Le principali tipologie di Marketing/Comunicazione non convenzionale e la UAUcommunication, ultima frontiera

Dic 6th, 2016 | Di Altri | Categoria: CATEGORIA B, Primo Piano


Con marketing non convenzionale intendiamo un insieme di strategie promozionali e pubblicitarie che, per far fronte alla perdita di potere di persuasione da parte del marketing tradizionale, fa uso di tecniche di comunicazione “innovative” per presentare i prodotti al pubblico in modo “alternativo”.

L’assunto di base è il seguente: dopo anni di pubblicità (alla televisione, alla radio, sui cartelloni, sulla stampa), i consumatori sarebbero ormai abituati alla “classica” propaganda aziendale e rimarrebbero meno impressionati dai tentativi di “influenza” commerciale. I sistemi di Marketing Non Convenzionale, grazie alle loro caratteristiche peculiari, sarebbero in grado di attirare nuovamente l’attenzione del pubblico e permettere una maggiore efficacia del messaggio.

L’evoluzione della società post-moderna ha trasformato oltre che i processi culturali e quelli produttivi anche il modo in cui viene percepito il prodotto commerciale. Quelli che prima venivano definiti come “consumer”, ovvero consumatori divengono parte integrante del processo di produzione e distribuzione di prodotti e servizi, passando allo stato di “prosumer”.

Questo genere di evoluzione è ben evidente attraverso Internet dove gli utenti collaborano per creare nuove mode e correnti di pensiero e dove il marketing non convenzionale affonda parte delle proprie radici. Invece di interrompere i consumatori mentre sono impegnati nelle varie forme di intrattenimento o informazione, il marketing non convenzionale diventa a sua volta intrattenimento o informazione, in tal modo dovrebbe essere in grado di ottenere la completa attenzione da parte del pubblico.

UAUcommunication
#UAUcommunication e’ la ‘ ultimate’ comunicazione ( la piu’ avanzata), progressiva, live, diretta, bidirezionale, attraente, stupefacente, divertente, contestuale, coinvolgente, emozionante, interattiva, esperienziale, creativa, virale, immersiva, memorabile, innovativa, alternativa, on the road, cost effective, e soprattutto Green, che, grazie alle tecniche non convenzionali, applica il brand-storming e favorisce l’aumento della brand awareness, della brand reputation e della brand fidelity, costruisce meglio la brand identity, utilizzando efficienti approcci relazionali, tailor-made e glocal che si basano sullo studio “dal basso” della psicologia del target ( partner nella accezione postmoderna), delle leve razionali ed emozionali e dello spazio-ambiente in cui si muove.

Una UAU comunicazione, che rende possibile e praticabile quanto sopra solo in modalità “live”, olistica ed inusuale, alternativa e fuori dai canoni, decisamente gradevole ed efficace, altamente notiziabile sui media tradizionali, con un elevato coefficiente di condivisione e diffusione su social media, che lascia un ricordo indelebile, che stupisce e meraviglia e non lascia indifferenti, che attrae e non fa scappare (con lo zapping) l’audience, che diverte e non annoia, che piace e non dispiace, che fa spettacolo

guerrilla marketing
Guerriglia marketing (dall’inglese/spagnolo Guerrilla Marketing) è la definizione coniata dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel 1984 nel suo libro omonimo per indicare una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Trae spunto da azioni di street art/graffiti art ( arte non convenzionale) che è un ottimo , funzionale ed efficacissimo mezzo di comunicazione, dalle qualità peculiari: può contare su differenti metodi di espressione ed è in grado di stringere un forte legame fra il messaggio ed il territorio in cui è inserito.

Dunque unconventional art che ispira la unconventional communication e funge da suo motore propulsore

Arte è comunicare e comunicare è arte

Nelle street installation si combina la rapidità di posizionamento con l’eliminazione di ogni danneggiamento all’arredo urbano. Le creazioni artistiche sono oggetti tridimensionali, collocati nelle strade o nei locali pubblici, senza intaccarne le superfici. Gli autori realizzano le proprie figure in privato e le inseriscono in città solo quando sono finte. Le installazioni scultoree sono probabilmente il metodo meno impiegato nella classica street art, forse anche per la precarietà delle opere, che possono essere rimosse e distrutte da chiunque. Il minore uso delle street installations le rende particolarmente curiose rispetto alle altre forme d’arte urbana più comuni, attirando maggiormente l’attenzione dei passanti.

