Boom di surgelati sulle tavole degli italiani

I surgelati, anche in seguito alla pandemia, stanno acquisendo sempre maggiore importanza sulle tavole degli italiani.


Una tendenza rilevata dall’IIAS- Istituto Italiano Alimenti Surgelati che potrebbe protrarsi anche nel 2022. L’esigenza di consumare prodotti salubri e sicuri, la tendenza al risparmio e al contenimento degli sprechi, il bisogno di una “gratifica” quotidiana, la sostenibilità sociale ed ambientale sono stati i principali driver d’acquisto nelle scelte alimentari, influenzando l’andamento di ogni singolo segmento merceologico, anche nel comparto surgelati che ha chiuso il 2020 con consumi pari a 896.034 tonnellate, segnando un +5,5% rispetto al 2019 (849.900 tonnellate), per un valore di mercato pari a 4,4 /4,7 miliardi di euro.

Determinante, in questa crescita, il notevole risultato del mercato retail, che con 595.379 tonnellate è aumentato del +12,1%, rappresentando il 68,5% del valore di mercato. Un trend positivo che è stato purtroppo affiancato dal contemporaneo crollo dell’Horeca che ha segnato un -37%, provocato dai lockdown e dalle altre misure di contenimento del Coronavirus successive.

“Ancora non abbiamo consolidato i dati del 2021, ci sono tuttavia indicazioni confortanti – ci dice il presidente IIAS Giorgio Donegani – l’impulso molto forte del 2020 sembra essersi confermato l’anno successivo e potremmo arrivare ad evidenziare una crescita ulteriore del 2% in gran parte dovuta alla GDO e alle catene Discount in particolare”.


Si teme però per il 2022 dove si potrebbe risentire nella produzione dei costi di energia. Spiega il presidente: “influiranno decisamente sull’approvvigionamento delle materie prime, lo stoccaggio, per non parlare delle infrastrutture su cui poggia la filiera dei surgelati”.


I rappresentanti del settore hanno già incontrato il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, per affrontare la questione dei rincari di energia, il quale ha convenuto che il problema non può ricadere sull’industria di settore, ma va risolto a livello istituzionale.

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“I surgelati sono importanti per la sostenibilità ambientale – dichiara Giorgio Donegani – consentono di ridurre gli scarti, impediscono lo spreco. Inoltre, in questa fase, le aziende stanno investendo per ottimizzare il rendimento energetico con strategie sul lungo periodo orientate alla sostenibilità, ed un’impennata dei costi potrebbe frenare mutamenti a lungo termine nelle infrastrutture industriali”.

Il timore di non riuscire a reperire alimenti freschi ha consolidato il valore dei surgelati, un prodotto sempre disponibile che mantiene intatti i suoi valori nutrizionali.

Leader assoluti del settore sono i vegetali che confermano il proprio primato, rappresentando oltre il 42% del totale retail e che nel 2020 avevano fatto registrare un incremento dei volumi del +10,5%, con 251.940 tonnellate commercializzate.

A trainare la crescita tra gli ortaggi i vegetali preparati, subito seguiti da zuppe e minestroni.
Notevole anche la performance dei prodotti ittici nel retail, pari a 111.097 tonnellate (+18% sul 2019) trainata da uno straordinario +30,1% del pesce panato o pastellato.
Il segmento continua a farsi apprezzare per la sostenibilità ambientale – dalla certificazione sulla provenienza della materia prima alle tecniche di pesca ecocompatibili – per la completezza informativa garantita dalle aziende e, una volta effettuato l’acquisto, per la facilità di preparazione.

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“Ormai anche grazie alle navi fattoria, con la lavorazione del pescato a bordo, i prodotti che arrivano sulle nostre tavole sono di elevatissima qualità”.

Tra le micro tendenze sviluppate nel 2020, e tenute vive nel 2021, anche quelle di crescita del comfort food (snack, pizzette. Riaperti i ristoranti ancora oggi manteniamo abitudini per “serate pizza” in famiglia e tra amici.

