Come la pubblicità influenza le persone. Il caso Apple

Quotidianamente siamo bombardati da pubblicità televisive, cartacee e soprattutto online, in un universo dove ogni oggetto diventa al centro dei nostri desideri.

Le tecniche di marketing vengono create appositamente per incentivare il consumatore medio ad avere bisogno di un determinato oggetto stimolando un condizionamento che tenderà a tradurre lo stimolo in azione. Le scorciatoie mentali alle quali si ricorre per manipolare il consumatore dipendono dallo stimolo pubblicitario che vogliono ottenere.

L’approccio pubblicitario è direttamente proporzionale all’approccio psicologico, perché ci si propone come promotori di soluzioni efficaci.

Creando il bisogno nel consumatore, lo si convince che il prodotto sia quello giusto per lui e il bisogno viene soddisfatto. La nostra mente è manipolabile, per questo le aziende sono informate sui tipi di persone verso le quali è il caso di indirizzare i propri prodotti. Le filosofie creative che orientano le nostre scelte sono sempre più elaborate e convincenti. Basti pensare a tutti i prodotti o agli oggetti che già abbiamo di cui possediamo copie simili.

A volte ci lasciamo condizionare semplicemente dalla novità, dall’espressività di una campagna pubblicitaria o da una moda del momento.

Il colosso Apple è un chiaro esempio di come un oggetto possa divenire simbolo di un comportamento culturale e di un fenomeno di massa. Infatti le pubblicità si rivolgono ai soggetti non soltanto come individuo preso singolarmente, ma come soggetto sociale.

Apple ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria volta a sensibilizzare i consumatori sul tema della Privacy, del tracciamento e sulla minaccia degli intermediari di dati, problema importante ma spesso non ben compreso dagli utenti. Questa campagna arriverà in Europa e nel mondo nel corso dei prossimi giorni.

‘LA PROSSIMA VENDITA È UN TESORO DIGITALE’

Privacy on iPhone | Data Auctionè il titolo del nuovo spot in cui la protagonista Ellie, mentre sceglie dei dischi in un negozio, si ritrova ad assistere ad un’asta in cui vengono venduti… i suoi dati: “La prossima vendita è un tesoro digitale: i dati privati dell’incantevole Ellie”. I “lotti a disposizione” sono le sue email, le transazioni, la cronologia di navigazione e delle posizioni, i suoi contatti, i messaggi scambiati “in tarda notte” e le informazioni sugli acquisti fatti.

Arrivati al lotto finale, quello che non farà rimanere “delusi” tutti i presenti intervenuti all’asta, Ellie attiva le funzioni App Tracking Transparency e Protezione della privacy in Mail sul suo iPhone che, di colpo, fanno polverizzare tutto.

Uno spot, come di solito ben realizzato, che sottolinea quanto siano importanti i nostri dati e come sia necessario cercare di evitare che possano essere facilmente condivisi con app terze, senza nessuna possibilità di controllo.

Apple ha da sempre fatto della privacy uno dei suoi punti di forza, Tim Cook l’ha definita un “diritto umano fondamentale” affermando che l’unico motivo per opporsi all’App Tracking Transparency è solo quello di temere di ottenere meno dati anche se, in realtà, l’unico motivo per averne di meno è per il fatto che: “sono gli utenti a decidere consapevolmente di non offrirli perché, in passato, nessuno glielo aveva mai chiesto”.

 

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