Cosa dicono i trend dell’influencer marketing 2020 sulla maturità del settore?

Gen 14th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Tra fake influencer e casi celebri di insuccesso di campagne e iniziative di influencer marketing, il modello del marketing dell’influenza è di recente apparso in crisi agli occhi di più di un commentatore. Da sempre, però, quello che sta per iniziare è considerato un anno cruciale per l’ influencer marketing , anno in cui il valore del mercato raggiungerà gli otto miliardi di dollari.

Dalla sempre più alta percentuale di budget allocata dalle aziende a campagne di questo tipo ( brand del beauty come Estee Lauder sarebbero pronti a investire in influencer marketing oltre il 75% del budget digitale, per esempio) allo status finalmente conquistato di canale a sé, quando fin qui era spesso inteso semplicemente come soluzione tattica, del resto, anche i trend dell’ influencer marketing 2020 sembrano suggerire una certa maturità del settore.

Cosa aspettarsi, allora, dall’influencer marketing nei mesi a venire? Persone e contenuti rimangono, inevitabilmente, al centro.

Come le aziende sceglieranno gli influencer del futuro

La scelta dell’influencer giusto, del resto, ha impegnato sempre la maggior parte del tempo (e delle risorse) nell’ideazione della campagna. Resa sempre facile e automatizzata dall’uso di piattaforme ad hoc, secondo le previsioni per il 2020 di Influencer MarketingHub, cadrà quest’anno sempre meno verso vip, celebrità e A-list influencer e sempre più verso persone reali che abbiano aspetti in comune e punti di contatto con l’azienda o il brand: la comunanza di valori o un’expertise specifica nel settore di riferimento, del resto, sono essenziali per mettere in atto passaparola e potere dell’influenza e, in questa prospettiva, non sorprende che i veri protagonisti del settore saranno, nei mesi a seguire, micro influencer e nano influencer .

Accanto ai piccoli influencer della porta accanto, le aziende sembrano intenzionate a coinvolgere sempre di più nelle proprie campagne dipendenti e collaboratori: nessuno meglio di chi lavora al suo interno ogni giorno può farsi portavoce di valori e missioni aziendali e un dipendente felice è il miglior ambasciatore, forse, del messaggio del brand. L’employee advocacy, insieme alla scelta di brand ambassador anche tra clienti più fedeli e affezionati, è insomma tra i trend dell’influencer marketing 2020.

Ancora, quello che viene sarà l’anno in cui aziende e marketer rinunceranno a collaborazioni occasionali con gli influencer e privilegeranno partnership durature, di medio-lungo periodo. Non è più un mistero, del resto, che ottenere lead concreti dalle campagne di influencer marketing richiede tempo e sinergia di sforzi: le collaborazioni con un parterre limitato di influencer dovrebbero aiutare, così, aziende e brand a concentrare gli investimenti e renderli più mirati, tutelandoli tra l’altro anche da un punto di vista legale grazie alla maggiore semplicità con cui, in caso di collaborazioni lunghe, si possono stipulare contratti ad hoc.

Perché progetti e partnership durature con gli influencer sono meglio di collaborazione occasionali

Collaborare più a lungo con un influencer permette, poi, di affinare valori, visioni e obiettivi comuni. È un gioco win-win. Chi investe si assicura in questo modo la coerenza dei messaggi aziendali, anche quando creati da content creator terzi.

L’influencer non vede snaturata la sua presenza digitale, né compromessa la fiducia di cui gode presso la propria community: se davvero si volesse riassumere in una formula il successo dell’influencer marketing, del resto, questa avrebbe a che fare con quanto genuino e spontaneo è percepito il messaggio dell’influencer anche quando i post sono #sponsored e i contenuti frutto di una partnership commerciale; se l’influencer cominciasse a creare contenuti non in linea con il proprio target o non coerenti con quella che è stata, fin qui, la propria presenza online solo perché frutto di un accordo commerciale, sarebbe il primo a perderne di credibilità e appeal.

Senza contare che partnership durature con l’azienda si traducono per influencer e content creator anche in maggiore libertà di azione: pragmaticamente, quando collaborano con influencer di fiducia, infatti, le aziende condividono non solo un brief, quanto già le primissime fasi di ideazione di una campagna marketing. Anche utenti e destinatari della campagna non sono esclusi dai benefici di una collaborazione di lungo termine tra aziende e influencer: è da queste che, con più probabilità, escono fuori infatti contenuti di valore.

Attenzione a contenuti di valore, pertinenti e di qualità

Sui social, e più in generale in Rete, gli utenti cercano infatti intrattenimento, ispirazione – per i viaggi per esempio, come hanno capito bene i travel influencer e l’ospitalità alternativa sul modello Airbnb – ma anche soluzioni pratiche a problemi quotidiani: non bisognerebbe dimenticarsene quando si pensa a che contenuti creare per la propria campagna di influencer marketing e mentre si è attenti, va da sé, a non sacrificarne la qualità.

Quanto a che tipo di contenuti produrre, i trend dell’influencer marketing 2020 non sembrano lasciare spazio ai dubbi: i video sono, tra gli stessi contenuti visuali, sovrani, tanto che, secondo alcune voci, Facebook potrebbe addirittura decidere di eliminare qualsiasi contenuto non video dalla sua timeline entro il 2021 e, già oggi, avrebbe algoritmi che premiano i video nativi rispetto a post di natura diversa. Accanto ai video, però, anche i contenuti audio saranno campo di prova per marketer, influencer e content creator nei mesi che vengono: già oggi un americano su due ne ha fruito almeno uno e anche in Italia l’ascolto di podcast è in crescita a ritmi sostenuti, soprattutto tra i più giovani.

A cura di: Virginia Dara su www.insidemarkjeting.it

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