Attenzione alla “koiné” - Relazioni Pubbliche in pillole a cura di Giorgio Vizioli

Mar 20th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione


Nel comunicare è buona norma non usare, per definire un concetto o per fare un esempio, espressioni tratte dal linguaggio dello sport. Infatti, tanto quanto la metafora sportiva può risultare molto efficace per chi conosca quella determinata pratica, altrettanto risulta estranea e vana per chi, invece, non segua quello sport.

Il meccanismo è lo stesso che si instaura all’interno di una comunità, di qualsiasi tipo e origine. Può trattarsi di un’azienda, di una scuola, di compagnia di amici, di una professione, di una famiglia… in ogni comunità s’ingenera un gergo che è proprio di quel gruppo, che consente a quell’insieme di persone (che possono essere solo quattro oppure migliaia) di riconoscersi tra loro e di comunicare per linee interne, sinteticamente, senza bisogno di spiegazioni.

Nasce appunto una koiné, termine greco usato per indicare una lingua comune, che supera le differenze culturali, sociali, economiche, regionali tra le persone che la adottano.

Anche il linguaggio sportivo è una koiné. E questo vale per tutti gli sport.

Ma il rischio di fare questo errore, ossia di attingere inconsapevolmente al gergo sportivo, in Italia vale soprattutto per il calcio. Piaccia o non piaccia, il calcio è intatti lo sport più popolare, seguito (e anche giocato a livello amatoriale) complessivamente da decine di milioni di persone.

Ecco: non dimentichiamo mai che vi sono anche altre decine di milioni di persone che non lo seguono. Che, nella migliore delle ipotesi, non colgono la metafora, non apprezzano la battuta, non afferrano il concetto che volevamo sinteticamente esprimere.

E che, in qualche caso, hanno maturato addirittura una sorta di elitaria ostilità nei confronti del fenomeno di massa, che non capiscono. La contaminazione di un discorso con locuzioni di origine calcistica può quindi sortire l’effetto opposto a quello che ci proponiamo, ossia quello di creare vicinanza, complicità. Può rivelarsi un boomerang.

Quindi, meglio non ricorrere mai a una espressione di origine calcistica (o sportiva in genere), a meno che non sia il nostro interlocutore a indurci a farlo, ma sempre stando bene attenti a non esagerare.

Giorgio Vizioli
Comunicatore e Giornalista, dal 1990 titolare dell’Agenzia Studio Giorgio Vizioli & Associati di Milano (www.studiovizioli.it), ha ricevuto il Premio “Ufficio Stampa di Eccellenza 2019” del GUS (Giornalisti Uffici Stampa) Lombardia
Membro del Comitato Direttivo del ClubMC
giorgio.vizioli@studiovizioli.it
www.studiovizioli.it

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