Il Guerrilla Marketing originale non è, al contrario di quanto si crede, il semplice creare delle azioni eclatanti che fanno parlare di sé, bensì un approccio sistematico al marketing dedicato alle Piccole e Medie Imprese ed adottato anche da importanti multinazionali. Anzi per la definizione che ha dato il suo creatore, ogni azione illegale o contro i costumi locali non è guerrilla marketing.

Ingrediente fondamentale per la riuscita della campagna è la sua stessa propagazione virale, ovvero un passaparola che va a rafforzare e ampliare la conoscenza del marchio a un numero potenzialmente elevato di persone / utenti.

Uno dei primi esempi di guerrilla marketing è stata la leggenda metropolitana messa in rete, e da lì lanciata dagli altri media, in cui si parlava di quattro cineasti scomparsi in una foresta del Maryland nel 1994, di cui sarebbero state ritrovate le riprese a distanza di anni; un sito web trattava del caso, e dopo poco uscì nei cinema il film The Blair Witch Project.

Ambient marketing
L’ambient marketing è una forma di marketing non convenzionale che sfrutta l’ambiente (sia esso una strada, un negozio, un ascensore, una cabina telefonica, il bagno di una discoteca…) per “incontrare” il target e utilizza tranfer di immagini e concepts che riportano al prodotto/servizio da promuovere

Come le altre forme di Marketing non convenzionale (Marketing virale, Guerriglia marketing, Street marketing etc.) nasce per ovviare alla obiettiva difficoltà di “farsi vedere” nel crescente affollamento pubblicitario dei mezzi tradizionali.

Nel caso dell’Ambient Marketing, la fascia di target alla quale ci si desidera rivolgere è presente in determinati luoghi in certi momenti della giornata. Ed è lì che si va a colpire.

L’ambient marketing cerca di portare la pubblicità direttamente dove si trova il suo target specifico, costruendo messaggi ad hoc per i suoi obiettivi; un target potenzialmente molto ricettivo, perché colto “di sorpresa” in un momento di rilassatezza, in un ambiente ove si è recato con motivazioni completamente diverse da quelle usuali per la ricezione di una comunicazione pubblicitaria.

Ambush marketing
è l’espressione comunemente usata nel mondo anglosassone in ipotesi di associazione indebita (non autorizzata) di un brand ad un evento mediatico; ossia quando lo stesso non appartenga ad uno degli sponsor ufficiali.

Accade sovente che un brand paghi per diventare sponsor ufficiale ed unico di un dato evento mediatico, nel quale si intromette cercando visibilità, con un’azione di marketing non convenzionale, un’altra compagnia in modo non ufficiale. Il termine “Ambush Marketing” è stato coniato dal marketing strategist Jerry Welsh, mentre lavorava per l’American Express Company, nel 1980.

Buzz marketing
è quell’insieme di operazioni di marketing non convenzionale volte ad aumentare il numero e il volume delle conversazioni riguardanti un prodotto o un servizio e, conseguentemente, ad accrescerne la notorietà e la buona reputazione.[Non del prodotto o servizio in questione?!][senza fonte]. Consiste cioè nel dare alle persone motivo di parlare di un prodotto, servizio, un’iniziativa e nel facilitare le conversazioni attorno a tale oggetto.

La parola buzz è, infatti, onomatopeica e richiama il ronzio delle api: in estrema sintesi il buzz marketing rappresenta quindi la possibilità di raggiungere nel modo più capillare e nel minor tempo possibile quello che viene definito “sciame”, cioè un gruppo di utenti omogeneo per interessi rispetto a un tema o a una categoria di prodotti/servizi.

Buzz marketing è, dunque, la strategia di coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, parlano di beni, aziende o brand e ne diffondono il loro pensiero a riguardo, talvolta utilizzando il web (tramite, ad esempio, blog, forum e social network)[senza fonte] .

