Consumi e consumatori trasformati dal lockdown

Nov 10th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Consumi e Consumatori


L’indagine sul commercio al tempo del Covid19 realizzata da Federconsumatori fa emergere in generale un ‘consumatore preoccupato per il futuro incerto che ha di fronte. Riconosce però che, almeno sul fronte del carrello della spesa, poteva andare peggio; che ha fortunatamente prevalso, con diverse eccezioni, il senso di responsabilità degli imprenditori del settore.

Allo stesso tempo si è dimostrata la scarsa capacità del pubblico ad affrontare quei fenomeni che sono andati in direzione opposta: dalle mascherine a 15 euro alla frutta a prezzi folli, senza dimenticare le “tasse Covid”.

L’indagine ci dice che i Consumatori hanno bisogno di attenzione, ma anche di cambiamenti e innovazioni, che però non possono essere lasciate alla discrezionalità delle sole imprese. In questo senso vanno le valutazioni espresse in questa indagine sugli orari commerciali e sulla conoscenza facilitata dei prezzi applicati nei negozi.

Rispetto al commercio on-line, è stato considerato dalla maggioranza degli intervistati come un elemento fondamentale nel futuro del commercio; ma un futuro non necessariamente positivo, che ha bisognoso di essere orientato, nel senso di un equilibrio con il resto del sistema commerciale.

Di seguito le risposte alle domande poste da Federconsumatori:

Cos’è cambiato nella condizione personale e familiare degli intervistati, in questi mesi?

Il 40% delle persone intervistate ha dichiarato di aver subito un peggioramento del proprio reddito a causa del Coronavirus. Un dato enorme, probabilmente ancora allo stato di percezione, ma da non sottovalutare. In questo senso si segnala la percentuale, ancora minima, di persone che dichiarano difficoltà nel pagamento delle bollette.

Cos’è successo nei mesi del lockdown nel rapporto tra consumatori e commercio al dettaglio, e cosa potrebbe accadere nel futuro?

Si confermano gli spostamenti di vendite dalle grandi strutture al commercio di prossimità, e le incredibili performance del commercio on-line. Sorprende la valutazione circa il mantenimento della qualità del servizio di supermercati ed ipermercati, in un quadro dove - per i compilatori del questionario - la quantità degli acquisti è aumentata, ma si è ridotto il numero di volte nelle quali si è entrati in un negozio. Si tratta di tendenze che in queste ultime settimane si sono ridimensionate, ma che potrebbero permanere a lungo.

Tra queste la riduzione delle occasioni di spesa, con l’innalzamento dell’importo dello scontrino medio, ma anche la possibile accentuazione della crisi degli ipermercati di maggiori dimensioni a favore delle medie strutture. Infine la chiusura dei mercati all’aperto, per il nostro campione, è stata considerata come poco problematica, a differenza di quella di parrucchieri, estetisti, bar e ristoranti.

Qual’è nell’indagine il giudizio sui comportamenti degli operatori del commercio durante il lockdown?

Un giudizio in generale positivo. La rete commerciale ha nel suo complesso tenuto, in un momento davvero difficile. Merito anche di tanti lavoratrici e lavoratori. Non vi è stata una rincorsa generalizzata all’aumento dei prezzi, che si è concentrata su alcuni prodotti, in particolare quelli freschi; tra questi è ritenuto molto vistoso quello dei prodotti ortofrutticoli.

La maggioranza degli intervistati ha segnalato come un grave problema quello della carenza di prodotti sugli scaffali. Una ulteriore criticità, fortemente sentita, è stato quella della riduzione delle offerte speciali durante il lockdown, sia per quantità che per interesse dei prodotti proposti. Anche qui particolarmente critica la situazione dei prodotti freschi.

E il commercio on-line?

