CSR dalla teoria alla pratica, per far del bene alla comunità

Apr 29th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Management, Marketing


La CSR [Corporate Social Responsibility] non è un evento, un’azione di marketing, non è la risposta isolata a qualche sollecitazione che arriva dai clienti, dalle associazioni, dalle comunità. Non è una responsabilità affidata a una persona dell’area smaltimento cartucce ricaricabili della stampante a colori.

Allora cos’è? Io preferisco partire dalla pratica.

Anche le parole, scritte o dette, possono essere l’espressione di quella che viene definita Responsabilità Sociale d’Impresa. È presto spiegato: la famosissima CSR si esercita, si pratica ogni giorno e diventa un modo di pensare e di vivere.

In questo contesto viene completamente azzerato il dualismo tra chi sono a casa e chi sono sul posto di lavoro e se aspiro ad essere un esempio responsabile, non mi resta che esserlo in ogni istante della mia vita: seduto sulla poltrona di casa o sulla sedia girevole dell’ufficio.

Non c’è scampo: ci “devi essere” e ci “devi fare”. Essere con la mente e fare con le mani. Se vuoi davvero imprimere un cambiamento per prima cosa sii un esempio. La frase che in assoluto descrive meglio quello che voglio esprimere è questa: “Noi siamo quello che facciamo quando gli altri non ci vedono”.

Se nel tuo quotidiano non sei in grado di rinunciare a qualche comfort per il bene della collettività allora è meglio che il titolo di “responsabile del mese della CSR” lo mettano sul biglietto da visita di un altro.

La mia famiglia ed io abbiamo fatto molte scelte che potrebbero apparire come rinunce, non ultime anche le scelte alimentari e altre piccole e grandi abitudini quotidiane. Non voglio fare la parte del saputello spocchioso e risultare sfidante perché la competizione è fuori luogo, il rischio è troppo alto: arrivare ultimi tutti assieme. Traduzione: addio Planet Earth.

L’essere un esempio è quindi un peso e una responsabilità? Significa essere accondiscendenti o fare delle scelte? Significa usare la fermezza o la gentilezza?

La risposta sta nella somma delle parti, sta nelle scelte coraggiose e nelle piccole rivoluzioni che ti faranno sentire bene. Accadrà così quando nel bel mezzo di una riunione farai la scelta controcorrente, diversa da quelle sancite dalle convenzioni del “benessere ingordo”, ti sentirai bene e quel peso scomparirà.

Le piccole rivoluzioni

Per la categoria piccole rivoluzioni: hai presente le macchinette del caffè e i distributori automatici incastrati in ogni angolo di uffici e fabbriche? Ebbene, da lì può partire una piccola rivoluzione: boicottare gentilmente le bottigliette di acqua a vantaggio di un piccolo depuratore dove puoi riempire la tua borraccia.

A questo punto il passo è breve anche per arrivare al tema dei bicchieri e delle palette di plastica. Anche in questo caso ci sono un sacco di soluzioni per azzerarne il consumo. Capirai ben presto di non essere l’unico a sentire un colpo al cuore ogni volta che viene gettata una bottiglietta vuota o un bicchiere di plastica con annessa paletta. Porta quindi a bordo i colleghi che sono già sensibili al tema e coinvolgi anche quelli meno attenti.

Qualcuno, ci sarà sempre, ti descriverà come un rompiscatole e ti dirà: “Non sarà mica la mia paletta di plastica per il caffè”. Il tuo compito sarà quello di fargli capire che è proprio una singola insignificante paletta di plastica, sommata al gesto quotidiano e ripetuto da milioni di persone che innesca la macchina infernale di consumi senza senso.

Il passo successivo sarà quello di chiedere di essere ascoltato da chi, all’interno della tua organizzazione, ha facoltà di decidere. Da solo o con un gruppo di rappresentanza porta le tue considerazioni e qualche soluzione. La gran parte delle volte sarà più facile di quello che immaginavi perché troverai davanti a te una persona che ti risponderà innocentemente: “Non ci avevo mai pensato, abbiamo sempre fatto così”.

Le scelte coraggiose invece, partono da un presupposto diverso, sono quelle che possono cambiare il volto di una organizzazione.

Gli esempi che posso fare sono innumerevoli: se una società acquista e rivende, una delle mosse più significative che può fare è quella di mettersi al tavolo con i fornitori per pianificare una riduzione degli imballaggi o del packaging nel medio termine.