Perché ciò avvenga, è necessario attirare l’attenzione delle persone potenzialmente interessate: creando suspense, inventando strategie mirate, facendo sì che a parlarne siano personaggi particolarmente influenti (blogger di spicco, social media manager, opinion leader, eccetera).

Elemento centrale del buzz marketing è l’uso del passaparola.

Marketing virale
è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere un messaggio a un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale.

È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.

La prima operazione “virale” su larga scala viene addebitata al servizio di posta online Hotmail: il messaggio automatico “Get your free e-mail account at http://hotmail.com” che da sempre compare alla fine di ogni email inviata con tale provider è destinato a coloro che leggono e, dunque, a potenziali nuovi utenti. In una sola frase, Hotmail sfrutta l’attività e i rapporti dei propri clienti per fare pubblicità al suo servizio, per far sapere che tale servizio è gratuito e – non ultimo – che già altri lo utilizzano con successo. Efficace, non trovi? E infatti Hotmail passò da 0 a 12 milioni di utenti registrati nell’arco di appena un anno e mezzo.

La definizione di “virale” fu coniata a metà degli anni Novanta da Draper Fisher Jurvetson, il primo a utilizzare la metafora del contagio per spiegare il modo in cui avviene la trasmissione del messaggio che si vuole diffondere. Sfruttando le potenzialità del passaparola volontario sul Web, il marketing virale segue un andamento esponenziale. Una volta lanciato il messaggio, dunque, sono gli utenti a condividerlo ai loro contatti, che a loro volta potranno fare altrettanto.

Particolarmente efficace per il viral marketing è l’utilizzo delle immagini e dei video: motivo per cui una piattaforma come Youtube viene sfruttata a dovere dai brand per diffondere messaggi e pubblicità virali.

Product placement
Il product placement consiste letteralmente nel posizionamento – previo pagamento – del marchio in un contesto cinematografico o televisivo. Si va così a sfruttare la potenza del medium per promuovere un determinato prodotto o brand.

Le tre categorie di product placement sono:

visuale, laddove il marchio o il prodotto viene integrato e reso visibile in modo palese allo spettatore

verbale, allorché sono i personaggi a citare il marchio e a suggerirne la reputazione

integrato, nel momento in cui il prodotto si integra in modo naturale all’interno della trama, diventandone parte importante o addirittura il protagonista

Visual marketing
è la disciplina che studia il rapporto che intercorre fra oggetto, contesto in cui viene inserito ed immagine. È applicato principalmente nei settori moda e design, e rappresenta un punto di contatto interdisciplinare tra economia, leggi della percezione visiva e psicologia cognitiva[1].

Elemento fondamentale del marketing moderno, il visual marketing pone al centro dello studio e dell’analisi critica la capacità di un oggetto di essere “protagonista” della comunicazione visiva. Il prodotto e la sua comunicazione visiva diventano così inscindibili e la loro fusione è la componente che raggiunge il pubblico, influenzandone e determinandone le scelte (in un meccanismo comunicativo di persuasione[2]):”(…) un oggetto quindi non è più il risultato tecnico di risposta ad una funzione necessaria, ma il sunto fra immagine, funzione ed emozioni che gli vengono cucite addosso (…)”[3].

Spesso è confuso con il visual merchandising che rappresenta invece una sua declinazione.

Stealth marketing
è una sorta di endosement fantasma e consiste nell’inventare un marketing low cost, letteralmente nascosto, usando eventi, siti, campagne e prodotti che celano al loro interno un messaggio pubblicitario e che dunque agisce non solo in maniera palese, ma anche in modalità subliminale.

Spesso si svolge ingaggiando delle persone (anim-attori) a parlare (far vedere o toccare) di un certo prodotto durante le loro relazioni sociali e/o con gli individui scelti come target primario del prodotto/servizio, come se fossero consumatori soddisfatti o consapevoli del prodotto stesso

Quale miglior propaganda per un prodotto di quella fatta spontaneamente ( invece accade a pagamento) da singoli consumatori o utilizatori finali come sinceri e soddisfatti testimonial del prodotto stesso,

Nello stealth marketing, quindi, i consumatori non sono consapevoli del fatto di essere oggetto di operazioni di marketing: coloro che ’subiscono’ questo tipo di azione sono ignare vittime di una promozione pubblicitaria esperienziale.

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