Comunicare le bollicine: intervista di Giorgio Vizioli a Giampietro Comolli

Giampietro Comolli è uno dei massimi esperto di comunicazione nel settore delle bollicine in Italia. Un’esperienza maturata in anni di professione, nell’ambito di importanti realtà consortili e aziende vitivinicole, unite da una specificità comune: l’appartenenza al settore spumantistico.

Gli abbiamo quindi chiesto, prima di tutto, quali sono le peculiarità del segmento delle bollicine rispetto al mondo del vino nel suo insieme?

“In Italia, le bollicine, dal punto di vista della comunicazione, sono sempre state considerate una tipologia di vino separata, marginale, da fine pasto.

E così anche nei corsi per sommelier: al massimo una o due lezioni – su una trentina in totale – perché il mondo produttivo delle bollicine era concentrato sulla tipologia dolce, il consumo occasionale, da festa, da ricorrenza, stagionale.

Poi,alla fine dello scorso millennio, sono arrivati la Franciacorta e il Trento; poi, il Prosecco.

Sono venti anni, circa, che consideriamo gli spumanti come parte del settore vinicolo, con le stesse prerogative di comunicazione Il consumo, le occasioni, gli abbinamenti, le situazioni sociali e conviviali, le nuove cantine, l’uso di vitigni autoctoni: sono tutti componentivaloriali di marketing, sempre più simili ai vini.

 L’avere spinto sulla destagionalizzazione, su happy hours, sulla promozione della scelta del piatto in funzione del vino e non viceversa, ha cambiato tutto, creando un boom che ci ha visto passare, in 30 anni, da 200 a 760 milioni di bottiglie di spumanti italiani consumate nel mondo all’anno. 

Oggi la comunicazione delle bollicine deve avere una sua anima e coscienza: è sempre un vino, ma dai contenuti e funzioni anche diverse, soprattutto dopo gli ultimissimi anni”

Quali margini di miglioramento indica per la comunicazione del settore?

“Preso atto che il gap tra vini spumanti e vini tranquilli si è molto ridotto, non solo ci sono margini ampi di miglioramento, ma oggi la comunicazione del comparto necessita di cambiamenti strategici mirati.

Il successo del vino italiano nel mondo – dovuto alle ampie e trasversali attività promozionali e ai corsi dei sommelier, alle azioni comunicative stampate e digitali, alle guide agli acquisti anche in lingue straniere, alle scelte collettive e comuni soprattutto di grandi gruppi di un commercio basato sul rapporto qualità/prezzo – oggi necessita di un cambio di passo ma anche di soggetti interni ed esterni alle imprese molto attrezzati, competenti e non costruiti in famiglia, oltre che modalità di comunicazione da parte dei consorzi di tutela, che sono sempre di più il perno del sistema.

Il recente decreto ministeriale da 25 milioni di euro voluto dal viceministro Gian Marco Centinaio proprio per stimolare comunicazione, formazione e informazione nel mercato interno, va nel senso giusto. Occorre un piano strategico nazionale per gli spumanti, come quello lanciato da Valdobbiadene nel 2004, con il Forum Spumanti Italia, che fece crescere un Prosecco quasi sconosciuto e in balia di imitazioni.   

Come vede il futuro del mondo del vino, sempre sotto il profilo della comunicazione?

“Il futuro del vino in generale è molto complesso, difficile, articolato, con domande sempre più diversificate e una offerta statica, bloccata anche da un cambio climatico forte; c’è un biologico che avanza ma con molte incognite legate agli aspetti produttivi e normativi, una effervescente rincorsa alle più quotate tipologie di vini, una necessità urgente di eliminare tutte le pratiche che producono CO2 e quasi tutti i presidi chimici che favoriscono inquinamento.

Il vino italiano (in Francia sono già partiti) deve guardare di più alla domanda che all’offerta, personalizzando le Denominazioni, favorendo ampie Igt e puntando a Doc uniche di territorio e mono-tipologiche, con rispetto totale dell’origine storica e della matrice tipologica di ogni vitigno, alzando sempre di più l’asticella della qualità percepita, immediata, naturale e organolettica.

di Giorgio Vizioli

Comunicatore e Giornalista, dal 1990 titolare dell’Agenzia Studio
Giorgio Vizioli & Associati di Milano (www.studiovizioli.it), ha
ricevuto il Premio “Ufficio Stampa di Eccellenza 2019” del GUS
(Giornalisti Uffici Stampa) Lombardia
Membro del Comitato Direttivo del www.ClubMC.it
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