Questa mossa richiede delle energie extra ma può diventare un vanto e un vantaggio competitivo per un’organizzazione che vuole soddisfare davvero i bisogni di clienti sempre più chirurgici nello scegliere le esperienze di acquisto.

Altro esempio: molte aziende propongono ricchissimi e sempre uguali programmi di loyalty che fanno leva sulla sfera dei desideri. Perché non dare un segnale “sociale” al mercato attraverso un programma di loyalty sapientemente miscelato con un concreto programma di charity al fine di sostenere le comunità locali: dall’associazionismo alle micro imprese del territorio?

Questo tipo di prestazioni “sociali” possono essere intese come la bussola di un cambiamento generale delle organizzazioni che considerano il territorio in cui operano come un luogo di cui prendersi cura per consentire la continuità del business.

Gli esempi appena fatti potrebbero sembrare delle semplificazioni senza radici culturali e proprio per questo motivo suggerisco di guardare ai 4 pilastri della CSR con un profondo senso di rispetto e di urgenza: Responsabilità sociale

Responsabilità ambientale
Responsabilità economica
Responsabilità del datore di lavoro

Da dove partire quindi nel contesto aziendale? Ci sono due condizioni differenti che determinano il risultato:

1- in presenza di una struttura organizzativa abilitante

2- in assenza di una struttura organizzativa abilitante

Provo a semplificare e questo esempio vale solo per le società profit: nel primo caso l’organizzazione ha già intrapreso un percorso di adeguamento dell’organigramma ed ha identificato alcuni ruoli chiave per promuovere la cultura e gli obiettivi della CSR. In queste circostanze il terreno è fertile per imprimere dei profondi cambiamenti nelle prestazioni e addirittura nel modello di business dell’azienda.

L’agenda 2030 non è una minaccia per le aziende con una struttura organizzativa abilitante, anzi, è una potenziale occasione di crescita e di accelerazione rispetto alla concorrenza.

Il passo successivo sarà quello di chiedere di essere ascoltato da chi, all’interno della tua organizzazione, ha facoltà di decidere. Da solo o con un gruppo di rappresentanza porta le tue considerazioni e qualche soluzione. La gran parte delle volte sarà più facile di quello che immaginavi perché troverai davanti a te una persona che ti risponderà innocentemente: “Non ci avevo mai pensato, abbiamo sempre fatto così”.

Le scelte coraggiose invece, partono da un presupposto diverso, sono quelle che possono cambiare il volto di una organizzazione.

Gli esempi che posso fare sono innumerevoli: se una società acquista e rivende, una delle mosse più significative che può fare è quella di mettersi al tavolo con i fornitori per pianificare una riduzione degli imballaggi o del packaging nel medio termine.

Questa mossa richiede delle energie extra ma può diventare un vanto e un vantaggio competitivo per un’organizzazione che vuole soddisfare davvero i bisogni di clienti sempre più chirurgici nello scegliere le esperienze di acquisto.

Altro esempio: molte aziende propongono ricchissimi e sempre uguali programmi di loyalty che fanno leva sulla sfera dei desideri. Perché non dare un segnale “sociale” al mercato attraverso un programma di loyalty sapientemente miscelato con un concreto programma di charity al fine di sostenere le comunità locali: dall’associazionismo alle micro imprese del territorio?

Questo tipo di prestazioni “sociali” possono essere intese come la bussola di un cambiamento generale delle organizzazioni che considerano il territorio in cui operano come un luogo di cui prendersi cura per consentire la continuità del business.

Gli esempi appena fatti potrebbero sembrare delle semplificazioni senza radici culturali e proprio per questo motivo suggerisco di guardare ai 4 pilastri della CSR con un profondo senso di rispetto e di urgenza: Responsabilità sociale

Responsabilità ambientale
Responsabilità economica
Responsabilità del datore di lavoro

Da dove partire quindi nel contesto aziendale? Ci sono due condizioni differenti che determinano il risultato:

1- in presenza di una struttura organizzativa abilitante

2- in assenza di una struttura organizzativa abilitante

Provo a semplificare e questo esempio vale solo per le società profit: nel primo caso l’organizzazione ha già intrapreso un percorso di adeguamento dell’organigramma ed ha identificato alcuni ruoli chiave per promuovere la cultura e gli obiettivi della CSR. In queste circostanze il terreno è fertile per imprimere dei profondi cambiamenti nelle prestazioni e addirittura nel modello di business dell’azienda.

L’agenda 2030 non è una minaccia per le aziende con una struttura organizzativa abilitante, anzi, è una potenziale occasione di crescita e di accelerazione rispetto alla concorrenza.

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