Consumare (on-line) stanca…

Nov 19th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing


Sempre più spesso, quasi sempre, dopo un acquisto on-line viene sollecitata una recensione per la transazione, al fine di informare altri potenziali acquirenti sulla correttezza del venditore, sulle performance del prodotto e relativa soddisfazione.

C’è da farsi venire il dubbio di star lavorando gratis. Si presume che l’acquirente possa sentirsi gratificato per i suoi contributi-a-gratis scalando le improbabili gerarchie dei recensori. In realtà viene attivata una procedura (un algoritmo!) che lo inserisce in una lista di target di proposte di vendita. Così l’acquirente diventa bersaglio di una serie inarrestabile di email-spam che informano su vantaggiosissime offerte di servizi (mai sollecitati) o gli propongono direttamente nuovi acquisti.

È necessario scorrere tutta la mail per trovare un ben occultato link REMOVE per porre un termine alle loro comunicazioni.

Però REMOVE, quando presente, rinvia ad un ulteriore sito che sollecita la fornitura di nuove informazioni. Magari a questo punto viene richiesta una password che ci può sempre farsi comunicare cliccando il link “FORGET PASSWORD?” ed indicando il recapito di posta elettronica. Adesso qualcuno (cioè l’algoritmo, sempre lui, instancabile) dispone di un indirizzo di posta elettronica confermato e validato (il quale ha un valore economico significativo).

Così, come un gioco di specchi, trascorre il tempo, cancellando spam, rimuovendo iscrizioni mai richieste, compilando moduli e rilasciando informazioni personali. E chi rimborsa questo tempo perso?

Ci son poi le frodi che coinvolgono i conti correnti, talvolta mai posseduti, con richiesta dei dati di accesso. Statisticamente qualcuno ci casca, il conto di qualcuno viene svuotato e quello di qualcun altro si gonfia.

Oggi i dati più personali e sensibili appartengono ai grandi broker delle informazioni personali. È prassi pluriquotidiana di firmare una liberatoria “per la privacy” ma in pratica l’autorizzazione al trattamento dei dati corrisponde ad un obbligo.

E chi ha poi il tempo di leggersi tutto quello che sul modulo per la privacy ci sia effettivamente scritto?

Dovrebbe trattarsi di una disposizione a favore dell’utente per proteggerlo dall’utilizzo non autorizzato delle informazioni personali, la quale, nella prassi almeno, si è evoluta in un obbligo dal quale non ci si può sottrarre.

In effetti, almeno di regola, consentiamo all’utilizzo dei nostri dati personali, cioè forniamo informazioni su di noi, le quali saranno trattate certo nel rispetto delle disposizioni di legge (come il modulo promette), ma altrettanto sicuramente nell’interesse (economico o altro) di chi ce le richiede.

A cosa in realtà consentiamo? Chi può dirlo?

Scritto da: Vincenzo Freni

www.freniricerchedimarketing.com
frenimkt@frenimkt.com

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