Attivo, esigente, innovativo. Ecco il nuovo turista enogastronomico

Giu 8th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Indagini e Sondaggi


Il turismo enogastronomico tenta di rilanciarsi già da quest’estate. Prima della pandemia era uno dei settori maggiormente in rampa di lancio, poi tutto chiuso, ma ora si punta a riprendere con lo stesso entusiasmo di prima e qualche miglioramento in più.

«Oltre alle vacanze e alle attività all’aria aperta, le nuove esigenze del viaggiatore del gusto contemporaneo sono la partecipazione alle esperienze in modo attivo e il benessere olistico. Nel processo decisionale, il prima e il dopo di una vacanza diventano parte stessa dell’esperienza stessa, soprattutto grazie alla digitalizzazione, che diventa ormai imprescindibile per aziende e territori per rispondere efficacemente a una domanda più esigente», commenta Roberta Garibaldi, autrice del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021.

I dati della ricerca dimostrano, inoltre, che dal 2016 vi è stata una crescita costante di questo ambito turistico: il 71% degli Italiani considera, oggi, l’offerta enogastronomica di un luogo determinante nella scelta della meta di un viaggio, spinti dall’interesse ad approfondire l’aspetto culturale dell’enogastronomia di un territorio.

Ma come si concretizzano e spiegano questi nuovi trend? Quali sono le buone pratiche a livello nazionale?

Il gusto del valore

Il turismo enogastronomico di consumo appartiene al passato. Le motivazioni che spingono i turisti al viaggio sono soprattutto legate al paesaggio e all’identità culturale per le destinazioni e ai valori per le aziende, il legame con il territorio in cui opera, la sua adozione di pratiche sostenibili di sviluppo.

Il 66% degli intervistati è più propenso a visitare un’azienda di produzione quando ha la possibilità di ricevere informazioni durante la visita sulle scelte etiche adottate, dal personale ai metodi di allevamento e coltivazione; il 51% vorrebbe avere la possibilità di “adottare a distanza” un vigneto, un oliveto, un frutteto, un’acetaia e ricevere a casa il proprio prodotto finale (vino, olio, frutta, aceto balsamico, etc.).

La sostenibilità in tutte le sue declinazioni (ambientale, sociale, economica) è diventata un valore ormai imprescindibile e l’azienda agroalimentare si presenterà sempre più come ambassador di una società territoriale evoluta.

Saranno apprezzate le aziende che educano il consumatore e lo rendono partecipe di un processo migliorativo. Il gusto del valore si diffonde anche in nuove relazioni tra gli stakeholder territoriali, nuovi livelli di aggregazione e di condivisione, con lo sviluppo dello scambio.

Attivo, esigente, innovativo: ecco le caratteristiche del turista enogastronomico

L’approccio in modalità active dell’enoturista è destinato a crescere. Trekking tra i vigneti, spostamenti in bicicletta lungo le strade bianche e le sempre più attrezzate piste ciclabili, interconnessioni con il trasporto ferroviario, stop al traffico e spostamenti in piena libertà sono tra le tendenze più ricercate.

Oltre alla mobilità green, si svilupperà sempre più il coinvolgimento del turista del gusto nelle attività quotidiane delle aziende: vendemmia collettiva, semina, potatura, mungitura e vacanza a contatto con gli animali in chiave pet therapy, per soggiorni di media durata e anche per occasioni quotidiane nei luoghi del turismo di prossimità. Il 61% dei turisti italiani si definisce “innovativo”, ricerca qualità e proposte che si rinnovano con continuità. La sfida diventa il nuovo equilibrio tra innovazione ed autenticità.

Neverending food tourism, il viaggio che non si esaurisce mai

Il viaggio non si esaurisce con il viaggio. Ci sono un prima e un dopo, che diventano elementi di preparazione, accompagnamento e ricordo indelebile dell’esperienza. Le nuove tecnologie, diventate familiari e fruibili durante la pandemia, offriranno sempre più al turista enogastronomico l’accesso a una pluralità di fonti per trovare stimoli, conoscere e decidere nella fase precedente al viaggio, per poi condividere le esperienze al suo rientro e aumentare la fidelizzazione verso l’azienda visitata, mantenendo e rafforzando la relazione nel tempo.

Il neverending food tourism è un trend destinato a crescere e i territori e le aziende che vogliono intercettarlo dovranno investire in digitalizzazione: app, realtà aumentata, piattaforme di e-commerce, degustazioni digitali, scontistica legata alle degustazioni in casa.

Nuovi luoghi e nuovi spazi

Lo smart working incentiverà il rilancio del turismo rurale in chiave bleisure. I piccoli borghi, che dovranno costruire progetti di rete per comunicare le proprie unicità, si svilupperanno come luoghi ideali non solo per vivere e lavorare a stretto contatto con la natura, ma anche per le attività di networking. Il 47% degli italiani ritiene le cantine luoghi dove poter svolgere riunioni di lavoro e meeting aziendali, grazie all’amenità e all’atmosfera rilassante dell’ambiente.

Un’altra significativa prospettiva di crescita sarà nell’escursionismo di giornata, grazie alla riscoperta dei territori di prossimità, innescata durante la pandemia. Ecco, per esempio, crescere i wine bar e la ristorazione in cantina o i piccoli eventi per il dopolavoro infrasettimanale.

La creazione di hub gastronomici nei territori, intesi come centri di informazione sulle attività possibili (compresi i corsi di cucina e i tour guidati), darà ulteriore impulso all’incoming. Il ritorno del turismo in presenza vedrà un turista enogastronomico più consapevole e maturo, alla ricerca dell’autenticità dei luoghi e dei sapori, con un potenziale di crescita significativo per i locali storici delle città come tappa obbligata durante le visite, simili a monumenti facilmente accessibili, così come per i mercati di qualità nei centri urbani, che diventeranno sempre più “scrigni” di tesori enogastronomici a produzione locale. Hotel tematici, relais di campagna e gampling hanno un crescente gradimento.

Alimentazione e benessere, binomio per esperienze rinnovate

Il 65% degli intervistati afferma di prestare molta attenzione all’alimentazione, perché è un modo per prendersi cura di se stessi e per stare bene. Chiusi in casa, in famiglia o da soli, non abbiamo avuto più scuse per non prenderci cura di noi.

Ed è cresciuto il desiderio di sposare un’alimentazione corretta e salutare, con il cibo che è quindi divenuto una sorta di “bene di conforto” per ritrovare un equilibrio sia psicologico che fisico. L’effetto di questa trasformazione continuerà nei prossimi anni, quando il consumer diventerà sempre più esigente e attento, ponendo il proprio benessere come uno dei fattori determinanti per la scelta di un itinerario o di una destinazione.

Si moltiplicheranno i percorsi e le spa in ambito rurale, il concetto del bere responsabilmente. I ristoranti tesseranno rapporti sempre più stretti con i fornitori locali trasformandosi in loro ambasciatori comunicando la tracciabilità dei prodotti, scelta strategica per rassicurare i clienti sulla qualità dei piatti realizzati.

Il viaggio diventerà occasione per rigenerarsi e riprogrammare le proprie abitudini; di conseguenza, i luoghi incontaminati saranno premiati perché, come affermano i principi alla base del giapponese Forest Bathing, la connessione con il mondo naturale allevia lo stress fisico e psichico.

E il viaggio enogastronomico diventa il perfetto binomio che unisce la dimensione curativa, del benessere legata al cibo e al turismo.

via www.partyround.it

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