugurare viaggi in orbita per turisti. Dalla new economy alla space economy il passo è breve: basta scorrere la classifica stilata da Forbes dei venti miliardari che investono nello spazio. Al primo posto c’è Bill Gates, al secondo Bezos appunto, al terzo Larry Page di Google. Paul Allen (anche lui Microsoft come Gates) è al quinto, e poi: Ma Huateng di Tencent, Elon Musk di PayPal, Erich Smith di Google, Richard Branson di Virgin, Yuri Milner e Peter Thiel di Facebook.

Sono loro, i re Mida della Silicon Valley, i veri protagonisti della nuova corsa alle stelle. C’è chi lo fa per la personale ossessione di volare senza gravità, ma la maggior parte di loro vede nello spazio il business del futuro. E così, per la prima volta, gli investitori non sono più solo governi e istituzioni.

Come conseguenza, tra il 2000 e il 2015 le aziende spaziali hanno attratto oltre 13,3 miliardi di dollari, e il 2015 è stato l’anno record con investimenti con 2,7 miliardi di dollari. Google ha investito 500 milioni di dollari in SkyBox Imaging: un sistema
di satelliti che raccoglie immagini ad alta risoluzione della superficie terrestre. Il colosso di Mountain View ha poi stretto un accordo da 3 miliardi di dollari con la Vigin Galactic di Branson e Qualcomm per mandare in orbita una costellazione di 600 satelliti per dare la connessione Internet a chi ora non la ha. La Bigelow Aeropspace sta progettando la prima stazione spaziale privata e la SpaceX di Elon Musk punta a mandare un equipaggio umano (lo stesso Musk si è candidato) su Marte.

Una pioggia di idee e di denaro che si sta riversando su chi ha accumulato know how spaziale. Perché se Google vuole mandare in orbita i suoi satelliti ha bisogno di qualcuno che sappia come fare. Dunque anche dell’Italia. Il nostro Paese è il sesto nel mondo per investimenti spaziali e il terzo in Europa: nel 2016 finanzia l’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea) con 512 milioni di euro, il 13,4% del bilancio, contro gli 873 milioni della Germania e gli 845 della Francia. Il settore occupa circa 6.000 dipendenti mentre il valore della produzione nazionale (ma i dati sono relativi al 2013) è di 1,6 miliardi di euro.

Il governo italiano ha compreso che la posta in gioco è alta, sia dal punto di vista strategico, per conservare una posizione di leadership tra le nazioni “spaziali”, sia dal punto di vista economico, alla luce delle nuove potenzialità del mercato privato.

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