Celebrità e coronavirus: le loro campagne istituzionali sono state davvero efficaci ?

Nov 9th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News


In qualche caso sono stati “chiamati alle armi” dai governi in virtù di popolarità e affetto da parte dei fan di cui godono; in non pochi altri casi si sono dimostrati complottisti o facili vittime di fake news e disinformazione. Per questo quando si tratta di personaggi famosi e coronavirus non si dovrebbe pensare solo a charity e beneficenza.

In questi mesi di pandemia li abbiamo visti impegnanti in raccolte fondi e donazioni a favore di ospedali e realtà coinvolte nella gestione dell’emergenza sanitaria; animatori di gran parte delle iniziative per #iorestoacasa; occupati in ogni momento della giornata in dirette Instagram – Miley Cyrus, per esempio, ha inventato di sana pianta un talk show via Instagram Live – spesso in compagnia, tra l’altro, di colleghi ed (ex) rivali in carriera. Sembra, insomma, che i vip abbiano provato in tutti i modi ad aiutare i propri fan a gestire ansia e depressione da coronavirus.

Quando si parla di personaggi famosi e coronavirus, però, lo sforzo collettivo contro la cosiddetta “pandemic fatigue” – a proposito di espressioni già entrate di diritto nel vocabolario condiviso – potrebbe non essere la prima cosa a cui viene spontaneo pensare: campagne di comunicazione dalla dubbia efficacia, strafalcioni, fake news condivise più o meno consapevolmente e le immancabili polemiche social rischiano di catalizzare l’attenzione.

Personaggi famosi e coronavirus: sono davvero riuscite le campagne istituzionali che li coinvolgono?

Erano i giorni in cui l’Italia faceva i conti con i primi focolai di coronavirus, per esempio, quando la Croce Rossa e l’Ordine dei Medici Veterinari di Roma chiamarono a raccolta personaggi noti soprattutto del piccolo schermo – come Lino Banfi, Giancarlo Magalli, Carmen Russo, Alda D’Eusanio – per la campagna #noinonsiamocontagiosi: l’obiettivo era ricordare che, nonostante circolassero alcune bufale in Rete, non c’erano – e avrebbero continuato a non esserci – chiare evidenze scientifiche riguardo alla possibilità che gli animali domestici trasmettessero il coronavirus all’uomo: per questo era insensato abbandonare il cucciolo di casa per paura del contagio.

La prima fase dell’epidemia soprattutto, del resto, è stata per la «buona maestra TV» un’occasione senza pari per rispolverare un certo ruolo educativo, indipendentemente tra l’altro che si trattasse di reti pubbliche o di rete commerciali. Nei programmi del pomeriggio di Mediaset andavano in onda i tutorial di Barbara D’Urso su come lavarsi le mani o indossare correttamente dei guanti monouso, già diventati pezzi pop della cultura televisiva nostrana.

E non si può parlare di personaggi famosi e coronavirus senza fare almeno accenno alle campagne di comunicazione istituzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, andate in onda perlopiù sulle reti pubbliche. Anche Michele Mirabella e Amadeus hanno illustrato la corretta igiene delle mani essenziale per contenere il contagio da coronavirus: il primo in qualità di volto storico di una trasmissione come Elisir – che per anni ha portato i temi della medicina e della salute sulla TV pubblica – e quindi testimonial credibile di messaggi di prevenzione come quelli in questione; il secondo da reduce della conduzione di Sanremo 2020 e come personaggio che, per diverse sere consecutive, era da poco entrato nelle case degli italiani.

Tra i vip arruolati per la comunicazione istituzionale della pandemia e per comunicare come affrontarla al meglio ci sono stati, però, anche Simone Cristicchi, Lino Banfi, Enrico Brignano, a cui è toccato rispettivamente spiegare l’importanza di restare a casa il più possibile, di usare bene la mascherina e di smaltire correttamente i dispositivi di protezione individuale.

