Aumentano le donne manager italiane (+4,9%), ma la parità di genere resta un miraggio

Dic 4th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Breaking News, Ricerche e Osservatori


Continuano a crescere le donne manager alla guida delle aziende italiane. Ma i segmenti moda, invece, vanno in retromarcia. Il 2020 ha complessivamente messo a segno un +4,9% di dirigenti donne rispetto all’anno precedente, a fronte di un generale aumento di manager nell’industria italiana (+0,6%). A dirlo è l’Osservatorio Manageritalia, sulla base dei dati divulgati dall’Inps, elaborati dall’associazione in occasione della sua 97esima assemblea nazionale, tenutasi a Milano alcuni giorni fa.

L’edizione 2021 della due giorni di Manageritalia, che ha visto la partecipazione di 250 manager, si è concentrata soprattutto sui grandi temi dell’attuale orizzonte economico e sociale del Paese: il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la collaborazione tra istituzioni e mondo manageriale e l’attuazione delle riforme (previdenza, fisco e giustizia). Un convegno che si è aperto con una nota di positività: “L’Italia crescerà dell’8,1% da qui al 2025”, ha dichiarato il presidente di Manageritalia, Mario Mantovani.

I dati elaborati dall’Osservatorio fanno emergere potenzialità di crescita e innovazione. Nell’anno della pandemia, il 2020, i dirigenti privati sono aumentati, trainati proprio dalle assunzioni delle donne in posizioni apicali, a dimostrazione di come, spiega la federazione, siano state soprattutto le aziende a farsi artefici di sviluppo e resilienza in uno scenario di crisi eccezionale come quello pandemico.

Non tutti i settori si sono però dimostrati virtuosi allo stesso modo. Particolarmente brillanti, in termini di incremento di donne manager, le performance del settore sanitario (+10,32%) e finanziario (+8,6%), insieme al comparto tecnico-scientifico (+7,61%) e immobiliare (+7,36%). Come detto, invece, molto male i risultati del segmento ‘Confezione di articoli di abbigliamento, confezione di articoli in pelle e pelliccia’ che chiude l’anno con un calo del 5,31%, il peggiore dei settori esaminati. Segno negativo anche per la voce ‘Fabbricazione di mobili’, con un -1,45%, e per il commercio al dettaglio (ma non solo di moda), che si attesta a quota -0,77 per cento. Mentre l’ambito Fabbricazione di articoli in pelle e simili registra una crescita del 4,04 per cento.

Quando si parla di donne e lavoro in Italia (ma non solo) il piatto piange, ce lo conferma anche la ricerca “Women at the Top” di Boston Consulting Group e Valore D: 2.500 interviste, tra i principali direttori e responsabili delle risorse umane di aziende italiane e di multinazionali con sedi in Italia.

Un dato per iniziare, nel nostro Paese solo il 22% dei manager è donna (la media europea è del 29%). La causa non è da imputare al solo sciovinismo maschilista ma piuttosto alla carenza di materia prima: infatti, le ragazze continuano ad scegliere percorsi di studio umanistici, dove solo il 40% di loro troverà un lavoro, se invece avessero optato per ingegneria ecco si avrebbero avuto quasi il doppio in termini di opportunità (79%)

Non contente, una volta entrate in azienda, molte di loro si dirigono verso ruoli di staff lasciando all’altra metà del cielo quelli più tecnici, che però sono quelli che più facilmente garantiscono una veloce ascesa.
Se non bastassero le scelte guidate dalla cultura paese, a mettere i bastoni tra le ruote alla carriera femminile c’è anche la “cultura aziendale”, ne è convinto il 48% degli intervistati, cui segue la “scarsa chiarezza dei percorsi di carriera” (26% del campione) e gli inevitabili “impegni familiari” (23%).

Commenta così Laura Alice Villani, Partner e Managing Director di BCG: “Due sono le ragioni che emergono dalla nostra analisi: un tema di cultura, che ha sempre attribuito agli uomini certi ruoli, e uno di formazione. Solo una donna su cinque oggi sceglie di studiare Ingegneria, mentre gli uomini sono più del doppio”.

È possibile colmare questo divario?

Secondo “Women at The Top” non solo è possibile ma anche doveroso, e non è solo un tema di “giustizia sociale”. Pensiamo che ad oggi sono sempre più richiesti profili professionali con un background scientifico, matematico, statistico e, se metà della popolazione italiana (le donne) fa altre scelte, nel giro di pochi anni il nostro Paese avrà un grosso problema nel far quadrare offerta e domanda di lavoro.

Dal 2008 al 2020, si legge nei dati forniti dall’Inps e rielaborati da Manageritalia, la ‘quota rosa’ all’interno delle aziende è salita del 56,33%, a fronte di un calo del -10,1% dei ‘business men’.

Intanto, entra oggi in vigore la legge sulla parità salariale, fortemente caldeggiata da Manageritalia, che decorrerà a partire dal 1° gennaio 2022.

Il provvedimento istituisce una certificazione della parità di genere il cui possesso consentirà alle imprese di beneficiare di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali, nel limite dell’1% e di 50mila euro annui per ciascuna azienda.

L’obiettivo, naturalmente, è motivare e spingere le imprese a diventare competitive nell’appianare il gender gap con politiche e misure concrete che promuovano eque opportunità di crescita e retribuzione.

Ed ancora: un dato importante e significativo è quello della diffusione della valorizzazione dei ruoli dirigenziali al femminile con la conseguente assunzione di piena responsabilità decisionale da parte delle manager “in rosa” e contestualmente della autorevolezza e reputazione delle stesse.

Un impegno seriamente assunto dal Club del Marketing e della Comunicazione che da 18 anni premia le migliori donne manager del comparto Mar-Com che si sono distinte durante l’anno per talento, creatività, lungimiranza e professionalità

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