8 marzo: Giornata internazionale delle donne. Tutti gli stereotipi sulle donne da abolire dalla A alla Z

Mar 7th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Breaking News


La Festa della Donna, soprattutto negli ultimi anni, è diventata l’occasione per rilanciare le manifestazioni contro la violenza sulle donne e contro i femminicidi. Tradizionalmente è legata all’8 marzo, ma non tutti conoscono il vero significato e l’origine di questa data.

Perché proprio l’8 marzo si festeggia la donna e perché si regala la mimosa?

Se anche voi avete questi dubbi, ecco spiegata l’origine, il significato e la tradizione legati alla Festa della Donna, oltre al motivo per cui il simbolo è la mimosa.

L’episodio che spesso si racconta per spiegare l’origine e il motivo per cui la Festa della Donna si festeggia l’8 marzo è legato a un tragico evento accaduto a New York. L’8 marzo 1911 un incendio improvviso divampato in una fabbrica di camicie causò la morte di 134 operaie intrappolate tra le sbarre. Su questo racconto, però, ci sono numerose incertezze in merito alla data, al numero delle vittime e persino alla veridicità di quanto accaduto.

La vera origine della Festa della Donna, invece, è legata al Partito socialista americano, che nel 1911 propose di celebrare una giornata interamente dedicata al ruolo e all’importanza della donna nella società.

L’anno successivo venne rilanciata l’idea anche dall’attivista Clara Zetkin, che propose di fissare una data per celebrare questa festa.

Inizialmente, comunque, non venne trovato un accordo sulla data nella quale celebrare la figura della donna e diversi Stati agirono in modo autonomo: negli Stati Uniti, per esempio, venne mantenuta l’ultima domenica di febbraio, mentre in altri Stati la festa della donna venne celebrata in occasione di altri importanti eventi storici tra il 18 e il 19 marzo 1911.

La prima Festa della Donna a essere celebrata il giorno dell’8 marzo fu quella del 1914, forse perché quell’anno era una domenica.

Tuttavia, soltanto nel 1921, durante la Seconda conferenza delle donne comuniste, si stabilì l’8 marzo come data unica nella quale festeggiare la figura femminile. La data rimanda alla manifestazione contro lo zar a San Pietroburgo avvenuta nel 1917, alla quale presero parte diverse donne.

Infine, nel 1977, l’ONU ha riconosciuto l’8 marzo come Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale.

Il legame tra la Festa della Donna e la tradizione di regalare la mimosa esiste soltanto in Italia, mentre il fiore è diffuso in diverse zone del mondo.

La mimosa è una pianta di origine australiana, importata in Europa all’inizio del XIX secolo. Solitamente si regala alle donne in occasione dell’8 marzo, in quanto il significato che gli Indiani d’America davano a questo fiore era legato alla femminilità e alla forza.

La mimosa, infatti, è un fiore che cresce spontaneamente in molte parti d’Italia, è economico e si può appuntare facilmente alla camicetta o alla giacca.

Nel 1946, l’Unione Donne Italiane (U.D.I.) ha scelto la mimosa come fiore che simboleggia la Festa della Donna.

Gli stereotipi sulle donne da abolire dalla Aalla Z

“Signore o signorino? A quanti uomini è mai stata rivolta questa domanda? Se lo chiede Emanuela Lai, attrice, nel pescare uno tra i “grandi classici” del repertorio legato agli stereotipi di genere. E che dire degli intramontabili “donne al volante, pericolo costante”, “Chi dice donna dice danno”.

Tra i luoghi comuni più diffusi: “Ha il ciclo, ecco perché è nervosa”, ” guidi bene per essere una donna” e poi l’immancabile “auguri e figli maschi”. “Parole che feriscono, segnano confini di genere e costringono le donne in ruoli prestabiliti, imprigionandole in una gabbia invisibile”, mette in rilievo in occasione della Giornata internazionale delle donne l’8 marzo, Alessandra Addari, coordinatrice sud Sardegna di Giulia Giornaliste. Parole che possono uccidere: “È stato un raptus”, “l’ho uccisa per troppo amore”.

“L’origine della violenza sulle donne, degli stupri e dei femminicidi, va ricercata nella dimensione strutturale e simbolica dello squilibrio di potere fra uomini e donne che si nutre di stereotipi e di un linguaggio fondato al maschile - commenta con ANSA Patrizia Desole, presidente del Centro antiviolenza di Olbia Prospettiva Donna - a partire dalle declinazioni, dalle parole, dai modi di dire da mettere al bando.

Dalla A alla Z. Per restituire dignità e valore alle donne”.

Si sente spesso dire che “chirurga” o “architetta” suonino stonate ma è solo questione di abitudine. Mentre non ci si abituerà mai a frasi come “Guidi bene per essere una donna”, “Resta al tuo posto se non vuoi guai”.

Frasi che non si vorrebbero più sentire, tante da comporre un intero alfabeto degli stereotipi.

Lo hanno ricostruito con le loro testimonianze le studentesse Federica Turis, Alice Loche, Valeria Bonanomi, insieme con Anna D’Hallewin animatrice di eventi per bambini, Jolanda Mason, student coach e ingegnera, Emanuela Lai attrice, Virginia Dal Cortivo, Business Development and Events Manager, Ludovica D’Atri, interprete di lingua dei segni. Hanno dato il loro contributo anche le operatrici del Centro antiviolenza Donna Eleonora di Oristano, assieme ad alcune sopravvissute.

Donne di oggi che nella loro vita professionale riflettono l’esigenza di un nuovo linguaggio, di un mondo da ripensare appunto dalla A alla Z con un nuovo “Alfabeto delle ragazze”.

A - come Amore “L’amava troppo. Non sopportava di perderla…..l’ ha uccisa”.
B - come “Beato chi le capisce le donne…”
C - “Chi dice donna dice danno”
D - come “Donne e buoi dei paesi tuoi. O come “Donna al volante, pericolo costante”
E- come “E’ stato un raptus, folle di gelosia l’ ha strangolata”.
F - come “Femminuccia, non piangere come una femminuccia.
G - come “Guidi bene per essere una donna”.
H - come “Ha il ciclo, ecco perché è nervosa” .
I - come “Invisibili e dietro le quinte”, dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”,
L - come “La Pintus, la Rossi, la Bianchi”: per sminuire basta un articolo .
M - come “moglie, madre….e anche ingegnere”.
N - come “Non è un mestiere per donne”.
O - come “O il lavoro o la famiglia” ma anche “o sei bella o sei intelligente”.
P - come “Posso parlare con suo marito?”.
Q - come “Questo non si addice ad una donna”.
R - come “Resta a casa se non vuoi che ti succedano certe cose”, sottotitolo “Se l’è cercata”.
S - come “Signora o signorina?”, rivolto alle esponenti del “sesso debole” .
T - come Titoli. Alle donne si fa sempre lo sconto: non dottoresse, scienziate, austronaute, ma Signora e Signorina e all’occorrenza mamma .
U - come “Uomo: essere una donna colta, competente, magari con doti da leader, non basta: per farsi valere servono “gli attributi”.
V- come “Vittime - mai più Vittime di Violenza”.
Z - come “Zitella e dunque acida e infelice”.

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