Tempi duri per gli “urlatori” della pubblicità
Mar 31st, 2009 | Di Altri | Categoria: Comunicazione
Per catturare l’attenzione dei telespettatori durante la pubblicità o le televendite esistono svariati espedienti che, operatori della comunicazione pubblicitaria ed emittenti televisive hanno sapientemente mixato per raggiungere il target.
Tra questi va annoverato uno dei più usati e cioè l’aumento del volume durante la messa in onda di spot e televendite. Ma per gli addetti ai lavori stanno arrivando tempi duri infatti, con la delibera n.34/09/CSP, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha dato “Disposizioni in materia di livello sonoro dei messaggi pubblicitari e delle televendite”. I punti di maggiore rilievo sono quattro.
Le emittenti radiotelevisive pubbliche e private e i fornitori di contenuti operanti su frequenze terrestri e via satellite non possono diffondere messaggi pubblicitari e televendite con una potenza superiore a quella ordinaria dei programmi, misurata secondo i parametri tecnici e le metodologie di rilevamento.
È previsto un periodo di applicazione sperimentale della nuova regolamentazione della durata di sei mesi al fine di consentire: un graduale adeguamento da parte delle emittenti e delle case di produzione dei messaggi pubblicitari.
Segue la fase di monitoraggio condotta dall’Autorità con la partecipazione delle emittenti e dei fornitori di contenuti al fine di controllare il rispetto delle soglie di tolleranza definite dalla delibera.
All’esito del periodo di sperimentazione l’Autorità si riserva di apportare eventuali modifiche dei parametri di rilevazione.
In verità, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni aveva già disciplinato, con delibera del 10 ottobre 2006 n. 157/06/CSP, in materia di livello sonoro delle televendite e dei messaggi pubblicitari.
Tutti provvedimenti attesi da tempo poiché già alcune leggi del 1995 e del 1990 prevedevano il divieto, per i concessionari pubblici e privati, di trasmettere sigle e messaggi pubblicitari con potenza sonora superiore a quella ordinaria dei programmi. Le difficoltà fino ad ora riscontrate nell’applicazione delle leggi, sembrano essere superate grazie all’analisi tecnica condotta dall’Istituto Superiore del ministero delle Comunicazioni, il quale ha individuato il metodo per calcolare lo scostamento fra il livello sonoro del messaggio pubblicitario o della televendita e quello relativo al livello sonoro del programma.
Questo sarà un banco di prova per tutti coloro che ritengono che il messaggio pubblicitario di un buon prodotto non debba essere “urlato” per attrarre l’attenzione del consumatore. E forse, noi telespettatori smetteremo di saltare in poltrona ad ogni reclame.
Flavia Pontillo su www.capitoloprimo.it
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