Al via la Mostra Internazionale del Cinema, ecco i dieci motivi per cui vale la pena seguirla

Ago 31st, 2016 | Di Altri | Categoria: CATEGORIA B


Se l’Hollywood Reporter scrive “perché Venezia conta più degli Oscar (scusa Toronto)” ci sarà un perché. E non è (solo) per la pattuglia massiccia di film battenti bandiera americana, che comunque assicurano divi e attenzione mediatica.

Ci sono autori per cinefili come l’astro filippino Lav Diaz e il menù della sezione Il Cinema nel Giardino che spazia dall’ultimo Gabriele Muccino al campione d’incassi animato Pets, da James Franco a Kim Ki-duk. Per gli amanti del genere, la coppia horror Argento-Refn per l’omaggio a Romero e il western de I Magnifici 7 con Denzel Washington.

E poi musical e musica, da Jovanotti e Nick Cave. Ecco dieci spunti sulla Mostra che s’apre domani, mercoledì 31 agosto, senza cene né feste, misure di sicurezza aumentate (blocchi di cemento anti camion, varchi di controllo) e all’insegna della giusta sobrietà (cancellate le tradizionali cena di gala e il ricevimento sulla spiaggia) in un momento doloroso per il nostro Paese.

Alta densità di divi. Come mai negli ultimi anni: Emma Stone balla da sola, nel senso che il co-protagonista del musical d’apertura La La Land - Ryan Gosling - è sul set di Blade Runner. Ma ci sono Cate Blanchett, Denzel Washington e Chris Pratt, Michael Fassbender e Alicia Vikander, Jake Gyllenhaal.

E poi i nostri Monica Bellucci, Margherita Buy, Elio Germano, Kim Rossi Stuart. In versione doppia Amy Adams e Natalie Portman, che sulla carta hanno chance di aggiudicarsi la Coppa Volpi. La prima ha due film in concorso, Arrival e Nocturnal Animals, la seconda ha in gara Jackie e fuori gara Planetarium, in cui affianca Lily-Rose Deep, figlia dell’attore Johnny. In versione doppia in quanto gemelle le protagoniste di Indivisibili di Edoardo De Angelis.

Il coraggio e gli autori. Bella l’idea di un Leone d’Oro alla carriera a Skolimowski, regista polacco di Quattro notti con Anna, premio che arriva dopo diciasette anni di assenza dal cinema, dedicati alla pittura. Bella la presenza nella sezione Venezia Classici di Shabhaye Zayandeh - rood, il flm di Mohsen Makhmalbaf, nato a Teheran nel 1957, che è diventato il film d’apertura della sezione grazie a un furto.

L’odissea del regista è infatti iniziata nel 1990 e si è conclusa quest’anno quando il negativo del film è stato rubato dagli archivi del Comitato di censura di Teheran. La copia, restaurata dall’autore, dura 63 minuti invece degli originari 100. Il film portò Makhmalbaf a scontrarsi con il governo.

Non ci sarà invece il trentenne Keywan Karimi al Lido, dove viene presentato il suo primo lungometraggio, Drum, alle Giornate degli Autori: è a Teheran in attesa di scontare una condanna a un anno di reclusione e 223 frustate per aver girato, nel 2013, un documentario sulle scritte, anche politiche, sui muri della sua città.

Habemus (Young) Papam. Le serie, alla Mostra, sono ormai una parte integrante e molto attesa. Lo è senz’altro The Young Pope di Paolo Sorrentino, co-produzione internazionale, in Italia per Sky.

Si vedranno due dei dieci episodi sulla storia di Lenny Belardo, alias Pio XIII, alias Jude Law, il primo Papa americano della storia. Giovane e affascinante, la sua elezione sembrerebbe il risultato di una strategia mediatica del collegio cardinalizio.

Ma come si sa, le apparenze ingannano. Il giovane Papa si rivela un personaggio scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, addolorato e crudele. Pio XIII tenta di attraversare il fiume della solitudine per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se stesso.

Ragazzi italiani. Gli adolescenti alle prese con maternità e l’inadeguatezza degli adulti sono al centro di Piuma di Roan Johnson e Questi giorni di Gabriele Piccioni, storia di quattro ragazze che partono alla volta di Belgrado.

