Il valore della cultura aziendale

Gen 21st, 2014 | Di Altri | Categoria: Statistiche e Ricerche


L’85% delle aziende dell’S&P 500 promuove sul proprio sito aziendale una serie di principi e valori che guidano il comportamento di tutti i dipendenti. Ma quando un gruppo di economisti ha tentato di mettere in relazione la frequenza e la rilevanza di questi valori per misurare le prestazioni a breve e a lungo termine, non è stata trovata alcuna correlazione significativa.

Al contrario, Luigi Zingales, docente di finanza alla University of Chicago Booth School of Business, insieme ai colleghi Luigi Guiso dell’Istituto Einaudi per l’Economia e la Finanza e Paola Sapienza della Kellogg School of Management, ha rilevato che le aziende percepite dai propri dipendenti come attente ai valori etici, e non necessariamente quelle che pubblicizzano all’esterno la loro cultura dell’etica, hanno ottenuto profitti più elevati e altri indicatori di prestazioni di successo.

Nel loro studio, dal titolo “The Value of Corporate Culture” (Il valore della cultura aziendale), i ricercatori hanno preso in considerazione due dimensioni della “cultura” definite come importanti sui siti Web della maggior parte delle aziende dell’S&P 500: l’integrità e l’etica. I ricercatori hanno anche utilizzato le risposte ai sondaggi condotti dal Great Place To Work Institute, che pubblica l’elenco annuale delle “100 migliori aziende per le quali lavorare”. I dati includevano le risposte fornite tra il 2007 e il 2011 dai dipendenti di 1000 aziende pubbliche e private.

“Abbiamo osservato che elevati livelli di integrità percepita si correlano positivamente a buoni risultati in termini di produttività, redditività, migliori relazioni industriali e maggior livello di attrattività per i candidati alle posizioni di lavoro”, spiega Zingales.

I ricercatori hanno quindi posto una domanda ovvia: se la cultura dell’integrità è preziosa, perché alcune aziende finiscono per trascurarla?

Per trovare una risposta, i ricercatori hanno esaminato come le diverse strutture di governance influiscono sulla capacità di sostenere l’integrità come valore aziendale.

“Le ricerche precedenti hanno dimostrato che le aziende incluse nella classifica delle “100 migliori aziende per le quali lavorare” tendono ad avere prestazioni superiori rispetto alla media del mercato. Possiamo interpretare questo risultato dicendo che il mercato inizialmente sottostima il valore del capitale dell’integrità, il quale ha un peso importante nella classifica delle “100 migliori aziende per le quali lavorare”. Solo quando arrivano i profitti il mercato riconosce il valore dell’integrità”, osserva Zingales. “Se questo è vero, le aziende quotate in borsa tendono a sotto-investire nel capitale dell’integrità, almeno nel breve periodo”.

Per testare questa ipotesi, lo studio mette a confronto il livello di integrità di aziende quotate in borsa e società a capitale privato, per altri aspetti simili. Anche dopo aver esaminato il settore di attività, la collocazione geografica, le dimensioni e la composizione della forza lavoro, le aziende quotate in borsa sono risultate meno capaci di sostenere l’integrità.

“Oltre al fatto di essere quotate in borsa, abbiamo rilevato che l’unica caratteristica di governance statisticamente significativa è la presenza di un grande azionista (che detiene almeno il 5% della quota di proprietà), che ha una correlazione negativa con il livello di integrità. Sembra quindi che un’eccessiva attenzione verso la massimizzazione del valore per gli azionisti possa indebolire la capacità di un’azienda di sostenere un elevato livello di capitale dell’integrità”, conclude Zingales.

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