Il vino italiano cerca nuovi mercati
Mag 30th, 2009 | Di Altri | Categoria: Imprese e Mercati
I mutati scenari globali ampliano le prospettive del comparto enologico nazionale, che allarga gli orizzonti dell’export. Senza trascurare le potenzialità nelle aree consolidate.
I venti della crisi che da mesi scompaginano economie e finanze sembrano spirare con meno vigore sul mondo del vino, che, anzi, con filosofico distacco è pronto ad affrontarli senza eccessivi allarmismi.
Anche perché, stando alle previsioni, tra il 2008 e il 2012 non solo la produzione dovrebbe continuare a crescere a livello mondiale (+3,8%), fino a superare i 3 miliardi di casse da 9 litri, ma per gli stessi consumi è atteso un aumento del 6%, per un totale di 313,8 milioni di casse, mentre il fatturato pare destinato a stabilizzarsi intorno ai 166 miliardi di dollari (Vinexpo/Iwsr, International wine & spirit record).
Non v’è alcun dubbio, comunque, che dal 2009 lo scenario globale uscirà mutato. L’Italia, per esempio, nel 2007 primo Paese consumatore di vino fermo al mondo con 299 milioni di casse, entro il 2012 si troverà probabilmente a cedere il primato agli Usa.
Un rimescolamento di carte capace di aprire alle nostre etichette prospettive e opportunità sul fronte dell’export, che, secondo i dati elaborati dal Centro Studi Vinitaly, nel 2008 ha raggiunto i 3,6 miliardi di euro (+2% sul 2007).
Ma quali sono i Paesi su cui puntare oggi? Se ancora si parla di Russia e Cina come di realtà emergenti, l’Osservatorio Vinitaly ha dimostrato che anche mercati già consolidati continuano a offrire molte possibilità di crescita. Nei prossimi cinque anni, per esempio, Cina, Messico, Brasile, Germania e Regno Unito saranno le mete più attraenti per i vini basic, mentre Russia, Hong Kong, India, Singapore e Usa per le fasce premium e superpremium.
Related posts:






