Che Mondo Sarebbe Senza lo Spray?

Lug 29th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing

Il brevetto dell’aerosol (padre dell’attuale spray) ha da poco compiuto 80 anni; l’innovazione è dovuta all’ingegnere norvegese Erik Rotheim che lo depositò prima ad Oslo (1927) e successivamente negli Stati Uniti.

Incredibilmente, i primi lanci del prodotto furono dei terribili flop, ma poi con l’utilizzo come insetticida a partire dagli anni della IIª Guerra Mondiale, e poi sempre più intenso, emerse tutto il potenziale dell’invenzione.

La domanda di mercato esplose così prepotente che furono prodotte molti miliardi di lattine spray che utilizzavano come propellente i CFC, messi poi al bando nel 1987 in quanto ritenuti responsabili di aver intaccato lo strato di ozono dell’atmosfera.

Attualmente vengono impiegati altri propellenti che non sarebbero dannosi per l’ambiente.

Oggi, nei paesi industrializzati almeno, le abitazioni rigurgitano di lattine di spray, dalle vernici, agli oli per macchina, agli insetticidi, etc… finanche a moltissimi prodotti food.

Fra gli utilizzi più discutibili ci sarebbe da segnalare a partire dagli anni ’60 l’alterazione del paesaggio urbano provocata dalle scritte sui muri che fecero sì che la protesta studentesca diventasse un fenomeno sociale “siate realisti, chiedete l’impossibile”; oppure provocatoriamente “non scrivete sui muri”.

Comunque uno strumento rapido, comodo e semplice nell’impiego per manifestare protesta, dissenso, aforismi e promesse di amore eterno.

Ma, dal nostro punto di vista, quello degli uomini di marketing, innanzitutto, in assenza dello spray, ci dobbiamo chiedere cosa ne sarebbe stato del marketing mix dei prodotti con la sua magica ricombinazione del cocktail delle 4, 5, 6… P?

Lo spray è infatti servito a innovare e rilanciare migliaia di prodotti, in primo luogo attraverso il valore aggiunto della rapidità, comodità e facilità di applicazione.

Non solo: lo spray ha fornito anche l’arma totale al branding olfattivo, impiegato in molti ambienti e settori, dai libri (immissione dell’aroma “libri freschi di stampa” nelle librerie) agli hotel (per supportare la brand image con il marketing olfattivo), ai punti vendita di abbigliamento (per sottolineare le scelte di indosso con profumi targettizzati).

Nelle linee aeree e nei negozi troviamo quelle profumazioni che incoscientemente fanno associare ai frequentatori più assidui il profumo all’esperienza del servizio. Lo scopo? Un felice impiego della fragranza, come attestato da molte ricerche svolte sul campo, può non solo aumentare a dismisura le vendite ma anche riuscire a sostenere un prezzo più elevato.

Tanto per capirci, esporre delle scarpe in un ambiente accuratamente profumato aumenta le vendite fino all’80% rispetto alle stesse scarpe proposte in un ambiente senza profumo. Non solo aumentavano le vendite, ma il differenziale del +10% sul prezzo non veniva percepito (sperimentazione Nike).

Anche l’odore dell’ “auto nuova” in verità è un aroma artificiale che viene spruzzato con uno spray proprio al momento dell’uscita del mezzo dalla fabbrica per confermare al primo acquirente la “freschezza” del prodotto acquistato.

Nella progettazione del confezionamento dei prodotti, quando compatibile con la fisicità del contenuto, nel dipartimento marketing delle aziende si ipotizza sempre una formulazione spray, formulazione gradita ad un ampio segmento del mercato, soprattutto nel mondo del toiletries e quello dei prodotti per la cura della casa.

Ma spesso nelle aziende dove l’ufficio marketing è rappresentato esclusivamente da una targhetta apposta sulla porta (oltre il 90% delle PMI nazionali mescola e rimescola il marketing con le vendite senza avvertire e comprendere la differenza) l’opportunità di una variante spray, anche per la sua interessante marginalità commerciale, non viene neppure presa in considerazione.

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Scritto da Vincenzo Freni

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