Comunicare con lo sport: il grande palcoscenico olimpico

Ott 1st, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Marketing


Sfruttare la ribalta degli eventi sportivi è diventata ormai una prassi comune, tanto che non ci si fa più caso.

Difficile dire quando tutto questo sia iniziato, non è facile indicare un singolo evento che abbia reso le competizioni sportive un veicolo di comunicazione.

Fra gli eventi epocali è impossibile non citare Olimpia, il film che venne realizzato per le olimpiadi di Berlino del 1936, che fu sfruttato come veicolo di propaganda o iI pugno alzato dei velocisti americani alle olimpiadi del 1968

Memore della scarsa sportività con cui Facebook ha accolto il mio precedente post sul baffetto austriaco, evito accuratamente di citare lui o qualsiasi cosa a lui collegata, perché un ban di 24h per il solo fatto di aver messo alcune sue foto, mi è stato sufficiente.

Non meno propagandistiche furono le olimpiadi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, passate alla storia per lo scambio di dispetti fra il blocco sovietico e gli Stati Uniti, che nel più puro spirito non olimpico si sono scontrati in un infantilissimo.

“e allora io con te non ci gioco più”
“specchio riflesso e io non vengo a giocare a casa tua e non ci faccio venire nemmeno i miei amici”.

Tutto questo disinteressandosi totalmente dei reali protagonisti, cioè gli atleti, che magari hanno dovuto rinunciare alla “loro” olimpiade, quella perfetta per loro, per età e forma fisica, quella in cui avrebbero potuto puntare al loro massimo risultato ed entrare nella stroria.

Gli eventi sportivi sono diventati veicolo promozionale per bibite gassate, bevande alcoliche, scarpe costose, governi dittatoriali o egemoni, di sportivo in tutto questo c’è ben poco.

Ormai ci siamo quasi dimenticati che le olimpiadi per gli atleti, che dovrebbero essere i veri protagonisti, sono l’occasione della vita, il culmine di decenni di sacrifici e allenamenti.

Non meno criticabili sono stati gli Europei di calcio, con le macchinine Volkswagen radiocomandate che portavano i palloni e l’Ucraina che si è presentata con una maglia polemica, in cui compariva la cartina del paese, compreso il conteso territorio della Crimea.

Lo sport nel senso vero del termine ha ceduto ormai il passo alla comunicazione, alla propaganda, alla veicolazione di un’immagine, alla mercificazione di prodotti o ideologie, spesso con risultati imbarazzanti.

A tuo parere qual è stato il punto più basso toccato dalla comunicazione in ambito sportivo?

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Fortunato Monti
Web & Social Marketer & Content Creator
fortunato.monti@gmail.com

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