Circa il 13% degli intervistati ha dichiarato di essere ricorso ad acquisti su siti on-line, mentre il 7% ha sperimentato la spesa on-line, spesso per la prima volta. Numeri che possono sembrare marginali, ma che rappresentano un importante incremento, che per alcuni segmenti potrebbe diventare strutturale, come nell’elettronica, profumi, cosmetici e libri.

E’ facile prevedere che, pur arretrando in un modo significativo, anche la spesa on-line resterà una modalità d’acquisto per molte persone. Molto interessanti le valutazioni pro o contro il modello di consumo rappresentato da Amazon. Per il 70% degli intervistati il giudizio è positivo, e solo un quarto è fortemente critico. Ma il dato più interessante è che per la maggioranza degli intervistati il modello, pur positivo, deve essere corretto nel senso di una maggiore equità fiscale rispetto al commercio in sede fissa.

E gli orari commerciali?

Qui gli intervistati si sono divisi a metà tra valutazioni positive e negative rispetto alle aperture domenicali e festive. E’ però significativo che la somma dei critici, di chi vorrebbe un ritorno al passato, e di chi (pur esprimendo un giudizio positivo) chiede di rivedere gli eccessi, raggiunge il 70% degli intervistati.

Infine, le proposte sui prezzi.

Oltre il 90% di chi si è espresso ha indicato la necessità di un maggior controllo sui prezzi. Un controllo, lo ricordiamo, che non può mettere in discussione la libertà degli imprenditori di decidere quali prezzi applicare, al netto dei fenomeni speculativi definiti dalle norme di Legge.

Un controllo che quindi abbia l’obbiettivo di facilitare la conoscenza da parte del consumatore dei prezzi applicati, ed allo stesso tempo che contribuisca a migliorare il livello di concorrenza e competizione tra le diverse insegne. In questo senso vanno interpretate anche le valutazioni sulle tre ipotesi avanzate, tutte largamente condivise, a partire dalla disponibilità in rete dei prezzi di ogni negozio delle grandi catene, mentre oggi sono a disposizione solo quelli delle offerte speciali.

Forte anche l’interesse nell’avere disponibile, a scaffale, il prezzo precedentemente applicato, e la data di ultima variazione. Particolarmente rilevate sarebbe poi la trasformazione delle carte fedeltà/socio in strumenti che consentano, mediante un’applicazione, di conservare gli scontrini in modo virtuale, per consentire di verificare l’evoluzione dei prezzi dei prodotti di acquisto più frequente.

E’ un consumatore più consapevole e più attento, capace di indirizzare meglio la propria spesa ed il mercato stesso della grande e piccola distribuzione quello che emerge dall’indagine effettuata da Federconsumatori Modena su 972 consumatori interpellati su scala provinciale durante il periodo dell’emergenza compreso da metà febbraio a metà maggio.

Durante il quale la spesa generale è scesa del 10% nei grandi centri commerciali, è aumentata del 26,9% nei grandi supermercati, del 12,9 nei supermercati e del 7,9% nei doscount. Irrilevante il dato (anche perché influenzato dalle chiusura), dei mercati rionali, il cui appeal sembra essere sceso nel corso dell’emergenza, tanto che solo il 4,4% delle quasi mille persone intervistate on-line da Federconsumatori afferma di essere interessata a questo genere di vendita.

E se tra le anomalie negative del mercato registrate durante l’emergenza, c’è per esempio, l’aumento assolutamente ingiustificato (dal 10 al 15%), dei prodotti freschi, soprattutto frutta e verdura, dall’altro ci sono novità, diventate abitudine, che hanno cambiato gli stili nei consumi.

La vendite on-line (anche quelle garantite dai marchi della grande distribuzione) sono aumentate a doppia cifra ma ciò che è significativo è la contestuale crescita delle fiducia e della soddisfazione in questo genere di vendita, ma nella consapevolezza chè questa dovrà andare di pari passo con il rispetto e lo sviluppo del commercio tradizionale, al dettaglio.

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