Il tracciato Morse della vita

Nov 24th, 2016 | Di Altri | Categoria: Editoriale


Quante volte si può cadere nella vita e rialzarsi…?
Quante volte l’andamento della vita sembra un tracciato Morse con punti, linee ed improvvise interruzioni che fanno sembrare quel percorso definitivamente interrotto, spezzato per sempre. Ed invece, improvvisamente il “segnale della vita” riprende come se nulla fosse accaduto, più forte e tenace di prima. Perché quella bastarda della vita è più forte di te, di tutti. E’ più forte anche della tua voglia di mollare, di lasciar perdere tutto, abbandonare la lotta perché proprio sembra finita…

Storie di vita che sembrano inventate ad Hollywood ed invece vengono registrate non sulla celluloide, ma sulla pelle degli uomini veri, come i solchi di un disco in vinile, tatuaggi che segnano il passare degli eventi.

E’ quello che è successo alla folle vita di Anthony Ervin, nuotatore degli USA che ha vinto due medaglie d’oro a distanza di 16 anni. La prima volta aveva 19 anni a Sydney 2000, la seconda nella gara dei 50 metri stile libero a 35 anni compiuti a Rio.

Ma se questo sembra già strano, lo è ancor di più la sua vita in Cinemascope. Anthony era un bambino iperattivo e soffriva di un disturbo dell’attenzione. I genitori decisero, quindi, di farlo nuotare per sfogare le sue energie. Nel frattempo, imparò a suonare la chitarra. Tanto che, dopo la sua medaglia d’oro a Sydney, decise di fare la rock star. Non avendo molto successo, sparì completamente dalle cronache e per un breve periodo fece il tatuatore, poi il venditore di strumenti musicali. La situazione non era delle migliori ed iniziò la dipendenza da alcool e droghe.

Una vita confusa, ma anche un animo enormemente generoso Anthony: quando lo tsunami colpì le coste del Sud-Est asiatico decise di mettere all’asta la sua medaglia olimpica su Ebay e, pur in difficoltà economiche, donò i 17mila dollari di ricavato a un fondo della Croce Rossa che operava nelle zone colpite dalla catastrofe naturale.

S’impegna anche in altre cause sociali, come il coinvolgimento nell’iniziativa ‘Make a Splash’, associazione con la finalità di permettere a tutti i bambini statunitensi d’imparare a nuotare.

Nel 2007 però Ervin torna a fare uso di alcool. Non ha una fissa dimora e trova un tetto sotto il quale dormire solo grazie agli amici che lo ospitano. Ma ecco, che il segnale Morse, apparentemente spento, torna a farsi sentire: nel 2010 Anthony riesce a rimettersi in carreggiata ed ottiene un lavoro come insegnante di nuoto per i bambini a New York. Decide di tornare in piscina a livello agonistico e compete alle Olimpiadi di Londra 2012 e, nel Mondiale del 2013, conquista l’argento nella 4×100 stile libero.

Ma il segnale Morse, tante volte interrotto e ripreso, conclude il suo messaggio di speranza a Rio de Janeiro, quando il nuotatore americano riconquista una medaglia d’oro dopo ben 16 anni e nella bacheca della sua casa ricompare quella medaglia d’oro messa all’asta per una causa nobile.

Un nuotatore, una rockstar, un tatuatore, un venditore di strumenti musicali, un drogato alcolizzato, un filantropo, un insegnante di nuoto, un nuotatore ancora.
Ma soprattutto, in una parola sola, un vincente…

Perché nella vita non conta quante volte cadrai, quante volte il segnale Morse s’interrompe. Conta solo quante volte riuscirai a rialzarti e se riuscirai a terminare il tuo messaggio che volevi inviare al mondo.
Perché la vita non è un film Holliwoodiano, non è perfetta.

La vita è fatta così: talvolta ti sputa in faccia, ma subito dopo può donarti la carezza più dolce che ci sia.
A volte sono proprio quelli che pensiamo persi nella vita che invece stanno solo ricercando se stessi.
Grazie Anthony, il tuo segnale Morse potrà avere anche delle lunghe interruzioni, ma non sarà mai piatto…

Massimo Antinolfi
Corso Milano, 30
20900 MONZA (MB)
Tel. +39 347 95 15 790
Email: mantinolfi@libero.it

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