Ma la vera novità è la frutta surgelata, una nicchia in crescita del 6,2%: un trend che merita di essere sottolineato, pur trattandosi di volumi più contenuti rispetto ai consumi di altri segmenti.

In crescita anche l’export segnato da una novità: la possibilità di esportare negli USA pizze surgelate con salumi. “Può sembrare poco influente ma non è così – osserva Donegani – bisogna pensare che negli Stati Uniti una delle pizze surgelate predilette è con salame piccante e peperoni, e questa liberalizzazione ha fatto la differenza”.

Quanto alle prospettive per questo 2022 la situazione si presenta complessa, per la questione del caro energia ed altri aspetti.

“Credo che la scelta che si farà per cercare di contrastare l’inflazione in modo sostenibile sarà determinante – conclude il presidente – e auspico che tutti gli attori della filiera facciano la loro parte”.

Dal punto di vista del consumo invece: “si andrà verso una maggiore attenzione nel selezionare i prodotti concorrenziali rispetto al fresco e prevediamo che il trend positivo raccolto in questi ultimi due anni proseguirà”. Rimane invece l’incognita dell’Horeca, derivante in particolare dalle mense dove sono stati penalizzati i surgelati “non per sostenibilità, ma per ideologia” afferma il presidente che si sta battendo anche per la sparizione dell’asterisco nei menù dei ristoranti per segnalare il prodotto surgelato “che è uguale, se non migliore del fresco”.

Il punto di vista dei retailer

Il punto sul reparto, in collaborazione con SgMarketing

Il reparto frozen risponde ad aspetti gourmand

I surgelati sono tra le categorie che hanno tratto vantaggio dagli sconvolgimenti dell’emergenza sanitaria. Strutturalmente la tendenza nelle vendite dal 1985 è sempre stata in attivo, o al peggio stabile, come nel periodo 2012-2014.

“Durante la pandemia i consumatori sono entrati in relazione in maniera più ampia con la categoria– sottolinea Salvo Garipoli, direttore di SGMarketing – che di conseguenza penetra sempre più il mercato esprimendo maggiori volumi.

Il motivo è che risponde al bisogno di rassicurazione sul fronte del benessere e degli aspetti di gourmandise, e offre un livello di servizio tale da soddisfare anche le richieste di praticità, stoccaggio, riduzione degli sprechi.

Quest’ultimi connotati essenziali a presidio del tema della sostenibilità. Le aspettative del consumatore, assecondate dall’industria, avvicinano sempre di più il mondo frozen a quello dei freschi e freschissimi: prodotti locali, filiera certificata, made in Italy, Dop e Igp”. L’industria di marca si è buttata nella mischia, con proposte fuori dagli schemi, come il sushi surgelato o materie prime per le quali si suggeriscono più ricette per dare versatilità e ispirazione.

La categoria per definizione può permettersi di spingere sul prezzo, perché a differenza del fresco non subisce le oscillazioni legate alla stagionalità. Il futuro si gioca sul valore del prodotto, tra materie prime certificate e valore aggiunto nella ricercatezza o nelle preparazioni.


I dati Bva Doxa inquadrano il peso della marca privata sugli scaffali frozen: un presidio di fatto paritario, anche se le quote variano molto da una insegna all’altra, e per i discount per definizione molto focalizzati sui propri brand. 127 è il numero medio di referenze con alcune categorie che si distinguono per la peculiare dinamicità: l’ittico naturale +3,7%, quello preparato e panato +4,4%.

“Il dato offre due spunti di riflessione – prosegue Garipoli – da un lato, quanto il prodotto surgelato sia in grado di ammiccare al fresco, con il vantaggio di eliminare tutte le complessità di gestione a punto di vendita e a casa. Dall’altro lato, restituisce l’immagine di categoria ampia e profonda, con prodotti diversi per funzione e occasione di consumo, dalla verdura o pesce come materia prima ai piatti pronti, etnici, alle proposte edonistiche come pizze e torte.

Lo scaffale dunque è ricco, ma rischia di diventare difficile da leggere per i consumatori

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