Assofranchising propone la chiusura anticipata dei negozi

Dopo la pandemia il mondo del franchising aveva recuperato vigore, registrando un giro d’affari di 28,8 miliardi di euro (1,6% del Pil). Ora, però, si trova a fare i conti con quella che possiamo definire una tempesta perfetta: l’inflazione ha raggiunto livelli record (+8%) ripercuotendosi sugli affitti (adeguamento Istat), e unendosi alla crescita monstre delle bollette, e ai rincari delle materie prime. Tutto questo bel cocktail, che ammazzerebbe pure il Minotauro, complica anche l’attività all’interno dei punti di vendita in franchising.

Assofranchising, marchio storico della rappresentanza del franchising italiano aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia, presenta un pacchetto di interventi in soccorso del settore. L’associazione sta lavorando su molti fronti per aiutare i propri franchisor (il mercato nella sua totalità conta circa 60.000 punti di vendita per un totale di oltre 238.000 occupati) nel superare questa ulteriore fase recessiva.

 “Insieme a Confcommercio stiamo dialogando sul tema dell’inserimento di un Cap proprio in merito agli adeguamenti Istat –precisa Alberto Cogliati, segretario generale di Assofranchising-. Il comparto del franchising è composto anche da piccoli imprenditori che operano in diverse geografie e che si trovano di fronte a una sfida senza precedenti”.

I centri commerciali

Le proposte dell’Europa che invitano gli Stati membri a sostenere e adottare politiche di contenimento dei costi e dei consumi di energia, trovano pieno appoggio in Assofranchising che vuole porre l’attenzione anche sull’argomento dei punti di vendita all’interno dei centri commerciali.

Come categoria chiediamo di valutare la possibilità di chiusura selettiva anticipata per i negozi nei centri commerciali, in base alle esigenze di ogni singola linea di business e ovviamente in accordo con la proprietà, senza che questo implichi il non adempimento del contratto –continua Cogliati-.

Auspichiamo che il Consiglio nazionale dei centri commerciali, ma anche la politica, prendano in considerazione queste richieste per dare respiro alla filiera che diversamente si vedrà costretta ad applicare prezzi più alti con ulteriore aggravio per i consumatori finali che saranno i primi a farne le spese”.

 

Confcommercio (non tutta: l’appello viene da Brescia) e Assofranchising sono i primi a muoversi in questa direzione nel mondo del commercio al dettaglio. Confimprese -che a sua volta rappresenta una bella fetta del commercio in franchising- non ha ancora toccato questo tema, ma ha in compenso già sensibilizzato Istituzioni e opinione pubblica sul problema del caro-affitti e in particolare sull’aumento automatico dell’indice Istat.

Tace, per ora, anche il Cncc-Consiglio nazionale dei centri commerciali.

di Roberto Pacifico su
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