Il verbo “spiegare” non è casuale: anche se hanno provato a sfruttare la notorietà e l’affetto soprattutto di cui godono volti (molto) noti del piccolo schermo come questi, si è trattato di messaggi che hanno rischiato di apparire eccessivamente formali, ingessati, facilmente trascurabili nell’ infodemia di informazioni e notizie sul coronavirus a cui siamo stati esposti in questi mesi.

Quella volta in cui Chiara Ferragni e Fedez diventarono testimonial del governo Conte

Anche quando Conte si è rivolto a Fedez e Chiara Ferragni per sensibilizzare i più giovani all’uso della mascherina, il tentativo è rischiato di apparire raffazzonato e poco contestualizzato al tipo di contributo che i vip italiani avevano dato fin lì alla gestione dell’emergenza sanitaria.

Naturalmente, la coppia ha accettato l’incarico istituzionale – i Ferragnez, del resto, si erano già mostrati sensibili alla causa quando avevano dato il via a un grande crowdfunding per la costruzione di un COVID hospital a Milano – e ha realizzato Storie su Instagram in cui, indossando mascherine chirurgiche e FFP2, ha fatto appello alla «responsabilità individuale di ognuno», fondamentale per «il destino e il futuro dell’Italia», queste le parole del rapper.

Perché abbiamo rischiato di «bruciare la cultura delle celebrità» con i continui inviti a restare a casa

Di iniziative di questo tipo e di figure istituzionali che hanno chiesto l’aiuto di vip e personaggi noti dei campi più vari, per trasmettere messaggi rilevanti per la gestione della pandemia, ce ne sono state numerose in tutti i paesi e di diversa portata.

A metà marzo, quando le infezioni da coronavirus cominciavano a essere di numero preoccupante anche in America, il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo, ha twittato per esempio un breve messaggio video in cui era Robert De Niro a invitare la popolazione a stare a casa.

Di respiro più decisamente locale è stata la campagna con cui il comune di Padova ha invitato personaggi famosi a farsi fotografare indossando la mascherina; si trattava di individui per diverse ragioni legati alla città, da Moreno Morello a Sammy Basso, passando per l’immunologa Antonella Viola e il virologo Andrea Crisanti (a conferma tra l’altro, negli ultimi due casi, di come questi mesi di pandemia abbiano trasformato medici e scienziati in volti noti del piccolo schermo, molto amati o capaci di incuriosire gli spettatori, come dimostrano tra l’altro le ricerche degli Italiani su Google sulla seconda ondata di coronavirus).

A quelli chiamati alle armi o coinvolti da una qualche figura istituzionale, andrebbero aggiunti poi i (tanti) personaggi famosi che, come si accennava all’inizio, ce l’hanno messa tutta e hanno provato nei modi più originali a distrarci e tenerci a casa nel rispetto delle misure di contenimento del contagio.

Tra questi è possibile menzionare, per esempio, l’attore di Frozen Josh Gad, che ha letto sui social favole della buona notte per tutta la famiglia, o anche Alex Britti, che ha organizzato delle vere e proprie lezioni di chitarra in remoto, passando per John Legend, che non è stato il solo a organizzare mini-concerti da casa per i propri fan.

Come scrive The New York Times, in un articolo già dal titolo significativo (“Celebrity culture is burning”), in più di un momento abbiamo rischiato di odiare anche i nostri beniamini di sempre dopo averli sentiti ripeterci per l’ennesima volta l’importanza di stare a casa mentre erano comodamente seduti sulle loro terrazze panoramiche o immersi nel verde delle loro tenute vacanziere.

Per la stessa ragione, decisamente più riuscita sembra essere un’iniziativa con cui la BBC ha coinvolto vip e volti noti dello sport e dello spettacolo – come il calciatore del Manchester City Sergio Aguero o l’attrice di Doctor Who Jodie Whittaker, tra gli altri – invitandoli a pensare a lezioni destinate ai piccoli spettatori in età scolare ancora alle prese con la chiusura delle scuole.

A cura di: Virginia Dara su www.insidemarketing.it

Ne è venuto fuori un “piano di studi”, con materie e lezioni proprio come se si trattasse di un piano di studi scolastico, con insegnanti d’eccezione, degno erede della funzione educativa della TV pubblica.

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