Hanno diciott’anni le gemelle siamesi di Indivisibili, in viaggio verso la separazione, mentre hanno appena finito la maturità i protagonisti del film di Gabriele Muccino L’estate addosso, che volano a San Francisco e vivono uno di quei momenti che ti cambiano e ti restano dentro per sempre.
Venezia 2016, là dove c’era l’amianto ora c’è un cubo rosso (vedi foto copertina)

Dal buco al cubo. Là dove c’era un buco ora il verde c’è. Il famigerato buco dell’amianto che per anni ha sfregiato il Lido è diventato un cubo rosso al centro di un giardino che ospita cinema gratuito e incontri con gli autori. Una selezione che mette l’uno accanto all’altro Kim Ki-duk e James Franco, Gabriele Muccino e l’ultimo campione d’incassi animato, Pets.

Mostra e mostri. Omaggio a Romero con la proiezione del suo La notte dei morti viventi, seguita dall’incontro del pubblico a mezzanotte nel ‘Giardino del male’: Nicolas Winding Refn e Dario Argento. L’horror è sparso nelle varie sezioni.

Tra gli altri quello, reale, del documentario Liberami sugli esorcismi in Italia e Boys in the Trees di Nicholas Verso, ambientato la notte di Halloween del 1997, al centro una gang di giovani skater. Racconta di cannibali The Bad Batch della regista Ana Lily Amirpour: una feroce favola distopica in una desolata regione del Texas in cui alcuni reietti della società tentano di sopravvivere. Nel cast Jason Momoa, Jim Carrey e Keanu Reeves.

Musical e musica. Si apre con La La Land il musical di Damien Chazelle con Ryan Gosling e Emma Stone, che corre per il Leone d’Oro. Essere in apertura è di buon augurio, basta pensare a Gravity tre anni fa e poi, due anni fa, Birdman: entrambi poi trionfalmente presenti agli Oscar. Ma la musica a Venezia è anche Nick Cave, protagonista del documentario One More time With Feeling e di un cameo in The Beautiful Days of Aranjuez di Wim Wenders. Jovanotti firma la colonna e la canzone di L’estate addosso mentre Enzo Avitabile ha fatto un lavoro straordimario in Indivisibili, che mescola suoi classici a brani originali.

Il culto di Kav. Per molti cinefili il regista più atteso è Lavrente Indico Dia, in arte Kav Diaz. Nato nelle Filippine nel 1958, cresciuto a Midano. Regista, produttore, scrittore, montatore, direttore della fotografia, poeta, compositore, scenografo e attore. Il tratto distintivo? Ha firmato opere-fiume che non sono regolate dal tempo, piuttosto da spazio e natura. Gli servono per raccontare i conflitti politici e sociali del suo paese. È in gara con Ang Babaeng Humayo, di cui la sinossi anticipa: “Per Horacia la vita è una reclusiòn perpetua, piena di colpi di scena e imprevisti problematici, crudeli e inspiegabili”. Durata 226 minuti, sotto lo standard.

Feste. Inaugurazione giustamente sobria, ma le feste non mancano. Ecco le prime. Si parte con quella dedicata alla coppia Fassbender-Vikander per il cui film The Light Between the Oceans è stato organizzata una cena nella storica residenza nobiliare di Palazzo Pisani Moretta sul Canal Grande. La Maison Valentino organizza a Palazzo Barbaro un evento per Franca Sozzani, protagonista alla mostra di un documentario. Totale riservatezza per la cena di The Young Pope, con Paolo Sorrentino e Jude Law.

I magnifici western. Western d’Europa: Martin Koolhoven, nato all’Aia nel 1969, firma in concorso Brimstone, trionfale epopea di sopravvivenza ambientata nelle terre selvagge del vecchio west americano. Un racconto di forza e resistenza femminile con Dakota Fanning, Guy Pearce e il divo de Il Trono di Spade Kit Harington. Ecco il ritorno, da taluni atteso da altri temuto, de I magnifici 7 capitanati stavolta da Denzel Washington. Nel cast anche Ethan Hawke e Chris Pratt. Firma il remake Antoine Fuqua. Sul tappeto rosso due cavalli.

via http://www.repubblica.it

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