Come sarà Twitter nell’era Elon Musk?

Elon Musk compra Twitter per 44 miliardi di dollari. “L’uccellino è libero”, ha postato il miliardario riferendosi al logo della piattaforma social. Secondo quanto si legge sui media stranieri, Musk come prima mossa ha licenziato i massimi dirigenti della società. Rimossi, quindi, l’amministratore delegato Parag Agrawal e il direttore finanziario Ned Segal, che sono stati letteralmente scortati fuori dalla sede centrale. Tra le altre persone silurate ci sono anche il responsabile degli affari legali e della ‘policy’ Vijaya Gadde e il general counsel Sean Edgett.

La National Public Radio statunitense pensa che Twitter possa essere la balena bianca di Elon Musk: un’ossessione destinata a rovinarlo come Moby Dick rovinò il capitano Achab. L’Economist si domanda se non diventerà “un affare infernale”. Di sicuro, l’acquisizione da 44 miliardi completata poche ore fa è un’operazione inedita nella carriera dell’uomo più ricco del mondo. Perché come ha sottolineato Andy Wu, docente di strategie di business ad Harvard, “Musk non ha esperienza nella gestione di cambiamenti organizzativi”. È abituato a creare aziende da zero e a plasmarle. In Twitter, invece, troverà “una cultura che dovrà cambiare per raggiungere i suoi traguardi”.

Il primo obiettivo, sul piano economico, è quello di “sbloccare il potenziale” di Twitter e farne un’azienda “sana” dal punto di vista finanziario. Potrebbe non essere, però, il più importante. Secondo Molly Ball, giornalista di Time che ha scritto il profilo di Musk quando la rivista lo ha scelto come Persona dell’anno, l’operazione è più ideologica che economica. “A differenza di Tesla e SpaceX, che producono oggetti, Twitter è una tech company pura”, ha detto Ball alla Npr. “Il suo business è l’etere. È molto più politica”.

Elon Musk, “l’assolutista della libertà di parola”

Musk, con un tweet di marzo, si è definito “un assolutista della libertà di parola”. Il mese successivo si è dichiarato “contrario alla censura che va ben al di là della legge”.

Al momento dell’annuncio ufficiale dell’acquisto di Twitter ha affermato che “la libertà di parola è la base del funzionamento di una democrazia” e che la piattaforma “è la piazza digitale in cui si discutono questioni vitali per il futuro dell’umanità”. In una lettera aperta agli inserzionisti, ha precisato che il social “non può diventare un paesaggio infernale dove si può dire qualsiasi cosa senza conseguenze”, ma analisti e commentatori si aspettano comunque una revisione delle regole che puniscono il discorso d’odio e la disinformazione.

La conseguenza più importante, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del 2024, sarà il probabile ritorno sulla piattaforma di Donald Trump. A maggio Musk ha definito “sbagliata dal punto di vista morale” e “stupida fino all’estremo” l’espulsione dell’ex presidente, che aveva scritto alcuni tweet in cui legittimava l’insurrezione del 6 gennaio 2021 al Campidoglio.

Assieme a Trump, potrebbero tornare anche altri politici e personaggi pubblici che hanno sostenuto senza prove la teoria della manipolazione delle elezioni del 2020, o che hanno diffuso notizie false sul Covid e sui vaccini. E poi Kanye West, appena cacciato per post antisemiti, e Alex Jones, il cospirazionista di estrema destra secondo il quale la strage della scuola di Sandy Hook sarebbe stata una montatura inscenata per far passare leggi restrittive sull’acquisto delle armi. Affermazioni per cui è stato appena condannato a pagare quasi un miliardo di dollari di risarcimento alle famiglie delle vittime.

Abbonamenti e sistemi di pagamento

Il ritorno di personaggi come Jones potrebbe avere conseguenze sui ricavi di Twitter. “Gli inserzionisti vogliono sapere che le loro pubblicità non appariranno assieme ai tweet degli estremisti”, ha detto alla Npr Angelo Carusone, presidente dell’organizzazione no-profit Media Matters for America. “Vogliono essere sicuri, insomma, che non stanno finanziando o non si stanno associando al genere di cose che potrebbero allontanare potenziali clienti”.

Anche per questo Musk ha intenzione di diversificare le fonti di entrata. In una presentazione agli investitori di giugno, ottenuta dal New York Times, ha prospettato, tra l’altro, l’introduzione di abbonamenti e di un sistema di pagamento. Il peso della pubblicità dovrebbe scendere dal 90% al 45% delle entrate, i ricavi salire dai 5 miliardi del 2021 ai 26,4 nel 2028, gli utenti da 217 a 931 milioni nello stesso arco di tempo. Anche a questo serve il delisting della società: Musk vuole agire senza doversi preoccupare della reazione della Borsa.

La riduzione del personale

Sembra scongiurata, invece, la riduzione del 75% del personale annunciata la scorsa settimana dal Washington Post. Elon Musk, secondo Bloomberg, ha smentito la notizia in un incontro con i dipendenti. La stessa testata, però, spiega che alcuni tagli avverranno lo stesso. Anche perché a giugno il fondatore di Tesla ha sottolineato la necessità di tagliare i costi, oggi superiori ai ricavi. Negli ultimi due anni, Twitter ha chiuso in perdita: -1,4 miliardi nel 2020, -221 milioni nel 2021.

Secondo il New York Times, le preoccupazioni dei dipendenti riguardano anche i compensi. Mesi fa Musk aveva accettato di rimpiazzare le stock option garantite ai dipendenti con bonus in denaro a scadenza regolare. Poché Musk ha già cambiato più volte idea su altri aspetti dell’accordo, scrive il quotidiano, alcuni dipendenti temono però che non onorerà l’impegno.

Da Twitter all’app per tutto

Il progetto più ambizioso di Elon Musk è quello annunciato in un tweet del 5 ottobre: costruire X, “un’app per tutto”. Il modello, come spiega Forbes.com, sarebbe quello di WeChat, la super app cinese di Tencent che combina social, messaggistica, pagamenti e prenotazioni. “In Cina, in pratica, si vive su WeChat”, ha detto Musk a giugno. “Se riuscissimo a fare qualcosa di simile con Twitter, sarebbe un immenso successo”. I tempi previsti per il lancio, indicati in un altro tweet del 5 ottobre, sarebbero di 3-5 anni.

L’affare Twitter avrà ripercussioni anche sulle altre aziende di Musk. Dan Ives, analista di Wedbush citato da Forbes.com, la scorsa settimana ha previsto che Musk dovrà vendere tra i 5 e i 10 miliardi in azioni di Tesla per finanziare l’acquisto, dopo averne già vendute per 30 miliardi da inizio anno.

Il titolo è sceso del 40% rispetto al 4 aprile, quando Musk rivelò di possedere il 9% di Twitter. Sempre Ives ha affermato anche che “il prezzo di 44 miliardi renderà l’acquisizione di Twitter una delle più strapagate della storia”. Il reale valore di mercato dell’azienda, a suo giudizio, è di circa 25 miliardi.

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