Vincitori e vinti del grande mondo del marketing che cambia così

Gen 26th, 2016 | Di Altri | Categoria: CATEGORIA B


Anno nuovo, tempo di pagelle dello scorso, cominciamo dal grande mondo di marketing e media.
Vince la tecnologia al servizio della creatività, perdono i luoghi comuni e gli stereotipi, guadagnano i servizi che fanno risparmiare tempo e quelli che ti fanno sentire un nababbo. Perdono i bugiardi e gli indecisi, ma facciamo qualche nome.

Tra i vincitori, spicca Instagram che ha saputo rinnovare completamente la propria immagine arrivando a 400 milioni di utenti in tutto il mondo, le previsioni di chiusura di bilancio saranno con il botto, giusto premio per gli sforzi del 2015, tra cui, l’apertura a settembre al mondo business e l’ampliamento dei suoi servizi a 50 paesi aggiuntivi; senza dimenticare, il rinnovo dei servizi, compresa la possibilità di pubblicare filmati e foto in format da grande schermo, la feature “buy” che permette di comprare all’istante e un prodotto chiamato Marquee che collega direttamente potenziali clienti con aste istantanee o promozioni specifiche. Certo il fatto di essere di proprietà di Facebook aiuta nel raffinare l’arte del targeting.

Superata in termini di utenti da Istagram, Twitter entra nella classifica vincitori grazie alla sua ultima creatura, Periscope, vera scoperta del 2015. Sono più di 10 milioni, gli utenti che hanno apprezzato questa app, nata per permetterci di mettere online, la nostra, personale, “vita in diretta”. Evidentemente un bisogno che sentivano in tanti.

Ma non solo Periscope, è lo streaming , video o musica che sia, il vero vincitore; come quello di Apple Music, che pur arrivando tra i “follower”, ha già tirato la sua zampata mettendo in prima fila Burberry che, a settembre, ha debuttato con un canale tuto suo. Electric Jukebox, arrivato ancora dopo, se la sta cavando altrettanto bene con Robbie Williams e Sheryl Crow nel suo portafogli. Ottime le posizion di Netflix, approdata con successo anche in Italia, e di Spotify, malgrado la sempre più agguerrita competizione.

Grande vincitore per avere sottomesso la tecnologia al servizio è Starbucks, che chiude un anno d’oro, dove ha riportato il focus sul core business: il caffè. Infatti, ha introdotto il servizio di prenotazione e pagamento via smartphone, eliminando così l’incubo della coda e, non contento, ha letteralmente riempito la app di servizi utili al risveglio: partnership con il New York Times per il quotidiano, con Spotify per la musica e con il servizio di trasporti Lyft. Poi, dal caffè all’aperitivo, ha introdotto la cena con piatti di prima qualità e gli alcolici per il dopo lavoro, non più posto di passaggio dunque, ma luogo di destinazione.

La tecnologia sta anche rivoluzionando una dei più antichi medium di comunicazione: la pubblicità outdoor. In Uk, Action Aid ha potuto adeguare i propri messaggi al variare del livello di precipitazioni. Mentre, il volto di donna tumefatto dalle percosse di Women’s Aid, soggetto della campagna contro la violenza domestica, guariva più velocemente in proporzione al maggior numero di persone che si soffermavano a guardare. Geniale!

E chi ha perso? Volkswagen, senza dubbio, non più tra le marche più amate dagli automobilisti, ma con lei hanno perso anche altri marchi come Honda, Toyota e Ford.

Cosi come lo scandalo FIFA ha coinvolto, non solo gli sportivi ma tutti i brand e gli sponsor che orbitavano intorno all’organismo messo in ginocchio dalla sospensione del presidente e dall’arresto dei due vice-presidenti. Una luce sinistra sul brand.

Tra i “caduti” anche la cultura dei Lad, per dirla all’anglosassone, o se preferiamo Fellini, che l’aveva ben rappresentata prima che diventasse oggetto di studio sociologico, quella dei vitelloni. Parliamo del machismo un po’ sbracato, con la battuta simil-pesante, il “solo fra maschi”, il branco non tira più e, soprattutto, non attira nuovi consumatori. La birra Foster ha interrotto così la sua lunga serie di spot incentrata su una coppia di amici, Brad e Dan, e l’ha sostituita con un gruppo di amici, maschi e femmine, ovviamente.

Anche Axe (Lynx in UK) famoso deodorante da uomo ha smesso da tempo la campagna in cui un giovanotto (neanche tanto carino) una volta spruzzatosi di deodorante veniva inseguito da un’orda di donne (tutte bellissime) desiderose di averlo. Lo stesso deodorante oggi parla di relax e di stanchezza e appoggia la campagna contro i suicidi maschili da stress.

Intanto anche i media cambiano rotta, chiusi Maxim e Arena e, con loro, un nugolo di altri patinati maschili. In Uk, persino il Sun comincia ad avere problemi nel suo essere quotidiano prevalentemente per uomini.

Rimanendo tra quelli che non se la passano tanto bene, ha portato i libri in tribunale American Apparel, catena di abbigliamento low cost, che negli anni aveva fatto discutere per le sue foto di adolescenti (poco più che bambine) in pose da Lolita, per manichini con peli pubici a vista e per le innumerevoli cause per molestie del suo fondatore. Fine di un mito.

Lo stesso Abercrombie & Fitch, ai suoi minimi storici, che per quanto abbia rivestito i suoi evangelist, (i ragazzi muscolosi che, a torso nudo, facevano bella vista in qualsiasi stagione davanti ai suoi negozi) non è riuscito a recuperare, perché quella immagine era quella che lo distingueva, senza, ha perso di identità. Difficile recuperare.

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