La torta di riso e il marketing della domenica

Dic 1st, 2009 | Di Altri | Categoria: Marketing


“Rilanciare il turismo in tutta la nostra provincia, puntando più decisamente sull’economia dell’ospitalità, ormai l’unica rimasta nel Savonese”. E’ questa la linea-guida del neo presidente Cerminara indicata dopo la nomina. Chiosa con questa dichiarazione d’intenti il comunicato stampa dell’ufficio stampa unitario Albergatori - Confcommercio di Varazze.

RILANCIARE IL TURISMO… Già sentito forse. La dichiarazione fa pensare: l’economia dell’ospitalità sarebbe infatti l’unica rimasta nel savonese, secondo il neopresidente Pino Cerminara, che ha senza dubbio ragione, come del resto il buon Enrique Balbontin & Co, quando celebra la devastante filosofia della “torta di riso”, autentica metastasi dell’economia dell’ospitalità che da sola potrebbe reggere e cambiare le future sorti del turismo. Già visto: 146962 volte su Youtube

Per “RILANCIARE l’immagine della Liguria di fronte ad un turismo sempre più esigente” due anni fa la politica prese a prestito la torta (di riso) per “voltar pagina con l’inizio di un nuovo percorso con gli operatori del settore turistico all’insegna dell’ironia”.

Fu un successone: dell’apposita iniziativa non è rimasta che una traccia ingiallita su http://www.youtube.com/watch?v=4ojUghws6Xg

Dell’agognato rilancio annunciato a mezzo stampa, come del torta-di-riso-pensiero, però, non se ne può francamente più.

Capita poi di ascoltare personalmente uno scambio di battute tra albergatori di zona, che cerchiamo di riportare fedelmente nella sua sostanza, e che funziona pressapoco così: “La crisi fa calare il numero dei turisti? Noi alziamo i prezzi, e siamo a posto.”

Ecco. Una delle forme del formidabile torta-di-riso-pensiero, che da secoli mina la base “l’unica economia rimasta”, quella turistica. Perchè se fai il paragone prezzo / ospitalità / qualità tra un albergo qualsiasi in zona ed un suo omologo in Romagna (ad esempio), son dolori.

E’ abbastanza inutile nascondersi dietro un dito sindacale o tavoli unici. Lo stesso vale per gli stabilimenti balneari e per i ristoranti. Il Savonese Autoctono, d’estate, in questi posti probabilmente non ci va. Come dargli torto? Spesso capita di attendere ore, di esser serviti in modo sgradevole, di mangiare male (quando la cucina è ancora aperta). Spesso capita che con il budget di una giornata in spiaggia e mezza cabina marcia, ci fai un weekend alle Canarie. L’albergo – se ha posto – ha una hall da tre stelle, l’accoglienza da due e la camera da una. Con qualche mobile triste come il brutto tempo, meglio se riciclato, che non si butta via niente, che vadano da un’altra parte se non gli va bene, ’sti turisti rompicoglioni. Troppo spesso…

E così, piano piano, una riviera muore.

Si riempie di case vuote, di affitti in nero, di avventori mordi e fuggi, di quelli che tornano in città il giorno stesso, partendo anche prima, per evitare i tappi dell’Aurelia della A10 e della A6. Di quelli che in spiaggia fan solo casino, che fanno la coda per un pezzo di focaccia di ieri, pagandola una fortuna. La stagione si accorcia, ma anche i weekend, e a luglio in settimana, in giro c’è poca gente. Lo vedete, no?

La famigliola prenota, ma il soggiorno è più breve.

Tre, due, una settimana. E’ meno contenta, e mentre qui cerca di spendere meno, la famigliola - che non è cretina - pensa che può spendere meglio altrove, dove forse i ragazzi già grandi si divertono di più, ‘che trovano addirittura da noleggiare una moto d’acqua o un barchino a vela. Che la sera si va a ballare senza doversela tirare da finti ricchi, che c’è ancora qualcuno in giro dopo il coprifuoco di mezzanotte, che non è tutto difficile dal parcheggio in poi.

Il turista lo patisce, lo sa. Il Savonese non sempre, che un po’ tanto ci è abituato, anche quando fa l’albergatore, il ristoratore, il bagnino.
E si lamenta: è meno contento, ‘che si guadagna meno, ‘che tocca lavorare di più e peggio. Sorride meno alla famigliola (ammesso lo abbia mai fatto :-) e la famigliola sorride meno a lui. Va via prima, magari non torna.

Come scriveva Robert M. Pirsig nel suo indimenticabile “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, la Qualità la vedi solo con la coda dell’occhio, ma è lì che il soggetto e l’oggetto si incontrano. Detto poco. Potrebbe essere un’ottima ri-lettura invernale che crediamo consigliabile. Sarà certamente d’accordo una mente fine come Matteo Ravera, eminenza non grigia di Federalberghi, che muove persone motivate alle quali, sorridendo e senza ironia, facciamo i nostri migliori auguri.

Con una specie di raccomandazione, però: ormai è chiaro anche ai non addetti che l’industria pesante non ha gran senso qui dove c’è poco spazio e molta bellezza. Il turismo è la chiave. Milano e Torino sono ad un ora di strada. La gente arriva, e se sa che ci sei, il foresto - che non è cretino – torna, se lo tratti bene.

E’ un marketing da domenica di novembre, ma funziona :-)

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